Ippica e Olimpiadi

Le vicine Olimpiadi celebreranno centinaia di atleti di varie discipline, anche le più improbabili come la break dance e lo skateboard, mentre a rischio esclusione ci sono state la lotta e l’equitazione, sport storici che nel tempo hanno forse perso l’interesse delle masse. E l’ippica? Le Olimpiadi devono all’ippica ben più di qualche antica leggenda

Una quadriga rappresentata su un’anfora attica del V secolo A. C.

Bologna, mercoledì 10 luglio 2024 – L’ippica, non considerata uno sport in quanto si baserebbe sulla velocità pura senza considerare l’armonia tra il cavallo e l’uomo, così ne giustificano l’esclusione anche dai giochi, ha una storia che si lega alle competizioni olimpiche sin dai primi tempi. Le corse di cavalli erano lo sport più popolare e spettacolare dei Giochi Olimpici nell’antica Grecia, c’erano più tipologie di gare: carri trainati da quattro cavalli, i tethrippon, introdotti nel 680 a.C., bighe con tiro a uno o due detta synoris, praticamente l’antenato del trotto moderno introdotta nel 408 a.C., e la corsa dei’carri trainati da due muli detta ”apene” risalente al 500 a.C. Secondo Pausania ogni ippodromo era dotato di un complesso meccanismo che impediva le false partenze…da far impallidire il moderno sistema dei “nastri elettronici”.

L’ippica ha lasciato però un segno che non può passare inosservato nella storia delle Olimpiadi, un evento rivoluzionario che ha dato il via al riconoscimento dei diritti delle donne e alla loro partecipazione nelle competizioni. Prima di approfondire l’evoluzione dell’inserimento della donna nei giochi, va chiarito il concetto che le Olimpiadi nell’antica Grecia creassero figure mitiche e i vincitori dei giochi avessero onori e privilegi a vita, tranne che per l’auriga, il moderno fantino o driver, a cui veniva legata una banda di lana dal proprietario dei cavalli che si godeva corona e successo, celebrato come vincitore senza essere sceso in pista.

Le donne non solo non erano contemplate tra gli atleti, non potevano neppure assistere alle gare come spettatrici! Ed è qui che lo sport coi cavalli cambia la storia grazie alla figura di Cinisca, figlia del diarca di Sparta Archidamo, appassionata e dotata di grande talento come preparatrice dei cavalli, finanzia e organizza la partecipazione della sua squadra alle Olimpiadi del 396 a.C. Cinisca vince e torna a Sparta tra gli onori, secondo Plutarco la eco di questa vittoria fu tale visto che Sparta era stata bandita dai giochi per 24 anni e rientrare trionfando ha annichilito ogni altra “polis” meglio di una vittoria militare. Pausania testimonia nelle sue opere che una statua di Cinisca fu esposta nel tempio di Zeus di Olimpia, mentre a Sparta fu eretto un santuario dove le si tributava un culto eroico, era cosa consueta per i grandi atleti essere venerati anche dopo la morte come eroi, ma per una donna era una novità assoluta.

Il prestigio di Sparta che portò Cinisca ad essere la prima donna a vincere le Olimpiadi fu tale che spinse il sovrano Agesilao, suo fratello, a finanziare la partecipazione alla successiva Olimpiade della squadra spartana allenata e guidata da Cinisca. Vinse anche nel 392 a.C. e aprì la strada ad altre donne che vollero partecipare alle corse di cavalli nelle gare olimpiche. Alcune eguagliarono le sue vittorie ma nessuna di loro la sua fama, la spartana Eurileonide trionfò nel 368 a.C. ed anche a lei fu dedicata una statua in bronzo commemorativa. La regina macedone Berenice, consorte del faraone Tolomeo I, vinse nel 284 a.C. e tramandò la sua enorme passione alla figlia Arsinoe che dominò l’edizione del 272 a.C. vincendo in tutte e tre le categorie. Otto anni dopo, due gare le vinse anche Bilistiche che ispirò i precursori del moderno gossip mediatico, essendo l’amante del re d’Egitto Tolomeo II, un’amante molto poco segreta visto che dopo la sua morte fu resa “dea” proprio da Tolomeo II col nome di Afrodite Bilistiche.

Il successo ippico formidabile e la sua ardente storia d’amore portarono la donna ad essere citata in molte fonti storiche: Pausania il Periegeta vissuto nel II secolo d.C. scrisse che proveniva dalla nobiltà macedone, l’egizio Ateneo di Naucrati che scriveva in greco citò Argo come sua città di provenienza, mentre lo storico Plutarco in un trattato dei suoi “Moralia” ne ridimensionò la figura asserendo che fu acquistata al mercato degli schiavi, infine il teologo Clemente d’Alessandria ne riscatta l’onore raccontando che fu sepolta ad Alessandria sotto il tempio di Serapide, Signore dell’ Universo e Dio dell’oltretomba.