Anche guardando la pagina Instagram di FZ Team, Allevamento Cavalli Sportivi in quel di Treviso, dalla sequenza di immagini dedicate ai cavalli di casa sembra che le idee sul tipo da ottenere siano molto chiare.
Chiediamo se la nostra impressione è quella giusta proprio a Franca Zanetti: perché è lei che ha voluto e fatto tutto sin dall’inizio, come affermano giustamente orgogliose quella ‘F’ e quella ‘Z’ della sigla.
«Certamente, è vero: questa impronta è una caratteristica per cui alcuni mi amano e altri magari mi odiano: ma sono testona, quando voglio una cosa devo arrivarci e si vede anche dai cavalli che allevo».
Quale è il cavallo che vuole ottenere?
«Voglio fare cavalli da Olimpiadi, cavalli importanti per vederli domani a saltare le gare grosse. Poi certamente, non tutti escono così: ma sono comunque cavalli adatti a essere venduti, facili da commercializzare».
Non è semplice creare cavalli ‘facili da vendere’.
«No, non è facile, servono anni e anni di selezione. Non guardo le mode per gli stalloni, cerco sempre di fare l’accoppiamento migliore: per ogni mamma studio il suo stallone ideale. Perché un allevatore vero sa benissimo che un cavallo non è adatto a tutte le fattrici, se vuoi allevare bene devi cercare di correggere i difetti della tua cavalla e i difetti dello stallone. L’obiettivo è cercare gli incroci più perfetti possibile. Poi, come sempre, serve tanta fortuna».
L’Embryo Transfert corre il rischio di estremizzare queste ‘mode’ genetiche, permettendo anche alle cavalle di generare più puledri in un anno?
«Cerco sempre di fare l’E.T. con intelligenza: oggi tutti lo usano per far cassetta, io no. La mia scelta è determinata dal fatto che magari ho una cavalla anziana che ha prodotto benissimo ma posso chiederle ancora pochi puledri. O per avere figli da ottime cavalle sportive che non vorrò mai far partorire: ne ho già viste morire di parto, ed è stato un dolore enorme. Questo non toglie che io sia affezionata moltissimo anche alle mie ‘riceventi’: che per vari motivi sono adatte a un compito così speciale».

Che cavalle usa come fattrici riceventi, cioè quelle che portano a termine la gravidanza e poi crescono il puledro?
«Principalmente Trottatrici francesi, ma anche cavalle da salto che magari hanno lastre brutte, o hanno avuto problemi da piccoline. Ho anche diverse Purosangue Inglesi: è molto importante che comunque abbiano un bel carattere, siano buone mamme».
Molti dei vostri cavalli discendono da Isanca, la cavalla che acquistò quando aveva 18 anni.
«La seconda cavalla della mia vita in ordine cronologico dopo il primo, il maestro Pommery che mi ha fatto iniziare: era costato l’equivalente di 800 Euro di oggi, non eravamo ricchi e mio padre (allevatore di Trottatori) disse che poteva prendermi quello. Poi a 18 anni mi scelsi Isanca: era il 1991, feci tutto da sola. Ero già pazza delle genealogie: lei mi piacque perché oltre ad essere bellissima, morella, aveva un carattere da guerriera, molto insanguata. Montandola mi dava tanta sicurezza. E mi piaceva la sua genealogia: era una nipote di Cor de la Bryère: ero davvero innamorata di lei, e lo sono ancora».
Riesce a rivederla nella sua discendenza?
«Sempre. Anche se lei magari adesso è in terza, quarta generazione, sono tutti identici a lei, fantastici. Sono cavalli con salute, carattere forte, non hanno paura di niente. Veri cavalli da sport. Non per niente Isanca per linea materna era Trakehner: cavalli guerrieri. Linee storiche, come certi maestri da cui ho avuto la fortuna di poter imparare: perché la cultura è molto importante per allevare bene. Da quando ero piccolina ho seguito mio padre con i suoi Trottatori, lo aiutavo in tutto e ho imparato tanto: soprattutto che c’è sempre da imparare da chi è più bravo di noi e ha più esperienza. Le caratteristiche che ho amato così tanto in Isanca e che rivedo nei miei cavalli di oggi sono quelle che avevo studiato, cercato, osservato nei tanti viaggi fatti nelle terre dei cavalli. Lei è morta a 35 anni, nel 2020, durante il Covid: ogni tanto mi sembra ancora di vederla nel suo box, mi manca tanto ma in fondo è sempre con me: perché è lei che mi ha permesso di fare tutto».
Non tutto il male viene per nuocere
«Dopo un anno che avevo Isanca si è fatta male, aveva 7 anni: una lesione a un sospensore. L’ho ingravidata, quindi sono rimasta un anno senza montare e ho pensato che intanto le potevo far avere un bel puledro. Poi con lei sono tornata di nuovo a saltare, anche qualche gara grossa e ho montato in concorso anche la figlia».
























