La notizia di Irma, la puledrina orfana della Calvana adottata da una cavalla ‘putativa’ ci ha ricordato qualche video che ci propone abbastanza spesso (chissà perché!…) l’algoritmo di Instagram.
Quelli molto emozionali pubblicati ColdSpring Nurse Mares, ma c’è anche Nursemares of Kentucky.
Due delle realtà statunitensi più note specializzate nel fornire, anche in emergenza, cavalle balie per puledri orfani, rifiutati o rimasti senza latte.
Ma quale è il loro ‘segreto’? Impossibile pensare siano tutte fattrici rimaste senza puledro, o peggio…
La spiegazione è nella terapia ormonale: oggi le strutture più avanzate non aspettano che una cavalla perda il proprio puledro e non fanno necessariamente partorire le balie. Mantengono un gruppo selezionato di ex fattrici e ne inducono farmacologicamente la lattazione, senza gravidanza.
Nursemares of Kentucky
La struttura è stata fondata da Laura Phoenix, che aveva già creato nello Stato di New York Nursemares of the Northeast. Successivamente ha aperto una base a Paris, in Kentucky, per servire il cuore dell’allevamento statunitense.
Le sue cavalle sono disponibili per il Kentucky, New York e numerosi altri Stati: Ohio, West Virginia, Tennessee, North e South Carolina, Indiana, Illinois e Missouri. Per le altre zone, l’organizzazione può prendere accordi specifici o indirizzare il cliente verso servizi analoghi.
La particolarità dichiarata è che le cavalle sono balie a lattazione ormonalmente indotta: non vengono fatte partorire appositamente e quindi non lasciano dietro di sé un altro puledro.
Phoenix parla di un tasso di riuscita prossimo al 98%.
Se l’abbinamento cavalla/puledro non funziona, il personale cerca di risolvere il problema oppure mette a disposizione un’altra cavalla.
ColdSpring Nurse Mares
L’altra realtà che abbiamo ‘incontrato’ sui social è ColdSpring Nurse Mares, fondata da Bronwyn Watts e oggi divenuta l’organizzazione non profit ColdSpring Mares Inc., con sede in Florida.
ColdSpring mantiene un proprio branco permanente di balie, selezionate fra cavalle che:
- hanno già partorito e allevato con successo almeno un puledro;
- possiedono un temperamento particolarmente materno;
- sono sane e solide;
- si lasciano manipolare facilmente;
- non hanno mostrato aggressività o altri problemi materni.
Le cavalle vengono mantenute e seguite durante tutto l’anno, anche quando non stanno lavorando, e rimangono sotto la responsabilità dell’organizzazione una volta ritirate dal servizio.
ColdSpring Nurse Mares afferma che le balie vengono consegnate già in piena lattazione e pronte per adottare il puledro orfano.
Come si induce la lattazione senza gravidanza?
La procedura sfrutta gli stessi meccanismi endocrini che preparano la mammella al parto.
La cavalla ideale è un’ex fattrice che abbia già prodotto latte e dimostrato buone capacità materne.
Viene sottoposta a visita veterinaria e quindi trattata, secondo protocolli differenti, con sostanze che riproducono la sequenza ormonale della gravidanza e stimolano la produzione di prolattina.
Nei protocolli scientifici sono stati impiegati:
- estrogeni;
- progesterone o progestinici;
- farmaci che aumentano la secrezione di prolattina, come sulpiride o domperidone;
- mungitura o stimolazione frequente della mammella.
Dopo alcuni giorni di trattamento comincia la produzione di latte.
La mammella viene svuotata regolarmente e la quantità prodotta viene misurata: generalmente la cavalla viene considerata pronta quando raggiunge circa 3-5 litri al giorno.
Il protocollo sperimentale sviluppato da Peter Daels e colleghi richiede almeno una settimana; Laura Phoenix indica generalmente 11-14 giorni per ottenere una produzione abbondante e affidabile.
Ma se occorrono due settimane, come fanno a intervenire subito?
Qui sta l’organizzazione della “scuderia delle mamme”: non inducono la lattazione soltanto quando arriva la telefonata.
Durante la stagione dei parti mantengono cavalle già pronte o prossime al completamento del protocollo, a rotazione.
Alcune sono in piena lattazione e attendono l’abbinamento; altre stanno seguendo il trattamento; altre ancora riposano dopo avere svezzato un puledro.
Gli allevatori possono inoltre prenotare una balia in anticipo quando sanno che una determinata fattrice:
- ha già rifiutato altri puledri;
- presenta una gravidanza a rischio;
- dovrà subire un intervento dopo il parto;
- ha avuto in precedenza una produzione di latte insufficiente.
In un caso descritto da Thoroughbred Daily News, un allevamento del Kentucky aveva addirittura prenotato una balia per una fattrice conosciuta per la sua aggressività verso i propri neonati.
Quando un’altra cavalla subì una lacerazione uterina e non riuscì a produrre latte sufficiente, fu necessario richiederne una seconda.
Non significa quindi che esista sempre, materialmente, una balia libera per qualsiasi emergenza: ma queste attività hanno bisogno di un buon numero di cavalle, una rotazione programmata, collegamenti con altre strutture e personale pronto a viaggiare.
Come fanno a convincre la cavalla che quello è il suo puledro?
Produrre latte e accettare un piccolo estraneo, per quanto adorabile come un puledrino, sono due cose distinte.
Anche la cavalla più materna deve fare uno sforzo per pensare quel puledro come proprio.

Una delle “madri di professione” di ColdSpring Mares con il suo insolito figlio adottivo. Foto: ColdSpring Mares
Le tecniche di grafting, cioè di abbinamento, possono comprendere:
- somministrazione di farmaci che favoriscono il comportamento materno e riproducono parte della risposta ormonale del parto;
- stimolazione della cervice e della vagina, effettuata dal veterinario, per favorire il rilascio di ossitocina;
- applicazione sul puledro dell’odore della cavalla mediante asciugamani, sudore, finimenti o altri materiali impregnati del suo odore;
- presentazione graduale del piccolo;
- contenimento iniziale della cavalla;
- prima poppata attentamente assistita;
- osservazione continua fino alla comparsa di segnali inequivocabili: vocalizzazioni materne, annusamento, leccamento, protezione e disponibilità spontanea all’allattamento.
In alcuni casi vengono utilizzati sedativi e analgesici: un puledro molto affamato può attaccarsi con grande energia e provocare dolore a una mammella non ancora abituata alla suzione.
Il personale rimane sul posto fino a quando il puledro poppa e il legame appare stabile. Soltanto allora vengono lasciati insieme, inizialmente sotto sorveglianza.
Quindi funziona davvero?
Una sperimentazione condotta alla Walnut Hall Ltd. di Lexington, nel Kentucky, impiegò 35 cavalle, in gran parte ex fattrici ritirate o provenienti da organizzazioni di recupero.
Tutte le cavalle alle quali fu assegnato un puledro:
- lo adottarono completamente;
- lo allevarono fino allo svezzamento;
- non presentarono incidenti nel rapporto materno.
Gli autori confrontarono anche i risultati commerciali dei puledri Standardbred: quelli allevati da balie a lattazione indotta non subirono una diminuzione del valore medio all’asta rispetto ai coetanei allevati dalle madri biologiche.
La ricerca veterinaria sottolinea anche un vantaggio comportamentale: una balia non fornisce soltanto latte.
Insegna al puledro i segnali sociali della specie, i limiti, le distanze e il modo corretto di rapportarsi agli altri cavalli.
Un puledro allevato esclusivamente dall’uomo rischia invece di trasferire sulle persone comportamenti normalmente rivolti ai coetanei, come morsi di gioco, salti o tentativi di monta.
Il limite insormontabile: il latte delle fattrici indotte farnacologicamente non contiene colostro
Queste balie possono produrre latte sufficiente per allevare un puledro, ma la lattazione indotta non comincia con la produzione di colostro.
Quindi se il neonato non lo ha assunto dalla madre biologica, occorre provvedere separatamente con:
- colostro conservato e controllato;
- colostro di un’altra cavalla;
- valutazione veterinaria degli anticorpi;
- eventuale plasma iperimmune per via endovenosa.
Per una puledrina appena nata come quella della Calvana, quindi, trovare una balia è soltanto una parte dell’emergenza neonatale.
Il lato oscuro del vecchio sistema
La domanda “come fanno ad avere sempre madri pronte?” aveva, storicamente, una risposta assai meno rassicurante.
Le tradizionali nurse mare farms facevano partorire delle cavalle affinché entrassero naturalmente in lattazione. Quando arrivava la richiesta, la balia veniva separata dal proprio figlio e affidata a un puledro generalmente più prezioso.
Il puledro biologico diventava così un nurse mare foal, allevato artificialmente, ceduto a organizzazioni di recupero oppure, nei casi peggiori, abbandonato o soppresso.
È da questa pratica che deriva la forte controversia americana sulle balie: la Kentucky Humane Society descrive ancora i nurse mare foals come puledri nati affinché le madri possano produrre latte per altri piccoli.
Le ragioniper cui si richiede una madre adottiva per un puledro sono numerose:
- morte della madre;
- complicazioni gravi del parto;
- agalassia o produzione insufficiente;
- mastite;
- malattia o intervento chirurgico;
- rifiuto o aggressione verso il neonato.
La lattazione indotta permette quindi oggi di conservare il grande vantaggio della balia senza produrre deliberatamente un secondo orfano da queste ‘madri di professione’.

























