Qual è il metodo per la migliore sepazione della fattrice dal puledro? Chiedete a 10 persone e avrete 10 risposte diverse. Ciascuna con le proprie ragioni.
Si spazia dalle più recenti teorie etologiche – spesso avversate dai rappresentati della ‘vecchia scuola’ – fino a quelle legate a una tradizione decisamente ruvida che non sono più ricevibili in virtù della sfera emotiva che oramai tutti riconosciamo ai cavalli.
Del resto, anche evitare o posticipare all’infinito la separazione crea dei problemi seri…
Quindi? Qual è il sistema migliore?
Come spesso accade con temi così delicati, una risposta univoca al momento non c’è. E il sistema che si adotta è quello più prossimo alla concezione che ciascuno si costruisce su cosa sia meglio per il bene del cavallo.
Eppure, una risposta su basi più scientifiche c’è chi la sta cercando.
Lo studio di Nottingham
Si tratta di Joanne Dwyer dell’Università di Nottingham che recentemente ha pubblicato uno studio su Science Direct proprio sul tema del delicato momento della separazione tra fattrice e puledro.
L’obiettivo della Dwyer è stato fare una ricognizione a tutto tondo presso tutte le associazioni che si occupano di benessere per capire quali sono le tendenze attuali in uso negli UK.
Per questa ‘esplorazione’ sono state interessate associazioni con esperienza nella gestione e benessere del cavallo dalla nascita fino alla morte.
I partecipanti all’indagine hanno visionato video che mostravano differenti approcci alla separazione e valutato una tabella di indicatori di benessere comportamentale. Ci sono stati confronti sui differenti metodi ed è stata redatta una relazione che ha preso in esame le opinioni e le esperienze dei professionisti in fatto di impatto sulla fattrice e sul puledro.
Tutti i confronti sono stati registrati e trascritti e sono diventati documenti utili per analizzare i dati emersi.
Nell’analisi delle tematiche, sono emersi cinque filoni principali.
- Responsabilità e obbligo di rendicontazione della comunità equestre
- Flessibilità e adattamento ai bisogni individuali
- Complessità nel perimetrare il benessere
- Impatto della separazione sul breve termine
- Impatto della separazione sul lungo termine
Tutti d’accordo: si guardi al futuro
I partecipanti hanno concordato all’unanimità che le forme di separazione brusche e isolanti durante lo svezzamento compromettevano il benessere a breve termine di fattrice e puledro e potevano causare problemi psicologici a lungo termine. È stata riconosciuta l’importanza della formazione nel promuovere un cambiamento culturale nel settore, in virtù anche della richiesta di cavalli che abbiano vissuto esperienze positive nei primi anni di vita e siano quindi cresciuti privi di traumi. Questo ultimo aspetto è stato individuato come un fattore in grado di favorire tale evoluzione.
In sintesi, se si desidera avere puledri e futuri cavalli più sereni – per il loro benessere e per il nostro agio – c’è la necessità di abbandonare le pratiche di svezzamento brusche e isolanti che alla lunga lasciano strascichi psicologici difficili sui quali è molto difficile intervenire a posteriori. Un tema che più di qualsiasi altro forse sarà la leva più potente per superare le vecchie e obsolete usanze.
Lo studio di Joanne Dwyer, qui esposto in estrema sintesi, non è affatto scontato e merita di essere approfondito. Chi lo volesse apprezzare nella sua interezza può consultarlo in open-access al seguente link https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0737080626003837






















