Lorenzo Costa ha girato tutto il mondo: ma si è accorto che il territorio dove è nato, la Val d’Alpone, è quello che gli parla di più di tutti gli altri.
Quello che riesce a percepire in modo più profondo, a capire meglio: e secondo noi, proprio per questo, gli viene così bene farlo scoprire agli altri.
E’ lì che ha creato la sua Country House Horse Asd, dove accoglie cavalieri e amazzoni che vogliono fare proprio in sella questo angolo della provincia veronese.
Lorenzo, partiamo dalle basi: come nasce la sua attività?
“Fin dall’inizio l’idea è stata quella di fare equitazione di campagna vera, valorizzando il territorio e creando una rete con cantine, agriturismi, bed and breakfast e ristoranti. Non solo offrire un servizio, ma costruire un’esperienza completa per chi viene qui”.

Qual è l’elemento che rende davvero unica la sua proposta?
“Portare le persone in luoghi dove normalmente non si va. Far scoprire il territorio in modo autentico, fuori dai percorsi più battuti”.
Parliamo del territorio: siamo nell’area del Soave?
“Siamo in Val d’Alpone, un territorio che io chiamo “Volcanic Wild Park”: vulcanico per la natura del suolo, “wild” per l’ambiente ancora molto naturale, e poi c’è il vino, che qui è di altissimo livello”.
Quali sono le principali produzioni vinicole della zona?
“Tre in particolare: il Soave, da uva Garganega, che assorbe moltissimo dal terreno vulcanico; la Valpolicella, con Amarone e Ripasso nella parte più alta; e il Durello, un vino riscoperto negli ultimi anni, oggi molto apprezzato soprattutto nella versione spumantizzata”.
I suoi trekking seguono anche questi percorsi enogastronomici?
“Sì, ad esempio uno dei percorsi più rappresentativi è il trekking “Tre Vini”, che attraversa appunto Soave, Durello e Valpolicella: un giorno dedicato ad ogni vitigno. È un viaggio nel territorio attraverso il cavallo e il vino”.
Quali altre tipologie di trekking organizza?
“Propongo anche itinerari di due, cinque e otto giorni – o uno soltanto. Sono tutti percorsi ad anello, con partenza e ritorno al maneggio, ma molto ampi, con tanti chilometri e ambienti diversi. Il trekking di due giorni è quello della Val d’Alpone e dei fossili: si arriva fino a Bolca, dove c’è uno dei siti fossiliferi più importanti al mondo. Il cinque giorni esplora tutta la valle fino ai 900 metri, mentre quello di l’otto giorni arriva fino alle aree cimbre, e permette di vedere anche il Lago di Garda da quota 1200 metri”.
A chi sono rivolti questi trekking?
“I trekking di più giorni sono riservati a chi arriva con il proprio cavallo. È una scelta precisa, nata dopo alcune esperienze difficili: voglio garantire il benessere dei miei cavalli e la sicurezza del viaggio”.
Quindi è anche una selezione sul livello dei binomi?
“Sì, perché chi ha un cavallo proprio di solito ha anche esperienza. Ma serve comunque una preparazione specifica: qui si lavora su terreni vulcanici, con tanti dislivelli e fondi molto vari. Servono cavalli abituati a lavorare in salita, in discesa e su terreni misti. È fondamentale. Non è un territorio “facile”: è bellissimo, ma richiede rispetto e preparazione”.
E per chi non ha un cavallo?
“Per il trekking di un giorno metto a disposizione i miei cavalli: una Quarter Horse, un Mustang e un Purosangue Arabo. Sono cavalli selezionati, allenati, con struttura e testa giusta per questo tipo di lavoro”.
Oltre al cavallo, in questo progetto c’è anche una forte componente turistica: come la gestisce?
“Ho creato collaborazioni con diverse cantine del territorio. Dopo le uscite a cavallo, i clienti possono visitarle con degustazioni guidate. È un modo per completare l’esperienza”.

È vero che porta i clienti anche dentro il castello di Soave a cavallo?
“Sì, ed è una cosa unica. Si può arrivare al castello, visitarlo con una guida professionale e, per chi vuole, vivere anche l’esperienza in costume medievale. È molto apprezzata, soprattutto dagli ospiti stranieri”.
Il suo pubblico è più italiano o internazionale?
“Molto internazionale. Ho visitatori da Stati Uniti, Germania, Olanda, ma anche da altri Paesi. Il territorio attira molto. E sono persone attente alla qualità, un aspetto su cui ho sempre puntato. Niente gruppi numerosi: massimo due persone. Voglio garantire un’esperienza curata, sicura e rispettosa del cavallo”.
Ecco, il rispetto del cavallo: quanto conta per lei il benessere animale?
“È centrale. Ho investito in strutture e soluzioni specifiche: paddock, sistemi di raffrescamento con oli essenziali, acqua riscaldata d’inverno. Il cavallo deve stare bene sempre, non solo quando lavora. E lavoro i miei cavalli sempre senza forzature: niente metodi coercitivi. Il cavallo va capito, non ci si deve imporre con la forza. È un percorso più lungo, ma dà risultati completamente diversi: come sono sempre diversi i cavalli, del resto, esattamente come le persone. Ognuno ha inclinazioni e talenti diversi, e ognuno va capito nella sua unicità”.
Se dovessi riassumere in una frase l’esperienza che proponi?
“Scoprire un territorio unico, a cavallo, con rispetto, lentezza e qualità: affacciandosi da quelle che chiamo ‘le mie finestre sul mondo’, e che regalano panorami indimenticabili, notti che hanno una coperta di stelle, albe e tramonti da guardare seduti su un vulcano spento, con tutto il tempo per farli entrare dentro al cuore e portarli via per sempre “.
























