Sindrome da stress post traumatico: per tanto tempo è stata considerata la ‘malattia’ dei reduci. Di chi, a causa di atti violenti – come quelli che si vivono in guerra – una volta a casa, si ammalava psicologicamente e anche fisicamente.
C’è voluto un po’ perché il ‘disadattamento’ di chi era stato in guerra venisse riconosciuto come una vera patologia. Il termine Ptsd, acronimo per ‘post-traumatic stress disorder’, ha iniziato a circolare con il ritorno a casa dei reduci del Vietnam (Anni ’70), ma la patologia è stata ufficialmente riconosciuta solo 10 anni più tardi.
Da lì in poi si è compreso che se è vero che la ‘massa critica’ in termini numerici legati alle guerre porta a pensare immediatamente ai reduci, è altrettanto vero che anche fuori dal perimetro dei conflitti, è possibile subire le stesse ‘ferite’ degli ex-soldati e quindi sviluppare le stesse reazioni e malattie.
Si è riconosciuto quindi che la sindrome da stress post traumatico può arrivare ad affliggere chiunque sia stato esporto a una violenza o a una condizione che abbia avuto un esito traumatico per chi l’ha vissuta.
Cavalli compresi.
Già, a riprova del fatto che i nostri amici dispongono di una sfera emotiva articolata, secondo diversi studiosi, soprattutto americani, è possibile riconoscere il Ptsd anche nei cavalli.
Un soggetto a rischio
Con il suo atavico bagaglio di preda, il cavallo è particolarmente esposto a stati di ansia. I suoi campanelli di allarme che lo avvisano dei pericoli sono estremamente sensibili.
Tuttavia, il Ptsd nel cavallo non è banalizzabile con il fatto che è ‘naturalmente pauroso’.
Così come spiegano gli esperti del Texas A&M School of Veterinary Medicine & Biomedical Sciences, i cavalli dispongono di una memoria cognitiva e di ricordi che originano una sindrome simile a quella umana in risposta a traumi ripetuti e reiterati nel tempo.
I cavalli possono subire traumi quando esposti a eventi che percepiscono come avversi, che causano loro dolore fisico o mentale e/o li fanno temere per la propria vita.
Quindi, soggetti che sono stati maltrattati, sottoposti a training irrispettosi della loro natura, che sono stati impegnati su fronti di guerra, che sono stati custoditi in luoghi in cui si sono sentiti minacciati o che hanno subito forti deprivazioni alimentari che li hanno fatti temere per la propria sopravvivenza sono tutti potenzialmente a rischio di sindrome da stress post traumatico.
Esattamente come accade tra gli uomini, non tutti i cavalli – a parità di condizioni – presentano i sintomi post traumatici e soprattutto non tutti nella stessa ‘quantità’. La psiche di ognuno si organizza in maniera differente per reagire alla condizione in cui si trova e questo può in realtà fare la differenza. Tuttavia, come riconoscono molti terapisti e rieducatori equini, gli agenti scatenanti sono sempre gli stessi che enunciavamo prima e i sintomi si assomigliano sempre.
I sintomi più comuni
Secondo molti studiosi, i cavalli affetti da Ptsd possono manifestare comportamenti stereotipati o addirittura diventare catatonici. Possono diventare suicidi, paurosi, aggressivi, distratti o introversi. Possono diventare ansiosi, avere reazioni esagerate e avere difficoltà ad adattarsi ai nuovi ambienti.
Presi uno per uno, questi sintomi dicono tutto o niente: dipende dal cavallo… La chiave di lettura del Ptsd nel cavallo, come riferiscono gli studiosi, non è tanto il sintomo quanto la storia del cavallo stesso, che permette di formulare una diagnosi completa.
Accanto ai sintomi psicologici, ci sono poi indizi fisici che vanno messi nell’insieme. I cavalli con una storia di traumi alle spalle spesso non riescono a crescere bene, possono avere un mantello in cattive condizioni, un apparato digerente debole o essere soggetti a episodi allergici.
Aiutiamolo ad aiutarci
In una sorta di volano virtuoso, molto spesso abbiamo parlato delle mirabilie che il cavallo è in grado di fare per noi. Terapie assistite in primis. In molte occasioni abbiamo trattato dei benefici che si possono trarre anche nell’ambito del sostegno ai reduci colpiti da Ptsd o delle vittime di atti violenti. Tutto vero. Però, nel riconoscere al cavallo la capacità di contribuire al nostro benessere dobbiamo essere pronti a tendere la mano quando è lui ad averne bisogno.
La pazienza, la consapevolezza di avere di fronte una psiche ferita, il tempo e cure attente e mirate sono la nostra ‘merce di scambio’ per dare al cavallo lo stesso aiuto che lui offre a noi. Con una differenza: a lui viene spontaneo, noi dobbiamo invece studiarci un po’ su.
Esattamente come accade per le persone, anche per i cavalli avere le persone giuste dalla propria parte può fare la differenza. E anche nell’atto di aiutarlo, sarà ancora in grado di insegnarci l’essenza della comprensione interspecie.





















