Quando si parla di atleti, si pensa generalmente a individui sani, con un fisico ben fuzionanete ed efficiente, grazie all’attività sportiva e a un’alimentazione controllata. Lo stesso discorso si applica ai cavalli sportivi…
Tuttavia, uno studio condotto dai ricercatori della facoltà di veterinaria della North Carolina State University ha dimostrato che anche i cavalli sportivi possono soffrire di insulino-resistenza, chiamata in inglese insulin dysregulation (ID). E ciò accade in percentuale più alta di quanto si pensasse.
Dallo studio è emerso che il 22,8% dei cavalli esaminati presentava questa alterazione, cioè circa un cavallo su quattro.
Lo studio
La ricerca condotta alla North Carolina State University’s College of Veterinary Medicine ha coinvolto 180 cavalli sportivi di almeno 2 anni, che non avevano precedenti problemi legati a malattie metaboliche o laminite.
Per individuare l’insulino-resistenza, i ricercatori hanno utilizzato un test orale con zucchero, eseguito direttamente nel box. I risultati sono stati poi confrontati con quelli ottenuti attraverso analisi di laboratorio, per verificare l’affidabilità della misurazione dell’insulina.
Dei 180 cavalli:
- 40 sono stati sottoposti al test nel luogo in cui vivevano abitualmente;
- 140 sono stati esaminati presso l’ospedale veterinario universitario, dove si erano recati per un controllo ortopedico.
I risultati
Dei 180 cavalli esaminati, 41, cioè il 22,8%, sono risultati affetti da insulino-resistenza.
Tra questi 41 cavalli, soltanto 11 (il 26,8%) avevano livelli di insulina a digiuno superiori al limite considerato normale dal laboratorio.
Negli altri cavalli, il problema è stato individuato grazie al test orale con zucchero, che permette di osservare come reagisce l’organismo dopo l’assunzione di zuccheri.
Questo risultato dimostra che misurare soltanto l’insulina a digiuno potrebbe non essere sufficiente per individuare tutti i cavalli con insulino-resistenza.

Il ruolo degli ormoni leptina e adiponectina
I ricercatori hanno studiato anche due ormoni prodotti dal tessuto adiposo, cioè il tessuto che immagazzina i grassi: la leptina e l’adiponectina.
- La leptina tende ad aumentare quando aumenta la quantità di grasso corporeo.
- L’adiponectina, invece, tende a diminuire quando il tessuto adiposo diventa meno sano e funziona peggio.
Il rapporto tra questi due ormoni può fornire informazioni sul rischio di sviluppare problemi metabolici.
Nello studio, però, questo rapporto è risultato utile per prevedere l’insulino-resistenza soltanto nei cavalli maschi. In particolare, ogni aumento di 0,1 del rapporto leptina/adiponectina era associato a un aumento del 10% della probabilità di insulino-resistenza.
Nelle femmine, invece, il rapporto non ha permesso di prevedere in modo significativo la presenza del problema.
I test dei test
I ricercatori hanno confrontato due metodi per misurare l’insulina: FEIA e LFA.
I risultati dei due test erano generalmente correlati, cioè tendevano a variare nella stessa direzione. Tuttavia, i valori ottenuti con il metodo LFA erano mediamente più alti rispetto a quelli del metodo FEIA.
Nonostante questa differenza, i ricercatori hanno giudicato il test LFA molto efficace nell’identificare correttamente i cavalli con insulino-resistenza.
Questo test potrebbe quindi essere utile come strumento di screening direttamente sul campo, per individuare i cavalli che potrebbero avere un rischio maggiore di sviluppare insulino-resistenza e laminite.
Non solo i ciccioni
In passato si pensava che l’insulino-resistenza interessasse soprattutto i cavalli in sovrappeso o obesi.
Lo studio ha però dimostrato che né il BCS (Body Condition Score, cioè il punteggio che valuta lo stato corporeo del cavallo) né il CNS (Cresty Neck Score, che valuta l’accumulo di grasso nella zona superiore del collo) erano indicatori affidabili del rischio di insulino-resistenza.
In altre parole, non è possibile capire con sicurezza se un cavallo soffre di insulino-resistenza semplicemente osservando il suo aspetto fisico.
È importante sottolineare che il 60,5% dei cavalli coinvolti nello studio era in sovrappeso, ma il peso e la distribuzione del grasso corporeo, da soli, non permettevano di identificare con precisione i soggetti a rischio.
Tutto per la salute
Lo studio evidenzia che l’insulino-resistenza è relativamente frequente anche nei cavalli sportivi, che generalmente vengono considerati animali in buona salute grazie all’attività fisica e alla gestione alimentare.
Per individuare questo problema, non è sufficiente valutare l’aspetto del cavallo o misurare soltanto l’insulina a digiuno. I test dinamici, come il test orale con zucchero, possono fornire informazioni più utili sulla risposta dell’organismo agli zuccheri.
Riconoscere precocemente l’insulino-resistenza è importante perché permette al veterinario di valutare meglio il rischio di complicazioni metaboliche, tra cui la laminite, e di scegliere gli esami più adatti per ogni cavallo.
Per il testo integrale della ricerca Equine Veterinary Journal Maggio 2026






















