Domenica scorsa si è tenuto all’ippodromo San Paolo di Fermo il 37° Palio dei Comuni, con diecimilia spettatori ad applaudire il vincitore, Dubhe Prav, e anche a far sentire quanto il Trotto sia ancora capace di attirare pubblico, da queste parti.
Ma il cuore della giornata ha battuto forte al mattino, con il convegno organizzato da Antonella Folchi Vici e dedicato al recupero dei cavalli da corsa a fine carriera. Relatrice Victoria Demuru, che con Martina de Vincentis è l’anima di Chubby Horse.
Una realtà, quella di Chubby Horse, molto conosciuta anche al di fuori del mondo dell’ippica.
Perché vuole dare una nuova possibilità ai cavalli dell’ippica che terminano il lavoro in pista. Quella di diventare cavalli da sport e diporto, turismo equestre e tempo libero, da riabilitazione equestre.
Si tratta quasi sempre di cavalli sui 7/8 anni, con tanta esperienza dietro la groppa e una lunga vita davanti. Pieni di grandi qualità da mettere a disposizione di chi li sceglie come compagni di vita.
Ed è sempre toccante ricordare cosa è stato a far nascere l’idea di Chubby Horse a Victoria, che per anni è stata costretta a camminare con le stampelle.
Come ricorda Victoria in una intervista su Grande Ippica Italiana, era stato il suo cavallo, Fargetta (sì, come il noto D.J.!) a darle la forza di resistere e farsi forza nelle avversità. «Lui è stato il mio respiro quando le mie gambe non collaboravano. Ancora in attività, senza essere addestrato a sella, mi ha restituito la possibilità di camminare e di sentirmi viva. Lui è il ‘mio per sempre’. Da lì ho deciso che quella forza doveva diventare accessibile anche ad altri cavalli e ad altre persone che vivevano le mie stesse problematiche».
E spesso, ai grandi appuntamenti degli ippodromi di Torino e Bologna, i Chubby Horse tornano in pista.
Per sfilare e farsi ammirare nelle loro nuove vesti: quelle di cavalli di famiglia.
Ma con quel fascino in più che hanno i cavalli come loro. Che sanno apprezzare in modo veramente speciale una carezza gentile, e l’amore che gli verrà dato.
Fonte della notizia e della foto: Adolfo Leoni per Vivere Fermo e il Resto del Carlino

























