Il Kirghizistan è tornato, senza prepotenza ma con continuità, al centro di molte cronache economiche.
E’ di ieri una nota di agenzia che celebra recenti esportazioni kirghize di prodotti agricoli verso la Cina (23 tonnellate di albicocche secche, cui seguiranno olio, vino e ortaggi) e di ben 144 cavalli verso l’Arabia Saudita.
Il che non sorprende, vista la lunga tradizione allevatoriale dei kirghizi, grandi cavalieri che per secoli avevano nei loro cavalli una delle armi più efficaci.
Terra fatta per galoppare, il Kirghixzistan: ma incidentalmente, vista la sua strategica posizione incastonata tra Cina, Kazakistan, Uzbekistan e Tagikistan è un corridoio naturale tra CIne ed Europa, Russia e Asia meridionale.
Grazie alla guerra in Ucraina e alle susseguenti sanzioni verso la Russia le rotte commerciali alternative hanno visto aumentare moltissimo la loro importanza: di qui il recente aumento delle notizie dal Kirghizistan.
Con la guerra in Ucraina e le sanzioni alla Russia, le rotte commerciali alternative sono diventate cruciali: e il Kirghizistan è proprio lì, instabile ma non autoritario, con poco petrolio ma abbondanti risorse di oro, terre rare e acqua.
In tutto ciò, i paese sta facendo molto per valorizzare la propria tradizione nomade mettendo il focus sulla propria tradizione equestre, la bellezza dell’ambiente naturale e la possibilità di un turismo lento e sostenibile.
L’agenzia economica «Akchabar» segnala inoltre che la vendita di frutta secca, miele e prodotti trasformati si sta sviluppando anche attraverso piattaforme online, ampliando le opportunità commerciali per le imprese kirghise.























