Gente con la puzza sotto il naso ce n’è dappertutto, anche nel mondo dei cavalli. Ma sicuramente nessuno ha mai pensato che l’olezzo sgradito venisse dai nostri amici, o dai loro annessi e connessi.
Purtroppo per il Rifugio Brigante di Villafranca Padovana, invece, qualcuno dei vicini lamenta effluvi sgraditi. E anche presenza di mosche, presentando ai preposti uffici comunali una raffica di lamentele ed esposti.
Il Rifugio Brigante è una piccola realtà generosa che offre cure, un tetto e un bel prato a 5 equidi che provengono da un passato di difficoltà.
Al momento gli ospiti sono Lulù, Sissi, Mela, Lily e Tom. A giudicare dalle foto ci sembra siano tre pony Shetland e due cavalli di taglia.
Dando un’occhiata a Google Maps si nota che la posizione del rifugio sarebbe aperta campagna. Se non fosse per un lotto immobiliare che sembra di recente costruzione proprio su uno dei lati del suo terreno.
Quelle situazioni ibride, dove gli spazi da sempre dedicati all’agricoltura devono fare i conti con l’espansione dei centri abitati e che hanno causato spesso, in ogni tempo, qualche attrito.
Non sappiamo ovviamente chi abbia ragione da un punto di vista tecnico. Saranno tutti in regola i permessi del rifugio, saranno veramente così fastidiosi gli odori provenienti dal rifugio e dai suoi ospiti, e così tante le mosche da loro portate?
Per quello che riguarda gli odori noi tutti, che viviamo la parte migliore delle nostre giornate in mezzo ai cavalli, sappiamo molto bene che se ben tenuti e curati loro – e tutto il mondo che li contiene – sono profumati.
Di fieno, di cuoio, di buono.
Siamo tutti consapevoli che qualsiasi cane, dal Chihuaua in su, produce deiezioni infinitamente più ammorbanti e pestilenziali di qualsiasi equino, dallo Shire in giù: pestare per credere.
Tra i vicini del Rifugio Brigante ci sono anche persone che abitano a fianco delle persone che lamentano i problemi, ma assicurano di non aver mai notato odori sgradevoli, o insetti fastidiosi da addebitare ai cavalli.
Il titolare del rifugio, Leonardo Fabris ha detto a ‘Il Mattino’ di Padova: « A luglio proprio il Comune mi aveva assicurato che tutte le mie autorizzazioni erano in regola. Invece pochi giorni fa si è fatto vivo l’ufficio tecnico facendomi sapere che, a partire dal luglio scorso, i due confinanti si sono recati in municipio decine di volte per segnalare o denunciare le attività del rifugio».
Continua Fabris: «In particolare ora non contestano più la nuova recinzione o le deiezioni, ma proprio la presenza dei cavalli stessi. Pertanto l’ufficio tecnico ha ripreso in mano le numerose Scia (segnalazione certificata di inizio attività, ndr) che abbiamo presentato in Comune. E ha rilevato, a suo dire, una distanza dalla zona residenziale non conforme alla normativa. Ovviamente ho obiettato dicendo che avendo presentato le Scia all’ufficio tecnico abbiamo i permessi in regola, oltre ovviamente ai permessi dell’Usl veterinaria, ma non è bastato. Non capisco tutto questo accanimento».
Chi ha ragione?
Non lo sappiamo: ma speriamo molto che buon senso, tolleranza, gentilezza, giusta ragione (il Brigante è lì dal 2016) e pazienza vincano su tutto.
“Il rifugio, che prende il nome da uno dei primi cavalli che vi è stato ospitato e che è venuto a mancare, esiste dal 2016. E nel 2022 ha ottenuto il riconoscimento di ente no-profit. Il suo scopo è di accoglie cavalli ed equidi, spesso destinati alla macellazione perché non più produttivi, dando loro una nuova vita, curandoli. E garantendogli un luogo sicuro in cui vivere gli ultimi anni”, sempre da Il Mattino di Padova.

Lulù, una delle ospiti del Rifugio Brigante: esiziale, nevvero?
























