Il dottor Paolo Baragli, medico veterinario e docente del Dipartimento di Scienze e Medicina Veterinaria dell’Università di Pisa, sta lavorando a un progetto di interesse nazionale finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca…con i cavallini di Monterufoli.
Al centro della ricerca l’osservazione degli effetti dell’interazione uomo/cavallo all’interno dell’organismo di entrambi, monitorando i segnali del sistema nervoso autonomo.
Quindi saranno i dati misurabili forniti da cuore, respirazione e altre funzioni vitali a misurare la profondità delle emozioni in ognuno dei due diversi soggetti impegnati a stabilire una relazione.
E la metà equina della ricerca sarà un target ben preciso: i cavallini di Monterufoli che vivono nella Riserva naturale di Cornocchia, vicina alla sede del Nucleo Carabinieri Forestali di Radicondoli,
Ha spiegato il professor Paolo Baragli a Radio Siena TV: “È la parte del sistema nervoso che risponde per prima alle emozioni, positive o negative. Il cuore batte senza la nostra volontà; lo stesso vale per il respiro. Nei cavalli, mammiferi come noi, vale la stessa fisiologia”.
Continua poi Baragli: “Durante l’interazione, il sistema nervoso autonomo del cavallo e quello della persona si influenzano a vicenda. Lo stare vicini modifica i nostri parametri come farebbe uno stimolo esterno: è ‘un po’ come prendere un farmaco’. È la prima evidenza di una sincronizzazione di questo tipo fra un animale e una persona”.
Scopo della ricerca è anche capire di più riguardo a questa sincronizzazione per migliorare le attività di intervento assistito con gli animali.
L’Istituto Zooprofilattico delle Venezie collabora alla ricerca sin dall’inizio, e nell’ultima fase anche l’Ospedale Niguarda di Milano con test clinici su pazienti.
Questo per migliorare l’esperienza per la quota ‘umana’, ma anche per quella equina: “Se esiste una contaminazione fisiologica reciproca”,” spiega Baragli, “la relazione in sé produce un effetto misurabile sul corpo. È un’indicazione ‘farmacologica’ ancora da dosare: capire quando, come e per chi lo stare insieme è più efficace. E serve anche a proteggere il cavallo: possiamo individuare quando un animale non trae beneficio da certe interazioni e va tutelato”.
Uno dei dati comprovati sinora dallo studio è quello relativo all’effetto sul cavallo dell’interazione con persone conosciute e sconosciute: ““Anche quando il cavallo non mostra segni comportamentali evidenti, se la persona non è familiare il suo sistema nervoso autonomo risulta meno rilassato. È un parallelismo con noi umani: vicino a chi conosciamo, ci rilassiamo davvero”.
Poi una grande verità, che tutti noi abbiamo vissuto in modo empirico ma fa piacere vedere messa nero su bianco dal prof. Baragli e i suoi ricercatori: “Studieremo anche il cavallo montato, ma se il fenomeno esiste, è più evidente da terra. In sella entrano in gioco molte altre sollecitazioni. La relazione si crea da terra”.
La relazione si crea da terra, incorniciamola questa fase.
E appendiamola in tutte le scuderie, specialmente quelle dove piazzano i clienti ai primi passi su un cavallo appena metti piede in maneggio: uno dei modi migliori per creare i presupposti di una pessima relazione.























