Ieri sera ci ha lasciato Giulietta Schiavetti Dal Fiume. Per quanto inevitabilmente naturale che una persona all’età di 101 anni (compiuti lo scorso 5 maggio) debba più prima che poi affrontare questo momento, l’idea che lei fisicamente non ci sia più non può non creare un senso di doloroso vuoto nel cuore e nella mente di chi ha vissuto il mondo dello sport equestre degli ultimi decenni.
Tuttavia bisogna specificare: che lei ‘fisicamente’ non ci sia più, perché in realtà l’importanza e la consistenza della sua figura nel nostro mondo rendono e renderanno impossibile dimenticarne la vita, il ruolo, le azioni, i comportamenti, le opere. In una parola: lo spirito e la personalità. Giulietta Schiavetti è una di quelle persone che rimarranno vive per sempre quanto meno al cospetto di chi – come lei – ha dedicato e dedica l’esistenza ai cavalli e allo sport equestre.
Nata il 5 maggio 1925, Giulietta si è messa in gran luce come amazzone negli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale, assieme a un gruppo di ragazze e ragazzi loro malgrado irregimentati nelle organizzazioni sportive giovanili del regime fascista: Piero e Raimondo d’Inzeo, Franco Triossi, Vittorio Zecchini, Riccardo e Giannino Storti, Adriano Capuzzo, Giulia Serventi, Paolo Spezzotti, solo per dirne alcuni destinati a divenire grandi nomi dello sport una volta terminato il conflitto mondiale.
Dopo la guerra Giulietta Schiavetti ha ripreso l’attività agonistica con eccellenti risultati, tuttavia l’importanza del suo ruolo è divenuta sempre maggiore con il passare degli anni in veste di dirigente sportiva, ufficiale di gara e docente. Tutti compiti che lei ha saputo gestire al meglio grazie non solo alla sua competenza tecnica specifica, ma anche – e forse soprattutto – alle sue meravigliose qualità umane: grandissima signorilità, buonsenso, capacità di comprensione, rispetto garantito a prescindere nei confronti di chiunque (cavallo o essere umano), grande senso dell’ironia e dell’autoironia, passione incondizionata, forza d’animo incalcolabile.
Una volta entrata nei ranghi della Fise, Giulietta Schiavetti è stata a lungo ispettrice delle scuole di equitazione prima per l’Emilia Romagna e poi per il Triveneto (al tempo in cui Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige formavano un unico comitato regionale Fise), giudice nazionale e poi internazionale sia di salto ostacoli sia di completo, docente nella formazione degli istruttori. Ma al di là del ruolo e del compito specifico, Giulietta Schiavetti è sempre stata una figura di riferimento per chiunque – cavaliere, dirigente, ufficiale di gara, istruttore – abbia avuto necessità di un aiuto, di una ‘direzione’, di un consiglio, di un sostegno, di un esempio. Questo soprattutto: di un esempio.
Giulietta Schiavetti fino a lunedì ha vissuto la sua vita di sempre, quella che l’anno scorso l’aveva vista brillantissima protagonista di una festa per celebrare i suoi 100 anni in un’enoteca di Bologna. Poi ha avuto un cedimento e si è messa a letto, mantenendo tuttavia la sua piena lucidità. Ieri mattina si era perfino leggermente contrariata per qualcosa che non stava andando come lei avrebbe voluto… e poi ieri sera si è spenta. Serenamente, tranquillamente, senza soffrire.
La morte di Giulietta Schiavetti è un dolore. La vita di Giulietta Schiavetti un insegnamento.























