Capita poche volte di riconoscere in un testo, che non sia di pura tecnica dell’equitazione, qualcosa di così solidamente vero nel senso più ‘cavalleristico’ che possiamo intendere.
Étienne Beudant: L’écuyer mirabolante di Jérôme Garcin è uno di questi rari casi: e questa biografia romanzata accarezza l’anima di ogni persona che abbia conosciuto almeno un cavallo in vita sua.
Prima di tutto per la personalità del protagonista: un ragazzo innamorato dei cavalli che arriva con l’impegno continuo a realizzare il suo sogno di montare a Saumur e diventare un ufficiale di cavalleria.
Un ufficiale di cavalleria che però riuscirà a conservare per tutta la vita quel suo amore puro, delicato, gentile verso ogni cavallo.
Beudant era famoso già in vita perché aveva l’abitudine di salvare cavalli maltrattati o negletti (e durante il servizio in Algeria e Marocco ne incontrò parecchi) e farli diventare pregiati soggetti del tutto degni di un cavaliere raffinato.
E anche perché era capace di prendere i cavalli più intrattabili e pericolosi trasformandoli in soggetti utili, capaci di affrontare la vita richiesta a un cavallo da scuola o nell’esercito con buona volontà.
Ma non solo: era una persona capace di grande umanità, di quel tipo di sensibilità che è compresa spesso nel modo più profondo dai più semplici, umani o animali che fossero.
Allo stesso tempo la sua vita è l’esempio di quanto sia importante una catena di insegnamento diretta e continua, che permetta agli insegnamenti dei grandi ècuyer del passato di continuare a vivere in quelli venuti dopo – e nei loro cavalli.
In definitiva, un libro che vale doppio: perché è una lettura estremamente piacevole anche per chi non ha interessi equestri, senza dubbio.
Ma sopra ogni cosa è capace di raccontare la vita, i modi e l’esempio di un grande cavaliere a chi i cavalli li frequenta, e li ama.
Indovinatissimo il disegno di copertina realizzato da Stefano Andreucci, uno dei disegnatori di Tex e Zagor: restituisce l’espressione che immaginiamo avesse Beudant molto meglio delle sue fotografie in bianco e nero, spesso sfocate e illeggibili nei dettagli.
Da noi in Italia l’opera di Garcin è stata tradotta con il consueto tatto da Daniele Tinti e pubblicata da Silvana Editoriale – pagg. 128, 17 Euro.
Perché Étienne Beudant è considerato uno dei grandi maestri dell’equitazione?
Ufficiale di cavalleria e allievo della tradizione della scuola francese, Étienne Beudant (1863-1949) è ricordato non solo per la sua straordinaria abilità tecnica, ma soprattutto per il modo in cui lavorava con i cavalli. Prediligeva pazienza, leggerezza e comprensione del carattere dell’animale, riuscendo spesso a recuperare soggetti ritenuti difficili o irrecuperabili. Il suo nome è ancora oggi associato a un’equitazione fondata sul rispetto, sull’ascolto e sulla ricerca dell’armonia.
























