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Home | People & Horses | Roberto Arioldi: 70 anni di grandezza

Roberto Arioldi: 70 anni di grandezza

La storia di un cavaliere, di un campione, di un formidabile uomo di cavalli: uno dei ‘valori’ migliori espressi dallo sport equestre azzurro

2 Dicembre 2025
di Umberto Martuscelli
Roberto Arioldi: 70 anni di grandezza

Roberto Arioldi (ph. UM)

Roberto Arioldi sale alla ribalta delle cronache del salto ostacoli italiano nella seconda metà degli anni Settanta. Un momento delicato e di grande confusione da un punto di vista tecnico, agonistico, dirigenziale: i due fratelli d’Inzeo stanno chiudendo la loro formidabile carriera agonistica, Graziano Mancinelli e Vittorio Orlandi sono prossimi a farlo, cioè i quattro campioni che hanno composto l’ultima squadra azzurra vincitrice di una medaglia alle Olimpiadi (Monaco 1972). L’Italia deve voltare pagina e trovare i ‘nuovi’ campioni.

La Fise vive un momento piuttosto delicato: il passaggio da un lunghissimo periodo caratterizzato dalla gestione di aristocratici e militari che hanno ovviamente beneficiato della presenza di quattro fuoriclasse formidabili produttori di vittorie in serie a quello in cui, a partire dalla fine degli anni Settanta, un presidente della Fise – Lino Sordelli: lombardo, industriale, borghese – è fermamente deciso a ‘popolarizzare’ lo sport equestre… (in parte forse ci riesce: ma quello in cui di certo riesce è inimicarsi duramente in vari momenti tutti e quattro i quattro Grandi… ).

Irrompe sulla scena agonistica questo ragazzo con una gran massa di capelli neri dallo stile molto particolare (da autodidatta, con le gambe che vanno da tutte le parti, con le mani che a ogni salto si muovono lungo l’incollatura passando dal garrese alle orecchie e dalle orecchie al garrese), in sella a una cavallina piccola, non particolarmente slanciata, anzi piuttosto tozza: baia, francese, si chiama Bellivienne, nata nel 1967. Il papà di Bellivienne è però uno stallone di grande prestigio: l’angloarabo Arlequin (1963-1986), padre nel 1972 del leggendario capostipite Zeus… La madre di Bellivienne, Thina, invece è un’illustre sconosciuta. Bellivienne arriva a Roberto Arioldi perché il suo proprietario non riesce a montarla.

Roberto è un ragazzo (nato il 29 novembre del 1955), monta quello trova, si arrangia come può, non dispone di grandi mezzi, possiede solo una determinazione e una volontà d’acciaio. Roberto Arioldi e Bellivienne vincono. A ripetizione. Debuttano in campo internazionale nel 1975, poi nel 1977 conquistano la medaglia d’argento nel Campionato d’Italia di salto ostacoli…

Quando Bellivienne finisce la sua carriera agonistica viene messa in razza. Roberto Arioldi nel frattempo non è più un ragazzo che per entrare nei salotti buoni del salto ostacoli azzurro deve chiedere permesso: lui ormai sta seduto sulle poltrone più comode. Oddio, seduto per modo di dire: in realtà non sta fermo un attimo, la sua vita è un continuo lavoro, un continuo costruire, una perenne ricerca di affermazione e consolidamento.

Lavoro, lavoro, lavoro: questo è il credo di Roberto Arioldi. In ciò sostenuto da una compagna che nel 1984 sposa non solo l’uomo, ma anche il cavaliere, le sue idee, i suoi principi, i suoi obiettivi e le sue priorità: Annina Rizzoli non è tipo da adagiarsi sulle morbide comodità di un cognome famoso, quello di una dinastia di editori di fama e prestigio internazionali, no, lei è decisa a costruire con Roberto qualcosa che prescinda totalmente dalle sue radici.

Roberto e Annina decidono di essere non solo un marito e una moglie, ma anche una squadra, un vero e proprio team. Decidono che per vivere di equitazione non ci si può affidare agli estri a volte un po’ sballati di proprietari di cavalli che dei cavalli spesso ignorano persino il nome. No, loro decidono di farseli in casa, i cavalli. Danno dunque vita all’allevamento della Loggia, e Bellivienne ne diviene una delle fattrici base.

Ma non è facile: per mandare avanti l’intera macchina ci vogliono soldi, soldi e ancora soldi. E allora ecco Roberto montare sempre, ovunque, a tutte le ore del giorno e della notte, sfruttando nel migliore dei modi questa sua innata dote di riuscire a cavare sangue dalle pietre. Arioldi monta di tutto, a tutti i livelli, e con tutto vince: gare basse, gare alte, gare riservate, garine e garette e gare importanti.

Quanti cavalli mediamente monta in gara ogni anno Roberto Arioldi? Impossibile dirlo: questo è compito del pallottoliere. Ma tutti, dal più famoso al più derelitto, hanno il merito di far crescere l’attività dell’allevamento e dell’azienda agricola di Roberto e Annina. Un allevamento in cui Bellivienne è la padrona di casa, mentre lo stallone base è Fougueux (ottimi trascorsi agonistici con Andrea Martini), un fratello pieno di quel Mokkaido con il quale Arnaldo Bologni costruisce la sua carriera internazionale: entrambi sono di razza angloaraba, figli di Dionysos II e Sérénité, da Israel.

Bellivienne nel 1989 con Fougueux mette al mondo Paprika della Loggia: piccola come la mamma ma con energia esplosiva che scorre nelle vene al posto del sangue. Roberto Arioldi in sella a Paprika arriva là dove non era mai arrivato prima nella sua carriera: diventa una colonna della squadra azzurra di salto ostacoli, in Piazza di Siena fa parte della formazione di Coppa delle Nazioni, nel 2000 vince il Gran Premio dello Csio di Modena “Pavarotti International”, primo e unico italiano capace di tale impresa…

Bellivienne e Paprika sono due stelle: ma sotto la sella di Roberto Arioldi il flusso di cavalli è inarrestabile… E i risultati della sua carriera sono fenomenali: sei titoli di campione d’Italia (record detenuto a pari merito con Graziano Mancinelli), partecipazione a un Campionato del Mondo, alle Olimpiadi di Atene 2004 e a quattro edizioni del Campionato d’Europa… Ma soprattutto a partire dal 1977 un totale di 89 presenze in Coppa delle Nazioni con la squadra azzurra, 95 considerando i campionati internazionali!

Non solo cavaliere, però. Anzi, è proprio nel ruolo di commissario tecnico della nazionale che Roberto Arioldi conquista un incondizionato apprezzamento da tutto il mondo degli addetti ai lavori fino a esser protagonista di un risultato storico: la vittoria nel 2017 della Coppa delle Nazioni di Roma dopo 31 anni dalla precedente… Quel giorno alla testa di una squadra composta da Piergiorgio Bucci su Casallo Z, Lorenzo de Luca su Ensor de Litrange, Alberto Zorzi su Fair Light van het Heike e Bruno Chimirri su Tower Mouche l’Italia intera vive un’emozione stordente, vibrante e per questo indimenticabile. E il condottiero di quella squadra è lui: Roberto Arioldi.

Lo sport? Sì, certo. Dei suoi 70 anni di vita Roberto Arioldi ne dedica… diciamo 60?, allo sport. Ma non è per questo che oggi tutti noi apprezziamo Roberto Arioldi. O meglio, anche per questo… ma principalmente per le sue qualità di essere umano: sì, le sue qualità di essere umano. Roberto Arioldi è un grande cavaliere: ma il grande cavaliere sta dentro un grande uomo.

Tags: people & horses roberto arioldi
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