Piccolo viaggio lungo la Via Emilia, tra vini e cavalli: Cesena

Un viaggio lungo questa antica strada può diventare una piccola avventura in quattro dimensioni: territorio, enologia, storia ed equitazione

Silvia Elena Resta e Zar, foto ©Maurizio Polverelli www.mauriziopolverelli.com
Bologna, 5 maggio 2020 –  Visto che non si può uscire dalla propria regione, facciamo un ripasso: ma come sempre in sella e brindando alla salute di tutti.

Da dove cominciamo? dalle parti di casa nostra, ovviamente, che non c’è bisogno di andare chissà dove per scoprire – o riscoprire – posti interessanti.

Che per chi scrive sono tutti attorno alla Via Emilia: duecentosessantadue chilometri precisi, una riga tirata dritta da Rimini a Piacenza voluti dal console romano Marco Emilio Lepido nel 187 a.C. per facilitare gli scambi commerciali e unire i territori dei Galli Boi – finalmente domi – alla via Flaminia.

E’ lei la spina dorsale dell’Emilia-Romagna, dove vive gente apparentemente placida ma che ama coltivare qualche vezzo di spigolosa unicità.

Che in fondo non sono bastati duemila anni di connessione continua per smorzare le caratteristiche degli uni o degli altri: ogni pezzetto di questa benedetta terra rimane armonizzato al resto, sì, ma ben distinto da sapori e caratteristiche proprie.

Come un buon vino che ti basta un sorso per capire se hai a che fare con un Lambrusco di Sorbara o un Sangiovese, o come un buon cavallo – che lo sappiamo tutti non ce n’è uno davvero uguale all’altro.

Una cosa che unisce emiliani e romagnoli c’è, ed è una faccenda che va per bipedi diagonali: è il trotto, passione comune che si è poi evoluta scoppiettando in quella per i motori – di macchine o motociclette poco importa, basta che battano forti e regolari proprio come quattro zoccoli bene accordati e diano modo di vedere chi è capace di arrivare primo.

La Via Emilia diventa un viaggio, una sfida, un campo di prova e una opportunità, un modo per raccontarsi e ricordare.

Dai su, venite con noi: che basta prendere un cavallo e si arriva dappertutto.

Prima tappa: Cesena

Silvia Elena Resta ed il teatro equestre Le Zebre

Non si può pensare a Cesena senza il suo ippodromo: costruito nel 1922 è oggi una struttura dedicata al trotto gestita in modo altamente professionale da HippoGroup Cesenate Spa.

E a Silvia Elena Resta, addestratrice istruttrice e artista equestre molto cara al nostro pubblico più giovane che conosce bene lei e il suo Fidalgo, il cavallo portoghese morto da pochi mesi che ha condiviso con lei tanti anni di vita, lavoro e affetto.

La loro storia ha commosso tanti, ma la vita continua e adesso con Silvia c’è Zar: anche lui con occhi azzurri ma di manto Cremello, con una diversa personalità e una diversa storia.

«Fidalgo è sempre stato il mio prediletto» ci racconta Silvia «ma sapevo che avrei dovuto trovare un altro cavallo prima della sua pensione e che non sarebbe stato facile trovare un sostituto all’altezza. Ci ho messo 5 anni, poi ho visto lui alla fiera di Golega, in Portogallo. Era solo un puledro ma aveva un mantello speciale, quasi dorato, due occhi azzurri folgoranti e un nome che sembrava fatto apposta, Brillante de Zar. Ho iniziato ad addestrarlo e ora siamo qui, ha già fatto diversi spettacoli tra cui la Madame Butterfly, cavallo di battaglia di Fidalgo: una diversa interpretazione naturalmente, ma altrettanto affascinante. Durante l’estate ci esibiremo all’ippodromo di Cesena agli appuntamenti di corse. La nostra Compagnia di Teatro Equestre è formata da amazzoni che oltre a montare a cavallo si esibiscono come danzatrici e in acrobatica aerea: tutte di Cesena e dintorni, come Nicoletta Amaduzzi ed Elisa Brunetti».

Teatro Equestre Le Zebre, presso La Baglina di Cesenatico e teatro situato a Gatteo, nella provincia di Forlì-Cesena.

E per il vino? scegliamo il Romagna Dop Cagnina: è un rosso fermo, secco e di corpo che ha come componente principale dell’uvaggio il Refosco. Ottimo con i dolci, pasticceria secca e ciambella romagnola annegano volentieri con lui.

Ma anche l’Albana DOCG : è ottenuto al 100% da uve Albana, un vitigno che si coltiva solo qui in Romagna e vanta una patente di nobiltà di tutto rispetto. Noto già nel 1495 e ben conosciuto ai tempi dei romani regala un bianco dal colore dorato e sapore asciutto, caldo e armonico. E’ stato il primo vino italiano ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata e Garantita.

Dopo Cesena, Faenza e il Museo Internazionale della Ceramica in Faenza.

Una pausa d’arte ci sta bene in un viaggio che vuole toccare campi dove la sensibilità è elemento indispensabile: che sia tatto equestre o naso per il profumo di un bouquet di bollicine non fa molta differenza, è comunque un buon esercizio di occhio e finezza.

Per cui consigliamo una sosta ad un museo che ha dimostrato coi fatti di non aver paura delle cadute: nello specifico, la caduta delle bombe che durante l’ultima guerra hanno irrimediabilmente danneggiato la raccolta delle collezioni che dal 1908 si accumulavano nelle sue.

Il MIC ha ricominciato da capo, la rete di collaborazioni internazionali e la passione di volontari e faentini ha fatto il resto: e sì, se cercate bene ci sono anche dei cavalli…maniaci che non siete altro.

E per brindare? Romagna Dop Sangiovese: il re della Romagna.

Fermo, rosso, profuma di fiori e more, è leggermente tannico ma in modo gradevole e leggero e viene prodotto con almeno l’85% di uve Sangiovese. Perfetto per primi asciutti con ragout di carne e arrosti, bolliti, castrato ai ferri.