La scena è stata ben raccontata dal video che ha diffuso oggi Progetto Islander. Un cavallo a terra sui sanpietrini, il vetturino che si affanna attorno a lui per slacciare i finimenti e insieme a qualche passante si dà da fare per capire le sue condizioni e aiutarlo a rialzarsi.
Facile indovinare il tono di commenti e titoloni che saranno sparati a breve: ‘un altro cavallo crollato per il caldo, per il peso, eccetera eccetera”.
L’ipotesi più plausibile, osservando il filmato e il tipo di ferratura, è che il cavallo possa essere scivolato.
Si possono notare i suoi ferri dotati delle cosiddette gomme ‘napoletane’, una soluzione tradizionale che offre una buona aderenza nei primi giorni dopo la ferratura ma che tende a consumarsi rapidamente sull’asfalto e sul pavé.
E visto che tra una ferratura e l’altra devono passare almeno i quaranta giorni canonici, ne consegue che l’efficacia è drammaticamente parziale e per gran parte del tempo il cavallo corre il rischio di scivolare per il contatto tra ferro e sanpietrino.
Esistono metodi molto migliori al giorno d’oggi per i cavalli che svolgono lavori ‘di piazza’.
Ci sono ferri predisposti per accogliere l’inserimento di solette complete di gomma, che impediscono al metallo del ferro di toccare la superificie del terreno.
Si mettono prima di uscire dalla scuderia, si tolgono quando il cavallo rientra e va al paddock o in box in modo semplice e veloce.
Dispiace che a causa di un limite tecnologico questo bravo cavallo sia caduto a terra, è un peccato. Perché quando c’è uno strumento efficace a disposizione, è un peccato mortale non usarlo.
Per amore di completezza, dobbiamo precisare che dall’analisi dell’illuminazione e della direzione delle ombre il filmato sembra realizzato nelle ore centrali della giornata, indicativamente tra le 12.30 e le 13.00.
Se questa ricostruzione è corretta, il filmato potrebbe riferirsi alla giornata di ieri, sabato 4 luglio. Le temperture a quell’ora secondo Meteo Regionale Lazio erano tra i 33° e i 34° con una umidità del 22%.
Il fatto che non ci sia stata notizia recente di cavalli feriti, soccorsi e interventi medici veterinari ci rassicura un po’ sul fatto che il cavallo non abbia subito danni gravi: se i nostri calcoli sono giusti, in 24 ore si sarebbe venuto a sapere.
Nel filmato il cavallo non appare visibilmente sudato, né mostra segni evidenti di agitazione o dispnea.
Vale la pena ricordare che il peso della carrozza non grava direttamente sul dorso del cavallo: viene sostenuto dalle ruote attraverso i loro assi.
Al cavallo spettano invece la trazione e una parte dei carichi dinamici dovuti alla marcia, alle partenze, alle frenate e alle irregolarità del terreno.
Al netto di tutte le polemiche, una cosa è certa: se esiste una soluzione tecnica capace di ridurre il rischio che un cavallo scivoli sui sanpietrini, allora usarla dovrebbe essere il minimo indispensabile.
Quindi, miseria cane, mettetegli le gomme come Dio comanda sotto quei benedetti piedi.

























