Durante la Rivoluzione industriale britannica, i cavalli continuarono a svolgere un ruolo essenziale nei trasporti. Trainavano chiatte lungo i canali e carri sulle strade, spostando carbone, materie prime, merci e persone tra miniere, fabbriche, porti e città.
Ci sono periodi storici che almeno di nome sono nella memoria di tutti, anche i meno appassionati di quel che riguarda il passato. La Rivoluzione Industriale è uno di quelli, e forse proprio perché ha un nome che sa così di progresso.
La sua culla è stata l’Inghilterra del XVIII secolo, da lì ha dilagato verso il resto del mondo. E tra clangore di ingranaggi, sbuffi di vapore e scenari un po’ steampunk a farla muovere sono stati soprattutto…i cavalli.
Nel Secolo dei Lumi che la Vecchia Inghilterra cominciò a cambiare, letteralmente ridisegnata dall’Enclosure Act che costringeva ogni proprietario a delimitare con recinzioni i propri terreni per facilitare la costruzione di strade più moderne, e adatte al veloce transito di truppe e merci.
Canali, chiatte e cavalli
Vennero scavati numerosissimi, nuovi canali d’acqua adatti al passaggio delle chiatte che trasportavano il carbone.
Il costo del combustibile calò vertiginosamente, dando un impulso decisivo allo sviluppo delle nuove industrie.
I piccolissimi agricoltori che non erano riusciti a recintare la loro poca terra erano stati rovinati, e fornivano le braccia necessarie alle macchine a vapore che erano il cuore dei nuovi processi produttivi.
Tutto si incastrava alla perfezione, ma funzionava solo grazie ai cavalli. Eerano loro a tirare le chiatte, erano loro ad essere attaccati a carrozze di posta, omnibus, grandi carri della birra e del carbone.
Erano loro che permettevano l’andirivieni delle merci più disparate e lo scorrere del traffico nelle arterie di ogni città, facendo risuonare il selciato delle strade sotto i loro grandi zoccoli ferrati.
Non era un lavoro adatto a tutti. Occorrevano soggetti pesanti, di grande taglia, capaci di muovere attacchi che stazzavano in tonnellate e dovevano, per di più, viaggiare velocemente: occorreva l’andatura.

Due cavalli Shire del team appartenente a Thomas Williams, a Llanllyfni, in Galles. La fotografia fu scattata da Geoff Charles il 26 marzo 1964. Foto: Geoff Charles Collection, National Library of Wales.
Un nuovo, antico cavallo: lo Shire Horse
Ma gli inglesi avevano sottomano proprio quello che serviva: i grandi, forti e gentili soggetti da tiro che erano allora conosciuti come Great Black Cart-Horse, o cavalli del Leicestershire.
Era molto importante avere esattamente il cavallo giusto per stare al passo di quei tempi vorticosi. Vverso il 1760 Robert Bakewell, un agronomo a tutto campo protagonista della Rivoluzione Agricola prese il pesante Cavallo Nero delle Midland e ne fece qualcosa di nuovo – o per lo meno, di più funzionale.
Ridurre la nascita di una razza al lavoro di un solo uomo, però, significherebbe semplificare una storia più lunga.
Attraverso una selezione mirata dei riproduttori ottenne un cavallo più forte e attivo, non soltanto grande e grosso, più armonico e raccolto di forme con gambe più pulite, asciutte e larghi diametri traversi che si diffuse presto in tutto il paese.
Il futuro Shire Horse si rese così utile in pace tanto quanto lo era stato in guerra, diventando nel 1800 un vero e proprio tesoro nazionale: erano loro a spostare le merci in porti, stazioni e città della maggiore potenza commerciale del secolo e gli inglesi non lo hanno mai dimenticato.
E mentre questi cavalli in superficie aiutavano a trasportare il carbone, altri lavoravano là dove quel combustibile veniva estratto.
Per incontrarli bisogna scendere sottoterra: lo faremo nella prossima puntata.
























