Il turismo equestre con i suoi Stati Generali indetti da Asi Sport Equestri che si sono appena tenuti nella sede del CNEL, Villa Lubin entra ufficialmente in una fase di riconoscimento istituzionale.
Per la prima volta a discuterne insieme ci sono rappresentanti del Governo, del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, delle Regioni, delle federazioni sportive e delle principali realtà associative del settore.
Primo dei relatori Renato Brunetta, il presidente del CNEL: ha sottolineato il ruolo del turismo equestre come strumento di valorizzazione delle aree interne, dei borghi e delle economie territoriali. Ma anche evidenziandone il potenziale come modello di sviluppo sostenibile e di coesione sociale.
Il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha inserito il turismo a cavallo tra le espressioni più significative del cosiddetto turismo lento. Il mercato dell’accoglienza registra la crescita di una domanda sempre più orientata verso esperienze autentiche, sostenibili e legate alla scoperta del territorio.
Che incidentalmente è anche quella più auspicabile, in un mondo dove ormai troppi luoghi diventano vittime di un overtourism che le annienta.
Nel suo intervento Mazzi ha confermato l’attenzione del Ministero verso il comparto e il suo inserimento nelle strategie nazionali dedicate alla mobilità dolce e alla valorizzazione dei cammini.
Il dato forse più rilevante di questa giornata a nostro parere riguarda il metodo di lavoro scelto dagli organizzatori.
Come spiegato da Emilio Minunzio, consigliere CNEL e promotore dell’iniziativa, gli Stati Generali non si esauriranno nella giornata di confronto appena conclusa.
Sono stati infatti avviati tre tavoli tematici destinati a proseguire il lavoro nelle prossime settimane, così da raccogliere proposte operative e individuare possibili strumenti di sviluppo per il settore.
I gruppi di lavoro si concentreranno su tre temi considerati strategici: la definizione di standard e linee guida per le ippovie, il benessere del cavallo e la sicurezza delle attività equestri, e infine il rapporto tra turismo equestre, territori e filiere economiche locali.
Tra gli interventi più seguiti della mattinata quelli del presidente nazionale di Natura a Cavallo Mauro Ferrari, del presidente di Federparchi Luca Santini e dei rappresentanti dei Ministeri coinvolti.
Tutti hanno evidenziato come il turismo equestre possa rappresentare una leva concreta per la valorizzazione delle aree rurali e dei territori meno conosciuti, contribuendo allo sviluppo di forme di turismo sostenibile e distribuito.
Il dato che più decisamente di ogni altro emerge dal confronto è che il turismo equestre stia vivendo una fase nuova.
Una attività praticata da appassionati e operatori specializzati, una componente sempre più riconosciuta del sistema nazionale del turismo lento.
E che è chiamata oggi a confrontarsi con temi come standard, accoglienza, sicurezza, benessere animale e integrazione con le altre reti di mobilità sostenibile.
I risultati dei tavoli di lavoro saranno ora il primo banco di prova per capire se l’attenzione istituzionale emersa al CNEL riuscirà a tradursi in strumenti concreti per un settore che da anni chiede maggiore riconoscimento e una visione condivisa per il proprio sviluppo.

Le idee chiave emerse dagli Stati Generali del Turismo Equestre
Renato Brunetta (CNEL)
“Il turismo equestre può diventare uno strumento concreto per riportare vita, lavoro e comunità nelle aree interne”.
Gianmarco Mazzi (Ministero del Turismo)
“Il turismo equestre è una delle espressioni più complete del turismo lento e sostenibile che l’Italia può offrire”.
Mauro Ferrari (Presidente di natura a Cavallo)
“Il turismo equestre non è equitazione di campagna: il cavallo non è il fine del viaggio, ma il compagno con cui si scopre il territorio. E non servono nuove infrastrutture ma una visione comune, e una rete che colleghi ciò che esiste già”.
Luca Santini (Presidente Federparchi)
“Il turismo equestre non attraversa semplicemente i territori: li aiuta a restare vivi. Perché per funzionare, il turismo equestre ha bisogno di comunità vive: e proprio per questo può contribuire a sostenerle”.
Emilio Minunzio (CNEL – ASI)
“La vera sfida non è creare nuove strutture, ma mettere in rete competenze, territori e organizzazioni attraverso una governance condivisa”.
Roberta Angelilli (Regione Lazio)
“Il turismo equestre può diventare un prodotto competitivo a livello internazionale se saprà unire territorio, cultura, ambiente e filiere locali”.
Luigi Fiorelli (ASI Turismo Equestre)
“Per crescere, il turismo equestre ha bisogno di standard, qualità e responsabilità condivise”.
Germano Di Corinto (MASAF)
“La seconda vita dei cavalli sportivi può diventare una grande opportunità per il turismo equestre, purché benessere e sicurezza restino al centro”.
Marco Di Paola (FISE)
“Ogni esperienza che avvicina le persone al cavallo è un investimento sul futuro dell’intero mondo equestre”.
Mauro Ferrari (Natura a Cavallo)
“Il turismo equestre non è equitazione di campagna: è un modo di viaggiare e conoscere i territori insieme al cavallo”.
Fabio Salerno (Ministero dell’Ambiente)
“Il cavallo è uno straordinario ponte tra uomo e natura e può diventare un potente strumento di educazione ambientale”.
Luca Santini (Federparchi)
“Il turismo equestre può aiutare le aree interne a restare vive perché ha bisogno di comunità, servizi e territori abitati”.
Laura Fierimonte (Agovet Sport Horses)
“Il benessere del cavallo non deve essere una dichiarazione di principio: deve diventare un metodo di lavoro”.
Francesco Ferrari (Associazione Europea delle Vie Francigene)
“Cammini e turismo equestre non sono mondi separati: possono crescere insieme lungo una stessa rete di territori e percorsi”.
Giuseppe Pengo (UNPLI)
“Accoglienza, sicurezza e regole condivise sono le condizioni necessarie per far crescere il turismo equestre nei territori”.
Franco Amadio (FITETREC-ANTE)
“Il turismo equestre non si improvvisa: richiede formazione, professionalità, sicurezza e una rete di servizi all’altezza.”
Giuseppe Pengo (UNPLI)
“Le Pro Loco possono diventare la rete diffusa dell’accoglienza per il turismo equestre, ma servono regole condivise e formazione”.
Federico Palla (ANCI Lazio)
“Per valorizzare le ippovie bisogna prima conoscerle: la mappatura delle reti esistenti è il punto di partenza di ogni strategia nazionale”.
Alessio Nisi (Sindaco di Campagnano di Roma)
“Il turismo equestre funziona quando entra in una strategia più ampia dei turismi lenti, capace di unire sviluppo, inclusione e territorio”.
Emilio Minunzio (CNEL – ASI Sport Equestri)
“Gli Stati Generali non finiscono oggi: da oggi comincia il lavoro”.
Non a caso abbiamo iniziato questo pezzo parlando di un viaggio appena iniziato: nei prossimi giorni approfondiremo le tematiche sollevate durante i lavori, argomento per argomento.
























