Continuiamo il nostro viaggio verso i Mondiali per Singoli di Monaco grazie alle interviste raccolte dal giudice e istruttore Roland Morat: buona lettura!
Artigiano fabbro, 49 anni, Enrico Tortella ha cominciato a gareggiare negli Attacchi nel 2000.
Dopo due Campionati del Mondo affrontati con Byron e alcuni passaggi non sempre fortunati, l’incontro con il Lipizzano Maestoso XLV-14-12 ha aperto un nuovo capitolo della sua storia sportiva.
Una storia che ora conduce fino al Campionato del Mondo Singoli di Monaco, accompagnata dalla presenza costante della moglie Paola e con il nipote Edoardo in carrozza nel ruolo di groom.
La sua carriera agonistica negli Attacchi è cominciata ventisei anni fa. Come si è avvicinato a questa disciplina?
«Ho iniziato a gareggiare nel 2000. Da allora gli Attacchi sono diventati una parte fondamentale della mia vita, accanto al lavoro di artigiano fabbro. Sono stati ventisei anni di sport, impegno e passione, ricchi di soddisfazioni ma anche di momenti difficili».
In questo lungo percorso ha già partecipato a due Campionati del Mondo.
«Sì, ho preso parte ai Mondiali del 2006 e del 2010, in entrambi i casi con Byron. Sono state due esperienze molto importanti, che mi hanno permesso di confrontarmi con il livello più alto della disciplina».
Dopo Byron sono arrivati altri cavalli, ma non sempre la fortuna è stata dalla sua parte. Che cosa è accaduto?
«Ho continuato a lavorare e a gareggiare con altri cavalli, ma nel 2022 il soggetto con cui competevo ha avuto un problema a un tendine. A quel punto ho dovuto fermarmi e decidere come proseguire. È stato allora che ho scelto di ripartire con un nuovo compagno».
Ed è arrivato Maestoso XLV-14-12, che lei chiama semplicemente Markus. Che cavallo è?
«Markus è un Lipizzano di origine romena e ha un carattere molto particolare. Può apparire sospettoso e persino un po’ ombroso, quindi all’inizio non è stato semplice entrare in sintonia con lui. Abbiamo avuto bisogno di tempo per conoscerci e costruire un autentico rapporto di fiducia».
Che cosa ha scoperto dietro quella sua apparente diffidenza?
«Un cavallo di straordinaria generosità. Quando arriva il momento di lavorare, Markus dà veramente l’anima e mette in quello che fa tutto se stesso. Credo che proprio questa sua qualità abbia reso ancora più speciale il percorso costruito insieme».
Quando avete cominciato a vedere i primi risultati?
«Già dall’anno successivo il lavoro ha iniziato a dare i suoi frutti. Siamo partiti dalle competizioni a due stelle e, a metà del 2024, siamo riusciti a debuttare nella categoria tre stelle».
Il 2025 è stato l’anno delle qualifiche internazionali.
«Abbiamo ottenuto le qualifiche prima a Lipica e poi a St. Margarethen. Nel 2026 abbiamo confermato la nostra crescita con buone prestazioni negli internazionali di Verolanuova e nuovamente a St. Margarethen. Sono stati risultati importanti, che ci hanno aperto la strada verso Monaco».
Che cosa ha provato quando è arrivata la convocazione della Federazione Italiana per il Campionato del Mondo Singoli?
«Dopo tutti questi anni, la convocazione gratifica gli sforzi e i sacrifici fatti. Per noi essere arrivati fino a Monaco rappresenta già una vittoria, ma naturalmente faremo tutto il possibile per portare a termine una bella gara e rappresentare al meglio l’Italia».
Dietro questi ventisei anni di sport c’è anche una presenza che l’ha accompagnata fin dall’inizio: quella di Paola.
«Quando questa avventura è cominciata, Paola era la mia fidanzata; oggi è mia moglie. In tutti questi anni ha condiviso con me non soltanto le soddisfazioni e i risultati, ma anche il lavoro quotidiano, i sacrifici, le trasferte e i momenti difficili. Ci sono tante ore trascorse lontano dai riflettori senza le quali nessun risultato sportivo sarebbe possibile, e lei c’è sempre stata».
Possiamo quindi dire che gli Attacchi siano diventati una vera passione di famiglia?
«Senza dubbio. È una passione che nel tempo ha coinvolto tutta la famiglia e il Mondiale di Monaco ne sarà una dimostrazione particolarmente emozionante».
In carrozza, nel ruolo di groom, ci sarà infatti suo nipote Edoardo.
«Sì. Al Mondiale del 2010 Edoardo era fra il pubblico e aveva appena tre mesi. Sedici anni dopo saremo insieme sulla stessa carrozza, questa volta da protagonisti di un Campionato del Mondo».
Che cosa significa condividere proprio con lui questo momento?
«È un’emozione difficile da descrivere. Nel 2010 era soltanto un bambino fra il pubblico e oggi salirà in carrozza accanto a me. Vederlo al mio fianco rende ancora più prezioso tutto il percorso compiuto».
Se dovesse scegliere un’immagine per raccontare il suo arrivo a Monaco, quale sarebbe?
«Markus davanti, Edoardo accanto a me e, dietro, Paola e una famiglia che da ventisei anni condivide la stessa passione, i sacrifici e i sogni. In classifica comparirà soltanto il mio nome, ma questo traguardo appartiene a molte più persone».























