Nel salto ostacoli la preparazione atletica e l’intesa con il cavallo sono fondamentali. Ma la differenza, almeno in parte, potrebbe farla anche il cervello.
È quanto emerge dai primi risultati del progetto di ricerca “Valutazione e potenziamento delle abilità cognitive dei cavalieri e delle amazzoni del salto ostacoli”, sviluppato dall’Università di Verona in collaborazione con Fieracavalli e Federazione Italiana Sport Equestri (FISE).
Lo studio, presentato durante Fieracavalli 2025 e coordinato dalla professoressa Mirta Fiorio e dalla dottoressa Angela Marotta del Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell’Università di Verona, punta a comprendere quali processi cognitivi contribuiscano alla prestazione sportiva dei binomi impegnati nel salto ostacoli.
Le prime valutazioni hanno coinvolto 22 cavalieri e amazzoni, di età compresa tra i 18 e i 33 anni, sottoposti a una serie di test standardizzati dedicati ad attenzione, memoria di lavoro, flessibilità cognitiva ed elaborazione delle informazioni visive.
Più esperienza, lettura del percorso più rapida
Uno dei risultati più interessanti riguarda la capacità di analizzare il percorso di gara.
Secondo i ricercatori, gli atleti con maggiore esperienza risultano più veloci nell’esplorazione visiva del tracciato e nell’individuare gli elementi utili a pianificare il percorso.
Una competenza che, nello studio, è risultata addirittura superiore a quella osservata in un gruppo di calciatori impiegati come termine di confronto nei test di esplorazione visiva.
Un dato che, se confermato su un campione più ampio, suggerisce come il salto ostacoli richieda capacità cognitive molto specifiche, legate alla rapidità decisionale e alla continua interpretazione delle informazioni provenienti dal percorso e dal cavallo.
La consapevolezza del proprio corpo
La ricerca ha inoltre analizzato le cosiddette abilità interocettive, cioè la capacità di percepire e interpretare i segnali provenienti dal proprio organismo.
I primi risultati indicano che gli atleti con una maggiore consapevolezza corporea ottengono prestazioni migliori anche nella memoria di lavoro e nell’attenzione divisa: due funzioni essenziali per memorizzare il percorso prima della gara, aggiornarlo mentalmente durante il giro e gestire contemporaneamente più informazioni.
Le prossime fasi
Come sottolinea il direttore del Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell’Università di Verona, Corrado Barbui, il progetto potrebbe avere applicazioni che vanno oltre il mondo equestre, aprendo prospettive anche in altri sport e in attività professionali caratterizzate da un elevato carico cognitivo.
Nei prossimi mesi la ricerca proseguirà con l’ampliamento del numero di atleti coinvolti. L’obiettivo finale è sviluppare un protocollo di training cognitivo specifico per cavalieri e amazzoni impegnati nel salto ostacoli, trasformando i risultati scientifici in strumenti concreti per la preparazione agonistica.
























