A forza di ragionare per ‘brand’, in questa era che dell’immagine intesa come impressione che si dà di sé ha fatto il proprio Vitello d’Oro, ci dimentichiamo che anche nel passato ci si identificava in un logo, in un disegno o in un simbolo.
Vedi alla voce ‘armi e blasoni’ tanto per dirne una, o magari al significato originale della parola ‘brand’.
Il ‘brand’ era il ferro con cui nel lontano Ovest si marchiava a fuoco il bestiame, vacche e cavalli, per renderli immediatamente identificabili a tutti come ‘proprietà di’.
Da notare che il termine ‘brand’ arriva dritto dal West, ma la pratica della merca era identica e ben conosciuta in Italia e altrove da secoli prima della scoperta dell’America – ma tant’è, se si parla di marketing i concetti arrivano spesso dagli States.
E come dimenticare questo cavallino nero, semplice, che abbiamo visto centinaia di volte su vecchie coccarde e programmi vetusti dello CSIO di Roma ma forse senza mai sapere da dove venisse?
Perché ha una storia ben precisa come simbolo, un significato esatto e puntuale.

Il disegno originale, ma ‘a specchio’, era all’interno del volume “Pinerolo, L’Arte Equestre Italiana – La sua fucina, i suoi artefici” del Generale Mario Badino Rossi, pubblicato nel 1960 in occasione delle Olimpiadi, per ‘…ricordare le glorie equestri italiane’.
Badino Rossi era un ufficiale di cavalleria che dopo la guerra scrisse su cavalli, cavalieri, addestramento ed equitazione.
L’autore spiegava anche perché aveva scelto questa particolare immagine.
“Sul cavallo su riportato immaginare un Cavaliere che gli vada assieme nella sua azione e lo assecondi completamente colle braccia e col busto — conservando il ginocchio fermo, la gamba naturalmente cadente, il tallone basso e la suola in fuori — sì che esso possa fruire a pieno della necessaria libertà di incollatura e di reni, impiegando il suo impulso naturale, il suo atteggiamento spontaneo ed il suo naturale equilibrio e si avrà realizzato il «sistema di equitazione naturale», cioè quello della scuola italiana. Il cavallo potrà, così, dare il massimo rendimento, perchè libero di impiegare il suo impulso naturale, nel suo equilibrio naturale e tutti, a pieno, i suoi mezzi.
O, se si preferisce:
Su questo cavallo immaginare un cavaliere che, coll’assetto, col busto colla mano, ne assecondi il movimento ed il naturale equilibrio, e sarà
realizzato il « sistema » di equitazione al salto dell’ostacolo.Come è noto l’assetto basa: sulla fermezza, data dal giusto uso della staffa, realizzata col ginocchio fermo, la gamba naturalmente cadente, il tallone basso, la suola in fuori e la elasticità, data dalla parte superiore del corpo, per assecondare il cavallo nella sua azione e cederlo al passaggio dell’ostacolo, col busto, le braccia, le mani, le redini.
Fermezza, assecondamento, ceduta danno l’assieme fra cavaliere e cavallo: il binomio”.
Perché allora, a quei tempi, Caprilli era veramente un dio dell’equitazione: tant’è che addirittura dalle stesse pagine sale a lui una Preghiera del Cavallo:
O grande Caprilli, tu che, in omaggio al buon senso, hai ideato un «sistema» che riconosce la mia natura per rispettarmi e non ostacolare la mia buona volontà, tu che fosti il vindice delle aspirazioni della classe equina, il loro sostenitore, tu che lottasti per la loro elevazione ed affermazione, illumina i Cavalieri d’Italia di oggi, fa breccia nel loro cuore e nel loro orgoglio e fa che il mio nitrito, sempre generoso e possente, li porti alla ragione: fa che si abbiano a rivedere ancora e sempre i Cavalieri Italiani assecondare le mie attitudini naturali per fare, con essi, in buona armonia, grandi cose, così come nel passato: e così sia.
Ed il cavallo del bozzetto in copertina par che dica: MONTATEMI COSÌ!
È il più nobile e generoso degli animali.
Porta il condottiero come traina lo zingaro;
è vanto del gentiluomo.
Interessa nelle corse, diverte nel circo e
aiuta nel lavoro.
A molti dà il pane, ad altri la ricchezza e a
qualcuno la vita.
Amiamolo!
La macchina è più forte e più veloce, ma
lui ha qualcosa di immensamente più grande:
Un cuore di Cavallo!
Tutto così tardo-risorgimentale, uno spirito carducciano fuori tempo massimo quello di Badino Rossi, in fondo.
E quel cavallino stilizzato che non era soltanto un logo: era una dichiarazione di intenti.
Dentro quelle linee essenziali c’erano Caprilli, il sistema naturale, l’idea del binomio, il rispetto dell’equilibrio del cavallo, una precisa concezione dell’equitazione italiana.
Oggi produciamo immagini in pochi secondi, spesso affidandoci all’Intelligenza Artificiale: belle, d’effetto, velocissime da creare.
Ma non sempre basta l’estetica perché un simbolo abbia davvero un’anima.
Quel piccolo cavallo nero, invece, un’anima ce l’aveva eccome.
E forse è per questo che tanti, ancora oggi, se lo ricordano perfettamente.
























