Si spengono le luci dell’Aqueduct Racetrack, uno degli ultimi ‘piccoli’ ippodromi di New York. L’impianto aveva aperto i cancelli il 27 settembre del 1894 e domenica 28 giugno 2026 si richiuderanno per sempre.
Sono in molti gli affezionati del Big A, questo il nomignolo adottato nel tempo dagli addetti ai lavori per indicare l’Aqueduct Racetrack, a mostrare rammarico per questa ennesima chiusura. Che si configura come un passo necessario per consolidare le operazioni della New York Racing Association, Inc.’s (NYRA) per la riapertura di un rinnovato Belmont Park e del tracciato storico di Saratoga.
Ma pur comprendendo le ‘ragioni’ dell’economia e del mercato, alle migliaia di frequentatori del Big A rimane l’amaro in bocca.
Le origini dell’Aqueduct, se paragonate ad altri impianti newyorkesi come Jerome Park e Morris Park noti per la loro opulenza e i loro danarosissimi sponsor, possono esse definite umili. E nonostante ciò, questa sorta di ‘Calimero’ degli ippodromi è riuscito a passare indenne – anche se non scevro da momenti di grave sofferenza – attraverso 132 anni di storia dell’ippica americana.
La sua ‘modesta’ tribuna principale, all’origine 2000 posti a sedere, ha visto scorrere davanti a sè i bei nomi del galoppo Usa, compresi quelli che nel 1985 disputarono proprio all’ Aqueduct la seconda edizione della Breeders Cup.
È indubbio che il nuovo progetto di Belmont Park sarà all’altezza di ogni aspettativa. Ma lo è altrettanto il fatto che nel cuore degli ippici newyorkesi, il Big A rimarrà un pezzo di storia indelebile.
























