Bransby Horses: tempi duri per i troppo buoni

Il deficit entra a gamba tesa nelle casse di alcune charity britanniche che da sempre si occupano di cavalli. Rischio riduzione personale e assistenza agli animali all’orizzonte

Bologna, 26 giugno 2024 – Un vertiginoso aumento dei costi: +50% dal 2018 a oggi. È questo ciò che spinge una delle più grosse charity britanniche, la Bransby Horses, a ipotizzare una dolorosa riduzione di personale.

A comunicarlo, recentemente, è stata la Ceo Jo Snell. «Sebbene questa sia una notizia angosciante per tutti a Bransby Horses, crediamo che un nuovo modello operativo sia necessario per continuare a svolgere ogni aspetto del nostro lavoro per migliorare la vita degli equini, anche se su scala leggermente ridotta, alleggerendo in modo significativo le pressioni finanziarie che stiamo attualmente affrontando per proteggere il futuro a lungo termine dell’associazione stessa».

Diciassette sui 170 operatori della Bransby Horses sono quindi a serio rischio del posto di lavoro a causa di una previsione di deficit per quest’anno di 2,5 milioni di sterline.

Sul tappeto anche una riduzione del numero dei cavalli assistiti dall’associazione. Passerebbero da 300 a 250.

Già in precedenza, l’associazione aveva dichiarato di aver perso circa 300.000 sterline di entrate durante la pandemia e di essere stata colpita molto duramente dalle inondazioni nel 2019 e nel 2023.

Oltre a ciò, come molti altri enti di beneficenza, anche la Bransby Horses ha dovuto affrontare negli ultimi anni un aumento esponenziale dei costi di gestione a causa di vari fattori esterni. Tra questi l’impennata dei prezzi dei generi alimentari e dell’energia, l’aumento delle retribuzioni nel mercato del lavoro… Il tutto ha sicuramente contribuito a un aumento dei costi per la fornitura di servizi sociali molto ingente che sta di fatto mettendo in ginocchio chi per mestiere e vocazione ha sempre fatto il ‘bene’ dei nostri amici a quattro gambe.

Anche se difficilmente ipotizzabile, c’è da augurarsi che quello della Bransby rimanga un caso isolato e che le donazioni volontarie mettano rapidissimamanete ‘una pezza’ alla crisi economica dell’associazione.

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