Piergiorgio Bucci non è arrivato ad Aquisgrana per caso o per fare una gita di piacere o per vedere quanto bello è un Campionato del Mondo. Piergiorgio Bucci è arrivato ad Aquisgrana coronando un programma che lui ha avuto nella testa da mesi e mesi e mesi per sé stesso e per il suo cavallo (anzi: per i suoi cavalli).
Un programma che ha funzionato alla perfezione in ogni minima parte: il Campionato del Mondo di Aquisgrana lo ha dimostrato senza mezze misure. Questa è la conferma più importante in assoluto. Il suo 4° posto individuale e l’essere stato determinante per dare all’Italia la qualifica alle Olimpiadi (insieme ovviamente a Giulia Martinengo Marquet, Emanuele Camilli e Giacomo Casadei) non sono risultati estemporanei sbucati dal nulla per fortuna o per circostanze casualmente favorevoli, no: sono l’esito di un lavoro programmato, studiato, calcolato, dichiarato e finalizzato al raggiungimento dell’obiettivo. È questo l’aspetto entusiasmante del tutto che deve essere valorizzato al massimo: Piergiorgio Bucci ad Aquisgrana avrebbe potuto essere secondo, terzo, quinto oppure perfino primo, ma il piazzamento finale non avrebbe condizionato in alcun modo la considerazione e l’apprezzamento del suo lavoro.
Piergiorgio Bucci adesso vola alto con ali ferme e sguardo acuto proprio come il rapace che dà il nome alla sua città natale, L’Aquila. Il suo è un… volo che parte da lontano e che oggi trasmette la forza dell’esperienza e della consapevolezza, la maestosità di chi sta lassù perché è lassù che deve stare. Oggi Piergiorgio Bucci è come se avesse impugnato in una sola mano tutti i fili che hanno mosso la sua esistenza di atleta e di cavaliere, ma soprattutto di uomo di cavalli; come se lui fosse infine un grande fiume formato da decine di affluenti che, ciascuno lungo un percorso unico ed esclusivo, ne ingrossano le acque potenti e ricche di energia.
Piergiorgio Bucci c’è sempre nelle tappe fondamentali del salto ostacoli italiano degli ultimi vent’anni. La prima medaglia internazionale conquistata dall’Italia dopo quella di bronzo alle Olimpiadi del 1972? Campionato d’Europa 2009: lui in squadra. La prima vittoria in Coppa delle Nazioni in Piazza di Siena dopo trentun anni di attesa? Maggio 2017: lui in squadra. Il Gran Premio Roma che nel 2026 celebra i 100 anni di vita dello Csio di Roma? Lo vince lui. La qualifica alle Olimpiadi ottenuta dall’Italia per la prima volta dal 2004? Campionato del Mondo 2026: lui in squadra, e determinante per il risultato finale.
Sì, ma non sono solo i successi quelli che rendono Piergiorgio Bucci la stupenda realtà che lui è oggi, no: anzi, forse lo sono ancora di più le sconfitte, gli errori, i passi falsi, i fallimenti… che pure nel corso degli anni ci sono stati come è normale e umano che sia, ma che lui è stato capace di tramutare in combustibile per avere più autonomia, per avere più velocità, per essere consapevole che il viaggio durerà ancora a lungo. Questa è la sua fenomenale forza: Piergiorgio Bucci sa da dove viene, e per questo sa benissimo dove deve andare.
Ieri Piergiorgio Bucci nel Campionato del Mondo di Aquisgrana ha conquistato un risultato favoloso. La sfortuna gli ha negato una medaglia, ma la sfortuna è cieca e stupida. E siccome è cieca non sa dove colpisce. E siccome è stupida non sa che l’unico effetto che ottiene quando colpisce chi è forte è di renderlo ancora più forte.























