Una tecnologia chiamata istotripsia, che utilizza ultrasuoni focalizzati per generare una nube di bolle in grado di disgregare il tessuto tumorale.
È questa la nuova frontiera proposta dalla scienza in materia di sarcoidi, i tumori della pelle più comuni e tenaci nei cavalli. Fino a oggi, fermo restando che ciascuno ha caratteristiche proprie, i sarcoidi nei cavalli sono stati trattati in maniera purtroppo abbastanza invasiva. Interventi e chemioterapia. Ora però, grazie agli studi di un pool di ingegneri e veterinari, si sta lavorando a un dispositivo portatile che consente di eseguire l’istotripsia in sicurezza anche in scuderia.
La scorsa primavera, il ‘device’ è stato sottoposto a una prima prova sul campo su Pea, una cavalla Hannover di 9 anni affetta da un sarcoide addominale. E da quello che la brava paziente ha dimostrato, pare che gli sforzi degli studiosi siano indirizzati sulla strada giusta.
Pea ha indossato senza problemi l’apparecchiatura. E non ha mostrato alcun fastidio durante la terapia.
Come funziona
L’istotripsia è una tecnica sviluppata presso l’Università del Michigan per il trattamento del cancro in umana. Sfrutta le onde sonore a ultrasuoni focalizzati ad alta intensità.
È arrivata alla Virginia Tech, il team che sta elaborando la terapia sui cavalli, grazie a Eli Vlaisavljevich, titolare della cattedra “Bill and Lavinia Hall Faculty Fellow” presso la Facoltà di Ingegneria. Non invasiva e innovativa, l’istotripsia distrugge il tessuto tumorale direttamente in prossimità del punto da trattare.
Mutuata, dicevamo, dalla medicina umana, la quota veterinaria di questa apprecchiatura gira intorno alla figura di Joanne Tuohy, professore associato di oncologia chirurgica presso la facoltà di veterinaria che stava già utilizzando l’istotripsia per trattare i tumori nei cani. Da qui, Sophie Bogers, professore assistente di chirurgia dei grandi animali, ha raccolto il testimone. E compiuto un ulteriore passo, mettendo nel mirino della ricerca l’impiego sui cavalli.
Negli animali, grandi e piccoli, gli ultrasuoni sono una terapia già diffusa da tempo. Ma l’apparecchio messo a punto in questo caso fornisce l’intensità necessaria ad agire sui sarcoidi, pur rimanendo un ausilio portatile in modo da abbattere significativamente i costi delle terapie.
Pea è stata la ‘paziente 1’ e se le cose andranno per il verso giusto, avrà dato una mano a tanti ‘colleghi’. Il suo sarcoide è regredito fino a sparire e questo è già un enorme successo. Non si sa se in futuro potrà ripresentarsi ma… la scienza fa un passo per volta. Servono altri cavalli da sottoporre al trattamento perché sia validato. Intanto che i ricercatori procedono nei propri studi, godiamocela così.






















