Una tradizione che risale alla metà dell’800, quando Santa Maria degli Angeli (vicina ad Assisi) era una stazione di posta importante sulla tratta che portava a Roma.
E che ogni anno si rinnova per tenere fede al voto fatto per rigraziare Sant’Antonio Abate di aver posto termine all’epidemia che stava falcidiando i cavalli di carrozze e diligenze: donare un pasto completo ai poveri della città, il Piatto di Sant’Antonio per l’appunto.
Come ieri, a confermare la fedeltà di tutta la comunità angelana a quella promessa: la processione della statua di Sant’Antonio è stata accompagnata dalla Fanfara del 4° Reggimento a cavallo del’Arma dei Carabinieri, autorità, prioranze, studenti e il popolo a seguire.
E poi tutti nei ristoranti che aderiscono all’iniziativa: il menù del Piatto consiste in rigatoni al sugo di carne, 4 salsicce arrosto, 2 polpette in umido, 2 fette di carne di manzo, un panino, mele e arance, acqua, vino per un costo mite, con l’obbligo della ‘rimessa’ da parte dei Priori Serventi.
Perché per mantenere viva la tradizione c’è una organizzazione consolidata, fondata sul lavoro e l’impegno offerto dai priori serventi di ogni anno che presentano quelli entranti, i protagonisti del prossimo anno.

Foto da Associazione Priori del Piatto di Sant’Antonio
L’investitura ufficiale col passaggio delle consegne sarà oggi, in occasione del ‘Pranzo del Lunedì’.
Paolo Capezzali, Eolo Cicogna, Andrea Cipriani, Cristian Lutazi, Roberto Mazzoli, Alessandro Mencarelli, Alessandro Neri, Alessandro Perticoni, Francesco Polticchia, Luca Quacquarini, Spartaco Rossi, Danilo Truffarelli sono i Priori Serventi 2026.
Che passeranno il testimone agli Entranti, operativi per il 2027: Marco Ballarani, Mario Belli Paolobelli, Daniele Cenciai, Carlo Giulietti, Fabio Lollini, Daniele Mancinelli, Marco Migliosi, Carlo Nannolo, Manuel Sabatini, Roberto Scarponi, Italo Tardioli, Massimiliano Tosti.
Tutto il resto rimarrà uguale: l’afflusso di persone e pet di ogni genere per la rituale benedizione nel nome del Protettore degli animali domestici, la sfilata dei tanti cavalli montati e attaccati, l’aria di festa e il ricordo che si porta dietro questa occasione.
E che rinnova la possibilità e l’occasione di stare insieme, e collaborare per fare qualcosa di bello – e anche di buono.
Oltre che di dare spazio alla creatività e all’abilità artistica, commissionando ogni anno un piatto decorato con i temi iconografici che caratterizzano l’evento.
Deve quindi comprendere la figura di Sant’antonio Abate, i cavalli, un porcellino con la sua bella campanella e la Madonna degli Angeli con la sua basilica.
Una forma di mecenatismo anche culturale, che arricchisce ogni anno di una nuova immagine il ricordo di Sant’Antonio Abate.


























