In tempi di grandi dissesti, calamità naturali ed eventi climatici estremi, la vera risposta vincente che abbiamo a disposizione è essere preparati. Preparati a fronteggiare l’emergenza in maniera concertata e semmai ad adottare misure per prevenire il peggio.
Questo vale per tutto e per tutti. Scuderie e cavalli compresi.
È proprio in quest’ottica che in Emilia Romagna, regione che negli ultimi anni è stata toccata da gravi alluvioni, la Protezione Civile ha voluto affrontare il tema della capacità di risposta organica alle emergenze anche nell’ambito dell’adozione di un piano strutturale che tocca perfino il tema dell’evacuazione dei cavalli sportivi in caso di calamità.
Sul tema, il presidente del Comitato regionale Fise Emilia Romagna Davide Zanghi è stato invitato a un primo tavolo tecnico di lavoro che questa settimana si è dato appuntamento all’insegna delle larghe sinergie.
Il tavolo degli esperti
«Si è trattato di un incontro importante, che consentirà alla nostra regione di dotarsi un piano efficace per affrontare le emergenze. Prevalentemente quelle da alluvione che negli ultimi anni hanno toccato molte delle nostre attività. Al tavolo di lavoro sono intervenute tutte le istituzioni regionali, dalla Protezione Civile che ha fatto gli onori di casa, fino al personale Asl e ai veterinari».
Così ci ha raccontato il presidente Zanghi che ha aggiunto: «Gli uomini della Protezione Civile hanno già protocolli addestrativi molto efficaci nella gestione delle emergenze anche in materia di animali, Potremo semmai offrire il nostro contributo fornendo loro qualche ‘dritta’ su come muoversi intorno a un animale caratterizzato da una fisicità che noi ben conosciamo, soprattutto se spaventato. Un focus affrontato nell’incontro che ritengo molto interessante riguarda invece il tema dello studio preventivo di piani di evacuazione, con la predisposizione di vie di fuga sicure e punti di ‘incontro’ dove far convergere eventualmente gli animali messi in sicurezza in attesa dei soccorsi. Banalmente anche sapere a chi telefonare nei momenti di grave crisi potrebbe non essere scontato come sembra. Così come predisporre, all’interno di ciascuna struttura, la formazione di un responsabile che conosca le procedure e sappia a chi rivolgersi».
Secondo il presidente Zanghi, un apporto significativo alla gestione delle emergenze che la Fise potrebbe dare attraverso la capillarità dei propri Comitati sul territorio riguarda proprio corsi di formazione dedicati agli istruttori. Magari perfino moduli formativi. Si tratterebbe di fare un estratto delle procedure che in larga parte già esistono in seno alla Protezione Civile e alla Croce Rossa e somministrarle agli ‘addetti ai lavori’. In modo tale che siano quantomeno informati e preparati nella malaugurata ipotesi che si trovino, nelle proprie scuderie, a dover fronteggiare l’insorgere di un’emergenza.
Paradossalmente, mentre i Emilia Romagna si dibatteva di stati emergenziali e di come fronteggiarli, in Sicilia, a Niscemi, la teoria diventava una tragica realtà. Come ad indicare che questi temi non sono più solo occasioni per ‘perdere tempo’ ma stanno diventando sempre più importanti.






















