Per lei non ci sono mai state domande o incertezze: quando è nata – il 9 giugno 2003 – suo padre Bruno era già uno dei grandi nomi del salto ostacoli azzurro. Lei lo ha visto sempre così dal momento in cui ha capito cosa significasse il rapporto tra essere umano e cavallo nello sport. Forse inconsapevolmente anche da prima di quel momento. Per Elisa Chimirri è sempre stato ‘normale’ vedere suo padre Bruno così: bravo, forte, vincitore, capace di dare tutte le risposte, capace di spiegare, di insegnare, di indicare la via.
Ma per lui, per Bruno? Pensate: il solo fatto di diventare genitore costituisce un’emozione che ribalta la vita, letteralmente. Non si pensa più per sé stessi: si pensa per due (o per tre, quattro… ) come mai prima. Si sente per due: come mai prima. Si fanno cose, si pensano cose, si vogliono cose come mai prima di quel momento. Inizia una vita diversa. Cioè: più che una vita diversa, un’altra vita.
Un genitore di fronte a un figlio che cresce si pone le inevitabili e talvolta angosciose domande: starò facendo bene? Sono una brava madre o un bravo padre? Cosa posso fare di più e meglio? Sto sbagliando? Troppa severità? Troppa permissività? E’ la via giusta? E il bello – o il brutto! – è che non c’è mai una risposta definitiva.
Una Coppa delle Nazioni. La gara più importante in assoluto: non per via del montepremi, o delle stelle, o degli avversari, o del luogo, no… Più importante in assoluto perché si gareggia per il proprio Paese. Si rappresenta il proprio Paese. Sempre e comunque in una Coppa delle Nazioni. I cavalieri italiani in Coppa delle Nazioni sono l’Italia.
Bruno Chimirri di Coppe delle Nazioni nella sua carriera ne ha fatte tante. Prima di quella di ieri a Salonicco erano 59. Quella di ieri quindi è la numero 60. Ma per lui è la numero uno. Perché insieme a lui c’era Elisa. Lei al debutto. Lei davvero alla sua prima Coppa delle Nazioni: insieme suo papà. E con anche Roberto Turchetto e Matteo Zamana l’Italia ha vinto.
Insomma, è una storia. Tra l’altro inedita: mai un padre e una figlia avevano fatto parte della stessa squadra in Coppa delle Nazioni per l’Italia prima di ieri. Vestendo entrambi l’uniforme dell’Arma dei Carabinieri. Questa storia sarebbe stata una storia anche se l’Italia non avesse vinto. Anche se per Bruno Chimirri fosse stata la presenza n. 58 o 63. Anche se per Elisa Chimirri non fosse stata la Coppa del debutto. Ma invece…

























