Una stella che nasce? A dire il vero è già nata da tempo: praticamente fin da quando era bambino Giacomo Casadei ha fatto eloquentemente capire di che pasta fosse fatto… Allora era piccolino e tondetto, adesso è altissimo e atletico: ma è sempre lui, un giovane cavaliere – 23 anni – di qualità purissima che ad Aquisgrana ha vissuto il suo primo Campionato del Mondo. Dopo averne disputati tantissimi d’Europa da children, da juniores e da young rider e anche quello di La Coruna 2025 (da seniores): una trafila contrassegnata da successi e medaglie, anche quella d’oro individuale ai Giochi Olimpici giovanili… ! Ma un Campionato del Mondo, e per giunta ad Aquisgrana, è decisamente un’altra cosa.
Ad Aquisgrana Giacomo Casadei ha montato benissimo una cavalla – Marbella du Chabli, la sua numero uno – che ha pregi notevoli, ma che costringe il suo cavaliere a non poter avere mai un momento di… relax. Il che, per certi aspetti, è ugualmente un pregio lungo il cammino di formazione di un atleta vero e proprio progetto di campione.
Ieri sera Giacomo Casadei è stato magnifico. Non solo in termini di tecnica in campo, ma anche e forse soprattutto dal punto di vista della mentalità, della preparazione psicologica, della freddezza e dello spirito di squadra (lui, il più giovane, l’ultimo arrivato… ).
Giacomo è entrato in campo dopo che Emanuele Camilli aveva vissuto quel brutto momento con Chacareno PS sfociato nel ritiro, quindi con una responsabilità enorme sulle sue giovani spalle: senza una prestazione e un risultato di livello a poco sarebbero servite le meravigliose magie di Giulia Martinengo Marquet e Delta de l’Isle, e quelle che probabilmente (poi certamente: ma c’erano pochi dubbi… !) avrebbe in seguito prodotto Piergiorgio Bucci su Hantano.
Insomma: ieri sera il percorso di Giacomo Casadei e di Marbella era uno snodo fondamentale, una specie di crocevia da cui si sarebbero determinate diverse direzioni per le sorti della squadra azzurra. Come si può essere sentito in tale circostanza un ragazzo di 23 anni al cospetto di un pubblico di 40 mila persone, sotto la luce dei riflettori, con gli occhi di tutt’Italia puntati addosso… ?
E in tale circostanza come può essersi sentito dopo aver saltato l’ostacolo numero uno e aver udito la barriera cadere a terra… ? Chiunque sarebbe probabilmente morto – in senso figurato… – in quel momento. Ma non Giacomo Casadei: il quale non ha fatto una piega, non ha cambiato nulla del suo programma di percorso, non ha esagerato con la pressione, non ha esagerato con la leggerezza, non ha aumentato troppo l’andatura, non ha contenuto troppo l’andatura, non ha fatto niente di più e niente di meno di quello che sapeva di dover fare. Sapendo di dover montare per la squadra. Per l’Italia. E lo ha fatto: magnificamente bene.
Alla fine non importa la sua classifica individuale. Sicuramente non importa più di tanto nemmeno a Giacomo stesso. Quello che importa è che ieri abbiamo ottenuto il nostro miglior risultato a squadre nella storia del Campionato del Mondo conquistando la qualificazione alle Olimpiadi di Los Angeles dopo 24 anni di assenza dalla competizione a cinque cerchi: praticamente l’età dello stesso Giacomo Casadei. E lui, Giacomo, è stato fondamentale per riuscirci.
























