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Home | People & Horses | Piergiorgio Bucci: il trionfo di Roma

Piergiorgio Bucci: il trionfo di Roma

Il campione azzurro si racconta a solo qualche giorno di distanza dalla sua formidabile vittoria del Gran Premio Rolex in Piazza di Siena

3 Giugno 2026
di Umberto Martuscelli
Piergiorgio Bucci: il trionfo di Roma

Il trionfo di Piergiorgio Bucci in Piazza di Siena (ph. UM)

È nato a L’Aquila il 18 agosto 1975: l’anno scorso ha festeggiato i 50 anni. È il primo italiano nella computer list mondiale di salto ostacoli: 28° (ma in giugno salirà ancora) dunque nei primi trenta del mondo su più di tremila nomi. È il cavaliere azzurro in attività con il maggior numero di presenze nella squadra nazionale: 77 in Coppa delle Nazioni più 7 in campionati internazionali. Da gennaio del 2026 è rientrato in Italia dopo anni di vita e lavoro in Olanda e Belgio: esattamente dal 2010, dunque sedici. È divenuto nel 2026 direttore agonistico della Società Ippica Romana, la leggendaria Farnesina (di cui in gara a Roma ha indossato la giacca rossa con bordatura gialla sul colletto), centro ippico in cui sono nati i tre campioni che da dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale hanno vinto le uniche medaglie azzurre individuali alle Olimpiadi in salto ostacoli: Piero d’Inzeo, bronzo a Stoccolma 1956 e argento a Roma 1960, detentore del record di vittorie nel Gran Premio Roma con sette primi posti; Raimondo d’Inzeo, argento a Stoccolma 1956 e oro a Roma 1960, quattro vittorie nel Gran Premio Roma; Graziano Mancinelli, oro a Monaco 1972 e una vittoria nel Gran Premio Roma.

Il Gran Premio Roma, sì: adesso il vincitore è lui. Dopo l’ultimo della serie firmata da Piero d’Inzeo su Easter Light (1976) e dopo Arnaldo Bologni nel 1994 su Mayday e Lorenzo De Luca nel 2018 su Halifax van het Kluizebos, Piergiorgio Bucci ha regalato una gioia stordente al pubblico di Piazza di Siena vincendo domenica scorsa insieme a Pallieter van de N.Ranch il Rolex Gran Premio Roma.

Piazza di Siena: il tempio dello sport equestre italiano. Il sogno di qualunque amazzone o cavaliere azzurro. Il sogno è anche solo partecipare: figurarsi vincere… Piergiorgio Bucci dopo aver fatto parte della squadra italiana che ha vinto la Coppa delle Nazioni dello Csio di Roma nel 2017 dopo trentun anni dal successo precedente (e aver composto anche la formazione italiana che ha vinto la medaglia d’argento nel Campionato d’Europa 2009, l’unica medaglia internazionale azzurra in salto ostacoli dal 1972 a oggi), domenica 31 maggio 2026 ha vinto quel Gran Premio che per ogni atleta italiano rappresenta il massimo. Il culmine. Il vertice.

Da dove nasce questa vittoria? Qual è il seme che l’ha generata? Quel qualcosa da cui si possa dire che tutto ha avuto inizio… ?

«Credo che questa vittoria nasca da tutte le sconfitte, o potremmo dire dalle non-vittorie di cui sono stato protagonista negli anni scorsi. Da tutte le volte in cui non ci sono riuscito, insomma. A un certo punto ho anche iniziato a pensare che forse sarebbe stato impossibile realizzare il mio sogno».

Però spesso ci è andato vicino: un bellissimo 3° posto nel 2022 con Cochello, per esempio!

«Quello poteva già essere considerato come uno dei risultati migliori della carriera, infatti subito dopo averlo ottenuto ero pieno di entusiasmo e di contentezza. Poi la mattina successiva mi sono alzato, mi sono guardato allo specchio e mi sarei quasi messo a piangere dalla tristezza pensando a quante ne avevo fatte, a quanto avevo lottato e a quanto mi ero impegnato per arrivare fin lì… per poi comunque non riuscire a vincere. Sono passato dalla gioia alla delusione in meno di dodici ore… ».

Non ha pensato che poteva essere soltanto rinviato il momento del dunque?

«Beh, insomma… nei tre anni seguenti non sono nemmeno riuscito a qualificarmi per farlo, il Gran Premio! Però dentro di me il pensiero è sempre stato uno: vincere quella gara, vincere il Gran Premio Roma».

Ebbene… adesso l’ha vinto!

«Sì. Per certi versi è una cosa di cui quasi non mi rendo conto. Per altri invece ne sono pienamente consapevole, anche perché pensavo che quest’anno avrebbe potuto essere quello giusto».

Cioè sentiva che la vittoria sarebbe stata possibile?

«Sono arrivato mercoledì e non l’ho detto a nessuno perché ovviamente non voglio che la gente pensi che io sia pazzo… però ho avuto la sensazione di respirare il profumo di Piazza di Siena, il profumo di un’impresa importante. So che può sembrare incredibile, e so anche che potrebbe sembrare che io lo stia dicendo solo a posteriori, a cose fatte: ma invece è stato proprio così… Io stesso ne sono rimasto sorpreso».

E quindi come ha gestito il concorso fino a prima di domenica?

«L’obiettivo era quello: domenica, il Gran Premio. Solo quello. Ma già dalla settimana precedente. Quindi la priorità immediata era ottenere la qualifica. Il programma era di centrare la qualifica già dal primo giorno in modo da lasciare poi Pallieter tranquillo fino a domenica. E così è stato: il primo giorno mi sono classificato con lui all’8° posto. Quindi mi sono rilassato e ho pensato solo a domenica».

In teoria ci sarebbe stata anche la Coppa delle Nazioni con Hantano il venerdì, se il suo cavallo fosse stato al meglio dopo il Gran Premio di Aquisgrana la domenica precedente…

«Al nostro commissario tecnico Stefano Cesaretto ho detto: qualificarsi per il Gran Premio di Aachen è difficilissimo, se ci riesco quel Gran Premio diventa la priorità immediata per Hantano. Poi il lunedì mattina vediamo. Il punto è che Hantano ad Aachen ha sofferto tremendamente il caldo, che su di lui ha quasi l’effetto di un calmante: invece Hantano per rendere al meglio ha bisogno quasi di essere arrabbiato, lo si vede, no?, mi cambia galoppo dietro, faccio fatica a tenerlo… e quando è così è praticamente infallibile».

Per questo i due errori ad Aquisgrana?

«No, solo il primo, sull’ostacolo numero 3 che se lo salta cento volte, cento volte nemmeno lo tocca… Quando ho sentito la barriera cadere ho detto come è possibile… ma no!… e mi sono arrabbiato, ho urlato dal nervoso che credo mi abbiano sentito fino agli ultimi posti delle tribune in alto… E per qualche frazione di secondo la mia testa è rimasta lì, bloccata lì, quindi nella linea della doppia gabbia sono stato io che ho ripreso un po’ in ritardo e così ho fatto il secondo errore. Colpa mia, assolutamente. In condizioni normali Hantano quegli errori non li fa».

Quindi Hantano ha risentito delle alte temperature, che lassù al nord tra l’altro non sono affatto normali…

«Sì, infatti lunedì il cavallo aveva qualche linea di febbre, così abbiamo deciso di non portarlo a Roma, di risparmiargli il viaggio, altro caldo… No, per Hantano l’obiettivo principale è il Campionato del Mondo di quest’estate. Dobbiamo fare di tutto per arrivare bene a quel traguardo. Per noi e per l’Italia. E poi comunque in squadra a Roma è subentrato Giacomo Casadei che con Marbella du Chabli ha fatto una prestazione magnifica: sarebbe stato obiettivamente molto difficile fare meglio».

Ma se anche Hantano a Roma fosse venuto avrebbe fatto la Coppa delle Nazioni e non il Gran Premio. Per il Gran Premio il prescelto era dunque Pallieter van de N.Ranch fin dal principio?

«Sì, sì, il programma era quello da settimane. Hantano per la Coppa, Pallieter per il Rolex Gran Premio Roma».

Pallieter ha fatto una crescita pazzesca negli ultimi mesi!

«Davvero entusiasmante… Ho iniziato a montarlo direi verso la fine di giugno o i primi di luglio del 2025. In febbraio abbiamo vinto il Gran Premio dello Csi a tre stelle di Valencia, poi il suo primo cinque stelle da primo cavallo l’ha fatto quest’anno a Miami (3° posto nel Gran Premio del Longines Global Champions Tour il 5 aprile, n.d.r.). Poi la vittoria del Gran Premio Global a Città del Messico (il 19 aprile, n.d.r.), quindi lo Csi a cinque stelle di Lido di Camaiore, e infine Roma. Questi sono stati i cinque stelle di Pallieter fino a oggi».

Lo abbiamo detto molte volte ma vale la pena di ripeterlo: mai nella sua carriera lei ha avuto a disposizione un gruppo di cavalli di questa qualità e numero. Cavalli che però lei ha saputo valorizzare magistralmente.

«Lo devo soprattutto ai loro proprietari. Io benedico il giorno in cui ho avuto al mio fianco una persona come Francesca Castellani che ho conosciuto grazie a Marco Porro… Lei mi ha permesso di montare cavalli formidabili come Pallieter, come Cortez, come Casalia. Proprio di Casalia Francesca Castellani ha rilevato il cinquanta per cento per permettermi di tenerla in scuderia, perché c’erano già state richieste importanti per la cavalla. Io non ho mai avuto al mio fianco una persona come Francesca Castellani… Hantano invece lo possiedo a metà con Karina Frederiks: lei mi ha venduto il cinquanta per cento del cavallo giusto per dire che non me lo stava regalando, e io questo non lo dimenticherò mai… ».

Poi tra poco rientrerà in gara anche Kiss Me Fabulesse, no?

«Sì, una cavalla fenomenale. Un po’ delicata fisicamente, ma ha una qualità favolosa. E poi non dimentichiamo che ci sono due 8 anni che stanno crescendo molto bene, tra i quali Istanbul du Cedre sarà un prossimo fuoriclasse».

Torniamo alla sua magnifica vittoria di Roma. Come si è articolata la sua giornata?

«Mi sono svegliato la mattina presto con questa sensazione dentro, l’idea che quello sarebbe stato un giorno certamente speciale. Ho fatto una colazione molto leggera anche perché di mattina io non ho mai fame. Poi ho camminato dall’albergo a Piazza di Siena attraversando il parco con le cuffie ascoltando la mia musica come faccio tutte le mattine. Sono arrivato a Piazza di Siena dalla parte più alta, diciamo la curva opposta a quella dove si trova tribuna della giuria. Mi sono fermato lì a guardare due percorsi: uno di Sophie Hinners che era in campo in quel momento e che mi piace sempre moltissimo. Mentre guardavo il percorso di Sophie ho avuto la netta sensazione che quella per me sarebbe stata la giornata giusta. Una cosa incredibile: mi sono sentito veramente sicuro di me stesso. Poi sono andato in scuderia, ho montato un po’ i cavalli come faccio sempre, poi mi sono cambiato e sono andato a fare la ricognizione del percorso del Gran Premio».

Ecco: vedendo il percorso cosa ha pensato?

«Niente di particolare. Ho fatto il mio programma con la massima concentrazione, studiando bene le linee e le distanze, poi mi sono andato a sedere un po’ in disparte per rimanere con le gambe fresche e concentrato sul mio programma di cui mi sentivo assolutamente sicuro… Meglio non parlare troppo in quei momenti: anche perché ogni cavaliere ha le sue idee e, giustamente, il suo programma. Bisogna rimanere sulle proprie certezze, senza crearsi troppi dubbi».

E poi?

«E poi sono andato a montare Pallieter e dopo aver lavorato in campo prova ho fatto il mio percorso».

Beh, non è stato un percorso… normale! È stato un favoloso percorso chiuso a zero…

«Sì, ma ero carico e concentratissimo: perfino la mia ragazza è venuta da me dicendomi ma non sei contento, hai fatto zero, non sei contento? No, le ho risposto, non sono contento, non ho fatto niente, non è finita, perché dovrei essere contento, io voglio vincere ma non ho ancora fatto niente, lasciatemi stare… Insomma, erano momenti delicati, diciamo così… ».

Poi la seconda manche, un altro zero scintillante!

«Quando sono entrato per il mio secondo percorso non ero molto al corrente della situazione. Non avevo avuto modo di vedere il percorso di Joerne Sprehe, quindi non sapevo che era stata velocissima ma con un errore. Sapevo però che Pallieter è veloce. Più di qualcuno mi aveva inoltre avvisato circa l’errorabilità dell’ultimo ostacolo… Quando sono arrivato su quell’ostacolo avevo una distanza lunghissima, allora mi sono allargato un po’, ho fatto una falcata di galoppo in più, non ho fatto il pazzo insomma… Quando sono uscito mi sono detto maledizione, Richard Vogel mi può battere… ma lui ha fatto quell’errore sul primo ostacolo e allora mi sono detto sì, è davvero il giorno giusto!».

Dopodiché sarà stato travolto dall’entusiasmo della gente…

«Messaggi, telefonate, abbracci, sì… Mi hanno chiamato anche Kent Farrington, Steve Guerdat e Jeroen Dubbeldam. Steve era contentissimo, e io so che lo era veramente. Mi ha chiamato nel momento esatto in cui tutto era appena finito, premiazione, conferenza stampa… Per forza: con la grande esperienza di vittorie che ha, sapeva esattamente quando sarebbe stato il momento migliore per telefonarmi!».

Piergiorgio Bucci, vincitore del Rolex Gran Premio Roma 2026… !

«Sì, pazzesco… Stento a crederlo, eppure in un certo senso me lo sentivo. Alla fine ce l’abbiamo fatta. Ci sono volute salite e discese, gioie e dolori, sconfitte e qualche vittoria. Una gioia incontenibile, sì. Ma adesso testa e cuore a quello che deve ancora venire… ».

Tags: csio roma 2026 people & horses piergiorgio bucci rolex gran premio roma 2026
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