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Home | Sport | Sport Equestri, crescita personale e relazione uomo-animale

Sport Equestri, crescita personale e relazione uomo-animale

'L'importanza degli Sport Equestri per la crescita personale attraverso la relazione uomo-animale' del dottor Gianluigi Giovagnoli, responsabile veterinario Fise

4 Marzo 2024
di Maria Cristina Magri
Sport Equestri, crescita personale e relazione uomo-animale

Manuel Fernandez of Dominican Republic competes in the final of equestrian team jumping during the Central American and Caribbean Games in Santo Domingo, Dominican Republic, 03 July 2023. EPA/Orlando Barria

Bologna, 2 marzo 2024 – Gianluigi Giovagnoli, medico veterinario è responsabile del settore veerinario Fise.

Ci ha inviato un suo approfondimento sul tema: ‘L’importanza degli Sport Equestri per la crescita personale attraverso la relazione uomo-animale e l’attuazione dei concetti di One Health e One Welfare’, che molto volentieri condividiamo di seguito con i nostri lettori.

Introduzione

Gli Sport Equestri, per chi non li pratica e magari li osserva superficialmente, potrebbero apparire solo come una forma di autogratificazione o di intrattenimento, anche molto spettacolare. Tuttavia, ben oltre la luce di questi riflettori, ad un’analisi più complessa e profonda, rappresentano una manifestazione tangibile dell’intima relazione tra l’uomo (animale umano) e gli altri animali, in particolare tra l’uomo e il cavallo.

Questi sport in realtà vanno ben oltre la competizione e l’addestramento tecnico, concretizzando un fondamentale veicolo per esplorare e promuovere la connessione intrinseca tra l’umanità, gli animali, l’ambiente e la natura. Appare così cruciale ricordare l’importanza, non solo storica, antropologica, culturale, psicologica e sociale degli Sport Equestri, quale prezioso ed unico strumento per approfondire la comprensione di sé stessi, della relazione uomo-animale e quindi dei principi di One Health e One Welfare1.

La relazione uomo-animale negli sport equestri

Negli Sport Equestri, la relazione tra l’uomo e il cavallo è al centro di ogni aspetto. I cavalieri devono saper sviluppare un rapporto basato sulla piena collaborazione e complicità del cavallo. Senza tale collaborazione i gesti atletici sarebbero troppo contratti, duri e richiederebbero un costo energetico ed emotivo che non consentirebbe un adeguato svolgimento di ogni tipo di esercizio o performance. Perché ciò avvenga è fondamentale una stretta collaborazione reciproca che nasce solo dalla fiducia.

Reciproca.

La fiducia è un sentimento molto raro e complesso, anche tra umani sono poche le persone verso cui si ha un’assoluta fiducia, a cui si darebbero tutte le credenziali di home banking o a cui si affiderebbe la propria vita. Bene, quando si sale in sella e ci si eleva da terra, in completa fusione con circa 600 kg. di muscoli e pura forza della natura, sia per eseguire una serie di gesti atletici in allenamento o per confrontarsi in gara, la fiducia deve essere totale. Solo grazie a tale affidamento reciproco i gesti saranno fluidi, eleganti ed efficienti, come accade in una coppia di ballerini o pattinatori acrobatici.

Anche il concetto di gara, come per tutti gli sport, in ultima analisi, non è mai contro un “altro”, ma è sempre una prova per comprendere se stessi ed i propri limiti.

Così negli Sport Equestri le gare possono apparire come una competizione contro altri binomi composti da diverse coppie di atleti (atleta cavallo-atleta cavaliere), ma in realtà non sono altro che l’espressione del lavoro fatto a casa, dell’esercizio, coordinamento, armonia e fiducia reciproca che si è riusciti ad avere per superare i vari e diversi “ostacoli” (o difficoltà) che ci si può trovare di fronte.

Così, come una metafora di vita, il superamento insieme delle difficoltà (ostacoli o altro che sia) contribuisce a rendere il legame sempre più stretto ed intimo.

Da questo specifico punto di vista le “sconfitte” non sono mai dei drammi, ma anzi, delle preziose lezioni per comprendere dove ed in cosa si è sbagliato e, paradossalmente, spingono verso una vera crescita, non solo tecnica, ma soprattutto del rapporto, così come avviene nei rapporti umani di fronte le difficoltà: o si cresce insieme o ci si separa.

E’ per questo che l’equitazione, insegnando ad osservare, “ascoltare” e cercare di capire l’ “altro” ha una grande funzione formativa del carattere delle persone, trasformandole in veri e propri leader che, senza mai essere violenti e aggressivi, sapranno conquistare la fiducia dei propri compagni di viaggio: l’autorevolezza non è mai imposta, ma concessa dagli “altri”.

Allo stesso modo il cavallo “concede” di essere guidato, fino a quando il cavaliere non chiede il suo aiuto per uscire fuori da una situazione difficile. Questo è il binomio.

Si spiega quindi come una profonda fiducia, comprensione, rispetto e amore per i loro cavalli siano la conseguenza di una comunicazione non verbale e sintonia emotiva imprescindibili e fondamentali, quali strumenti nascosti e poco apparenti, per il successo nelle competizioni.

Questa relazione poi non si limita al solo ambito agonistico che appare sotto gli occhi del grande pubblico, ma emana da una cura quotidiana e da un’educazione reciproca tra cavallo e cavaliere, evidenziando l’importanza di una collaborazione che non può che essere armoniosa e rispettosa.

Non a caso si utilizza il termine educazione, perché in questo termine pedagogico si vogliono riconoscere l’insieme dei processi attraverso i quali entrambi i soggetti acquisiscono conoscenze reciproche (per es. il cavaliere impara ad “interpretare” quello specifico cavallo, rispetto agli altri), abilità (non solo atletiche, ma anche comunicative) e bisogni (esigenze soggettive di ogni singolo individuo).

L’importanza della relazione uomo-animale

La relazione uomo-animale in questo caso va oltre il comune e semplice rapporto padrone2-animale domestico; è un legame profondo basato sulla fiducia (non passate velocemente oltre questo termine di cui già si è detto, soffermatevi ancora una volata sulla sua importanza e su quanto sia facile perderla in modo irreversibile e sull’affidare la propria vita e sicurezza ad un altro essere, sia esso un cane per ciechi o un cavallo, insieme al quale si compiono esercizi che, di fatto, divengono una scusa, un mezzo per conoscersi), sull’affetto reciproco e sulla comprensione delle necessità e dei comportamenti che tipizzano ed identificano l’altro.

Gli sport equestri offrono quindi un’opportunità unica per coltivare e celebrare questa intima e reciproca relazione, poiché richiedono una costante, interdipendente e stretta collaborazione tra il cavaliere e cavallo.

Questo legame porta tradizionali benefici materiali per entrambi, che sono all’origine del patto ancestrale che ha portato al processo della domesticazione e che, sommariamente, sono: per il cavallo, la difesa dai predatori, dalle malattie, dall’a volte impietosa e pericolosa gerarchia del gruppo, l’accesso a cibo e acqua e più in generale la cura; per l’essere umano, hanno storicamente comportato una maggiore e più veloce mobilità che spesso ha rappresentato una discriminante tra la vita e la morte.

Ora, in questo periodo storico, per l’umanità sempre più cittadina e lontana dalla natura e immersa in realtà virtuali e ritmi talmente veloci da essere, talvolta, al limite dall’alienazione, il cavallo offre uno specchio in cui riflettersi, un essere vivente “altro” che ci ricorda la nostra più antica e profonda natura di aimali umani, che legge tutto il linguaggio non verbale: gesti, movimenti, secrezioni, odori e suoni che raccontano di ciascuna persona una verità che spesso non si è più in grado né di riconoscere, né di accettare.

Quante persone celano per esempio delle paure profonde dietro i comportamenti più svariati di arroganza, timidezza, aggressività, evitamento, fuga… e magari raccontandosi pure, con delle scuse, che no, non hanno paura.

Ecco, difronte a un cavallo, non si riesce a fingere perché l’animale coglie quell’essenza che è nascosta ai più e spesso anche a se stessi. Uno specchio che con il suo comportamento riflette cose a cui non si è più abituati a pensare.

Per esempio la fretta, un concetto che, di fronte al cavallo, spesso porta solo a disastri, un concetto che, se si impara a scorporare dall’ansia, ci riporta a un equilibrio e ad una salute, quasi dimenticate.

Su questo argomento gli esempi sarebbero infiniti, ma qui basti pensare agli Interventi Assistiti con gli Animali ed alla loro incredibile efficacia e a come l’animale, riconoscendo le diverse fragilità e, senza alcun (pre)giudizio si esprime, accogliendole e magari aiutando a superarle, con una semplicità disarmante rispetto a ciò che prima sembrava insormontabile.

Questo intimo rapporto con l’animale, nato dalla scusa di “ballare” insieme crea, inevitabilmente, un legame che non è solo fisico, di equilibrio, coordinamento e di sinergia del gesto atletico comune, ma che è, prima di tutto, di fiducia, affettivo e imprescindibilmente reciproco.

In fine il cavallo può anche contribuire alla crescita della consapevolezza ambientale e della connessione con la natura, quale forma di “igiene mentale” per un’umanità che sembra aver dimenticato quanto la sua espressione genetica e psicologica sia molto più affine ad un albero, un prato e ad un animale, rispetto ad una metropolitana.

One Health e One Welfare negli sport equestri

I principi di One Health (interdipendenza della salute umana con quella degli animali e dell’ambiente3) e di One Welfare (interconnessione del benessere umano con quello degli animali e dell’ambiente4: un uomo è più felice se circondato da animali sani e da un’ambiente naturale e sano) promuovono un approccio nuovo ed olistico alla salute e al benessere che riconosce l’importanza dell’interconnessione tra la salute umana e quella animale e dell’ambiente. Un approccio universalmente riconosciuto come fondamentale per il futuro dell’umanità in ragione dei benefici e rischi reciproci conseguenti tali collegamenti. Negli sport equestri, questa interconnessione è particolarmente evidente, poiché la salute e il benessere del cavallo sono intrinsecamente legate a quelli del cavaliere e viceversa.

Inoltre, la pratica degli sport equestri richiede una comprensione profonda dell’ambiente naturale in cui vivono i cavalli e delle pratiche di gestione quotidiane e sostenibili che promuovono il benessere degli animali e la conservazione dell’ecosistema circostante.

Conclusioni

Gli Sport Equestri non sono solo competizioni di abilità e prestazioni, ma sono anche una manifestazione della bellezza, della complessità e della reciproca utilità della relazione uomo-animale-ambiente.

Attraverso la pratica di questi sport, possiamo approfondire la comprensione di noi stessi, della natura e della nostra inevitabile connessione con il mondo animale e con l’ambiente.

Inoltre, gli sport equestri offrono un terreno fertile per promuovere i principi di One Health e One Welfare, evidenziando l’importanza di una visione integrata della salute e del benessere che abbraccia l’intera comunità globale, umana e animale.

1 Si veda G. Giovagnoli “One Life: oltre gli orizzonti di One Health, One Welfare ed Ecompatibility”m pag. 25-29 In AAVV “Ripartire dalla natura: l’approccio One Health per promuovere la salute e il benessere”, Ed. Erikson, 2023, pp. 50

2 Il termine “padrone” appare obsoleto ma si deve riconoscere che è un termine ancora molto diffuso e qui lo si usa anche per le implicazioni di responsabilità civili e penali che sottintende.

3 https://www.who.int/health-topics/one-health#tab=tab_1

4 https://www.onewelfareworld.org/about.html

Dr. Gianluigi Giovagnoli

(DVM – PhD – Spec.Sal.Anim. – ESMASS)

Tags: gianluigi giovagnoli one ealth one welfare veterinario
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