La Nordest, società di gestione dell’ippodromo triestino tira la riga. Dopo aver rinunciato alle corse – rispalmate dal Masaf per il 2026 tra Treviso e Padova (poche) – è arrivata la notizia ufficiale della cessazione delle attività del Montebello.
Fondato sull’idea di un pugno di ricchi appassionati, la nascita dell’ippodromo triestino data 1890. Va ricondotta all’impegno in primis del Cav. Antonio de Volpi che promosse una raccolta fondi tra i notabili cittadini che si riunirono in un comitato. Poco dopo nacque la Società delle Corse, che acquisì il terreno dove in soli due anni fu costruita e inaugurata la struttura dedicata ai cavalli. La prima corsa si tenne quindi nel 1892 (qui sotto una immagine dell’epoca), ovvero 134 anni fa.

Facendo salti temporali rilevanti ma senza dimenticare che per la pista del Montebello sono passate leggende del trotto – come quel Muscletone, importato americano, che nel 1936 corse in 1.19.3 – la Società Triestina Montebello nel 1994 entrò a far parte della Nordest Ippodromi, che gestisce anche Ferrara e Treviso.
Una decisione nell’aria
Ed è proprio dalla Nordest che arriva ora la notizia, dopo stagioni estremamente difficili: si fermano tutte le attività legate ai trottatori. A dare la notizia con una lettera ai titolari delle scuderie ospitate in ippodromo è stato il presidente Stefano Bovio, che ha invitato tutti a liberare gli impianti entro la fine di marzo.
Se da un lato qualcuno sperava ancora che si potesse concertare un futuro per le attività degli impianti, la risoluzione finale è arrivata non del tutto inattesa dagli addetti ai lavori. Ed è proprio a loro che si volge lo sguardo in quanto la cessazione delle attività in ippodromo non mancherà di avere ripercussioni per proprietari, lavoratori e per l’indotto. Tutti costretti a questo punto a rivolgere lo sguardo altrove.
Ma cosa succederà, fisicamente, degli impianti del Montebello? Ancora non si sa. Staremo a vedere…























