Il Palio dell’Assunta? Tutto bello, grande spettacolo, trasmesso oramai con continuità anche in Tv ma… Quello che ha contraddistinto l’edizione di questo 18 agosto ha presentato il conto di alcune criticità da non minimizzare e fin qui poco considerate. Attenzione, non stiamo parlando dell’annoso pro o contro che circonda la centenaria manifestazione senese. Non è possibile banalizzare tanto le ragioni di chi letteralmente vive per questo evento e neppure quelle di chi lo ritiene un retaggio per quanto storico fuori dalle logiche del nostro secolo.
Quello che preme invece evidenziare è come sia letteralmente impossibile controllare una folla ‘caricata a molla’ per dodici mesi. E conseguentemente anche la sicurezza.
Esattamente come è impossibile condurre una corsa ‘normale’ con una partenza che non dura mai meno di mezz’ora quando va bene.
Facciamo un esempio del buon padre di famiglia. Quando ai giardinetti si vede il bambino che esagera, preso dall’euforia del gioco, lo si fa rallentare. Lo si riporta a un livello di adrenalina che gli consenta di capire e scegliere con raziocinio. Fosse anche solo per evitare che si faccia male.
Nella magnifica Piazza del Campo, al Palio, succede esattamente il contrario. Si fa salire la pressione. E ancora e ancora fino a… Fino a che diventa impossibile controllare la folla. E quando la folla è incontrollabile (o incontrollata), può succedere qualsiasi cosa. Anche che un contradaiolo si butti davanti al cavallo. Che il cavallo cada. O anche che il fantino finisca all’ospedale.
Ed è andata molto bene: Tittia è in osservazione con trauma cranico e una sospetta lesione a una vertebra. Il cavallo, Anda e Bola, si è rialzato e, come racconta nel pezzo la nostra brava Maria Cristina Magri, più o meno inconsciamente ha fatto da scudo al suo fantino.
Ma quello che rimane sotto gli occhi di tutti è che avrebbe potuto andare molto peggio. E in tantissime diverse circostanze. Perché l’incidente è l’incidente ma quando non c’è il controllo della folla o dei cavalli, anzi quando si punta proprio su un clima di ebbrezza dionisiaca per glorificare un evento finisce che la sicurezza diventa impraticabile. Quella delle persone e quella degli animali.
Con l’esperienza dei fantini di Piazza del Campo non è credibile che per allinearsi dietro il canape ci voglia così tanto tempo. Tempo in cui i cavalli subiscono una pressione enorme: difficile pensare la trovino divertente.
Che dire dell’invasione della pista… È comprensibile la gioia, l’euforia ma vi immaginate se la stessa cosa succedesse ogni domenica in ogni stadio? O alla fine di un Gp di Formula 1, mentre le macchine stanno ancora arrivando?
I contradaioli del Palio sono più tifosi, si potrebbe obiettare. Benissimo. E allora le misure di sicurezza devono essere proporzionalmente maggiori. E vanno fatte osservare rigidamente.
Per tutti coloro che ci tengono tanto, ne va del buon nome di questo evento. Che piaccia o meno.






















