Dopo quella della propietaria del maneggio è arrivata la dichiarazione del cacciatore 82enne dal cui fucile è partito il colpo che sabato scorso, in provincia di Fermo, ha ucciso Vladislav Sergevich Grigorev.
“Ho avuto paura e mi sono allontanato perché avevo saputo da altri colleghi che quell’uomo aveva già aggredito altri cacciatori”, ha spiegato l’anziano.
Che continua: “Poi, dopo una discussione, ho cercato di allontanarmi, ma me lo sono ritrovato alle spalle. C’è stata una colluttazione e dal mio fucile è partito accidentalmente il colpo mortale”.
“In quanto guardia faunistica ambientale – spiega ancora – sabato mattina, insieme ad altre persone, sono partito per un controllo della fauna selvatica autorizzato. L’obiettivo era quello di controllare la situazione di affollamento delle volpi, animali estremamente nocivi per i contadini. Ad un certo punto mi sono visto davanti quell’uomo che non parlava bene italiano e avanzava minacciosamente con il telefonino in mano. Dopo una discussione mi sono allontanato e poco dopo me lo sono ritrovato alle spalle. Ha tentato di togliermi il fucile e, durante la colluttazione, è partito accidentalmente un colpo che lo ha colpito alla gola”.
“È una tragedia, sono addolorato”.
Chi ha raccolto le sue parole (Il Resto del Carlino) ha raccontato bene lo stato di abbattimento in cui si trova il protagonista sopravissuto dell’episodio: “Ho preso il cellulare e ho subito chiesto aiuto ma poi, quando sono arrivati i soccorsi, non c’era più nulla da fare. È una tragedia immane e sono addolorato, però se il colpo fosse partito in un’altra direzione oggi potrei essere io il morto. Non ho fatto nulla di male e mi fido della Giustizia, tanto che mi sono presentato spontaneamente, insieme ai miei avvocati, Rossano Romagnoli e Andrea Andrenacci, per farmi interrogare dal Pm. Agli investigatori, sempre di mia volontà, ho consegnato il mio telefonino e gli indumenti che indossavo”.
Al di là della cronaca, questi incidenti causano sempre due vittime: una rimarrà segnata per la vita, l’altra lo è nella morte.
Qui le dichiarazioni della propietaria del maneggio in cui lavorava Vladislav Sergevich Grigorev.
























