Feste archiviate. Anno nuovo che è iniziato. Si ‘mettono via’ le ultime briciole del 2025 ed è per molti un momento di riflessione. Per fare bilanci e darsi obiettivi. Il 2026 sarà l’ennesimo challenge. Un altro anno in cui l’attenzione per ‘l’altro’ e la solidarietà rimangono al centro anche nel mondo dei cavalli.
Da una recente indagine in Gran Bretagna, paese che viene sempre guardato con attenzione quando si tratta di temi equestri, la fotografia che ritorna dal 2025 delle charities che si occupano di cavalli presenta numeri che fanno riflettere.
La World Horse Welfare ha trovato casa per 302 equini e ne ha presi in carico 200. Degli oltre 2200 cavalli ricollocati negli ultimi anni, nel 2025 ben 155 sono tornati indietro.
La Blue Cross, nonostante il programma pensato per aiutare i proprietari di cavalli in difficoltà con il loro mantenimento, nel 2025 ha registrato 434 accessi a fronte dei 212 dell’anno precedente.
Redwings ha preso in carico 51 equini mentre nel 2024 ne erano stati soccorsi 98. Ne ha ricollocati 93, cinque in più rispetto all’anno precedente.
La RSPCA ha dato ospitalità a 546 equini e ne ha ricollocati più di 200.
I responsabili di tutte le charity sono concordi nel riconoscere nell’aumento dei costi di gestione dei cavalli il primo motivo che porta molti proprietari alla dolorosa scelta di rinunciare al proprio amico pur di garantirgli una vita decorosa con qualcuno che abbia maggiore disponibilità economica.
La maggioranza dei casi infatti riguarda proprietari che coscientemente capiscono di non avere più risorse per mantenere in condizioni ottimali il proprio cavallo e lo affidano quindi alle associazioni di tutela e benessere. Poi ci sono i casi di ‘rescue’ di cavalli che vivono già una condizione di carenza alimentare, con proprietari che o non se ne rendono conto o pensano che quello di ‘stringere la cinghia’ sia un concetto che può benissimo riguardare anche i cavalli. Esattamente come le persone. A ciò si aggiungono i casi di maltrattamento e di abbandono, sui quali le charity intervengono sempre con tempestività e che sono spesso legati a fatti che finiscono tra le pagine di cronaca.
Ma anche le charity, perfino quelle britanniche, hanno i propri limiti. Secondo fonti di World Horse Welfare, molte associazioni hanno dovuto ridurre drasticamente la capacità ricettiva degli equini. Qualcuna ha dovuto chiudere i battenti in attesa di tempi migliori e altre hanno semplicemente chiuso per sempre. Anche per loro, il primo responsabile rimane l’innalzamento dei costi, soprattutto del foraggio. Al quale si aggiunge però anche la riduzione degli stanziamenti di solidarietà del governo che normalmente procurano quel po’ di ossigeno che serve. Proprio a causa delle ristrettezze economiche verosimilmente anche le donazioni non sono certo aumentate… Insomma un mix pericoloso che viene arginato solo dallo spirito con cui le charity affrontano la propria mission.
Per chi vuole donare in Italia
Anche in Italia lavorano con grande impegno diverse associazioni che si occupano specificamente di recupero e tutela dei cavalli. Le più note sono sicuramente Progetto Islander, Italian Horse Protection, Nibbio Alato, Horse Angels ma sul territorio nazionale – basta cercare nella propria regione – operano anche realtà meno conosciute che svolgono molto bene la propria missione di tutela e accoglienza per i cavalli che ne hanno bisogno.
Donazioni dirette, il 5×1000, sostegno occasionale o fisso. Ogni forma di sostegno e solidarietà è di solito molto apprezzata. E perfino attrezzature come coperte o fasce, se in buono stato, possono essere utili. Basta scegliere a quale associazione rivolgersi. Dopo di che… rimane la magnifica scoperta di quanto donare per una buona causa sia il regalo più bello che possiamo farci. A noi o ai nostri ‘colleghi’ di scuderia.























