Eppure, chi vive davvero i cavalli lo sa: il loro ruolo non si è mai limitato alla sola funzione pratica.
Nella relazione con loro accade qualcosa di più sottile e profondo.
Basta osservarli brucare in silenzio, respirare accanto a loro durante la pulizia o lasciarsi cullare dal ritmo del passo per percepire una sensazione di calma e centratura difficile da spiegare a parole.
Il cavallo è molto più di un animale da gestire o da performare.
È un essere senziente, dotato di emozioni, memoria, capacità relazionali raffinate. Comunica costantemente attraverso il corpo e reagisce in modo immediato e autentico a ciò che ha davanti.
Ed è proprio questa autenticità a renderlo uno straordinario mediatore terapeutico.
Il cavallo non giudica e non interpreta: risponde.
Risponde alla nostra postura, al respiro, alla coerenza tra ciò che proviamo e ciò che mostriamo. Se siamo tesi, lo diventa anche lui. Se siamo confusi, perde fiducia. Se siamo presenti e chiari, si affida.
È uno specchio emotivo potente.
Il mio percorso professionale è nato dalla curiosità verso questo linguaggio silenzioso. Dopo gli studi ho iniziato a lavorare in diversi maneggi, formandomi e approfondendo comportamento, gestione e rieducazione dei cavalli cosiddetti “problematici”. Proprio lì ho compreso che, spesso, il problema non era nel cavallo.
Molti comportamenti erano la risposta diretta alle emozioni, alle insicurezze o alle difficoltà relazionali delle persone. Il cavallo amplificava ciò che il proprietario portava con sé.
Da questa consapevolezza si sono sviluppati i percorsi di Attività e Interventi Assistiti con gli Animali, che oggi conduco in collaborazione con psicologi, psicoterapeuti e coach. Le proposte possono essere ludiche, educative o terapeutiche, ma hanno tutte un obiettivo comune: il benessere psicologico e la crescita personale attraverso la relazione con il cavallo.
In questo contesto il cavallo diventa facilitatore, mediatore, a volte vero e proprio co-terapeuta.
Un esempio semplice ma significativo: una donna, madre e moglie, arriva da noi sentendosi sopraffatta e “invisibile” nella propria famiglia. Il percorso di psicoterapia verbale aveva raggiunto un momento di stallo. In campo le viene proposto solo di condurre alla lunghina Ingrid, una delle mie cavalle.
Un esercizio elementare, apparentemente. Eppure Ingrid non la segue: si ferma, si distrae, la ignora.
La donna si commuove e dice: «Mi fa sentire come mi fanno sentire tutti. Non vista».
In quel momento il cavallo aveva reso tangibile un’emozione che le parole non erano riuscite a esprimere.
Lavoriamo allora sul respiro, sulla postura, sulla consapevolezza corporea. Meno controllo, più presenza. Meno richiesta di prestazione, più ascolto di sé.
Quando riprova, Ingrid la segue con calma e disponibilità. Non era cambiata la tecnica. Era cambiata la qualità della sua presenza.
È questo il valore profondo del lavoro con i cavalli: ci riportano al qui e ora, ci chiedono coerenza, autenticità, chiarezza. Con loro non si può fingere, e proprio per questo la relazione diventa uno strumento trasformativo.
Forse non sono terapisti nel senso tradizionale del termine.
Ma sono maestri silenziosi, capaci di insegnarci ascolto, rispetto e consapevolezza.
E, ancora una volta, ci ricordano che nella relazione viene prima l’incontro, poi la prestazione.
Chi sceglie di intraprendere un percorso con il cavallo scopre spesso qualcosa di inatteso: non impara solo a gestire un animale, ma a conoscersi più a fondo.
Ed è forse questo il dono più grande che questi straordinari compagni sanno offrirci.
Clarissa Valsania opera nell’ambito degli Interventi Assistiti con gli Animali (Coadiutore del Cavallo) e collabora con psicologi e psicoterapeuti nella realizzazione di percorsi di crescita personale e benessere mediati dal cavallo.

























