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Home | Notizie | Yabusame, il tiro con l’arco a cavallo: storia e tradizione dell’antico Giappone

Yabusame, il tiro con l’arco a cavallo: storia e tradizione dell’antico Giappone

Nel paese dei Samurai si rievoca una delle discipline più nobili degli antichi guerrieri nipponici: guarda il video!

24 Aprile 2015
di Redazione Cavallo Magazine

Tokyo, aprile 2015 – Prendendo spunto da un servizio di QN andiamo virtualmente a Kamakura, in Giappone, dove ogni seconda domenica di aprile c’è il festival dello Yabusame: una antica disciplina nata come offerta agli dei, perché si rallegrassero allo spettacolo offerto dalla precisione di tiro e abilità in sella degli arcieri.

I Samurai (la casta più nobile degli antichi guerrieri del Sol Levante) fondavano la loro vita sul  codice d’onore chiamato bushido (dal XVII secolo in poi). 

Che era prima conosciuto come kyûba no michi: la Via del Cavallo e dell’Arco: il cavallo infatti era una importantissima arma da guerra. I migliori soggetti erano quelli delle regioni montuose del Nord: i cavalli di Nonbu, ora scomparsi, da cui discendono (almeno in parte) gli attuali pony di Hokkaido. I Samurai amavano i cavalli più coraggiosi e vivaci, la loro piccola statura era compensata da grande vitalità e resistenza e uno dei compiti più nobili che venivano concessi alle figlie dei Samurai era quello di occuparsi del cavallo del padre. Che donne, quelle donne: attorno al 1700 nella cultura giapponese una moglie era sottomessa alla regola della triplice obbedienza (ai suoceri, al marito, al primogenito maggiorenne) e l’unico suo dovere, durante tutta la vita, era proprio quello dell’obbedienza. Ma questo relegarle ad essere esclusivamente madri e mogli, comodissima abitudine per una società maschilista in tempi di pace e tranquillità, in tempi più antichi e bellicosi era improponibile: sino al XVI secolo le mogli dei Samurai dovevano essere in grado di proteggere casa e famiglia, e questa necessità le emancipava tanto da poter rischiare la vita in combattimento, tanto quanto gli uomini.

Per questo le figlie dei Samurai (detti anche bushi, guerrieri) erano addestrate all’uso delle armi, in particolare quello del naginata: una larga lama ricurva assicurata ad una lunga lancia, che permetteva di tenere a una relativa distanza l’attaccante e dare quindi una possibilità in più alla donna, sfavorita nel confronto diretto con un avversario più forte fisicamente. Alcune di loro poi superavano questo mero compito difensivo e scendevano in battaglia per attaccare il nemico, a fianco degli uomini: erano le onna bugeisha (letterlamente: donne guerriere).

La più famosa di loro è la leggendaria Tomoe Gozen (ca. 1157-1247) : bellissima e coraggiosa, era fortissima con l’arco e la spada e in grado di affrontare chiunque («Demone o dio», recita The Tale of the Heike) sia a cavallo che a piedi. Era in grado di addestrare cavalli con uno stile superbo, e Yoshinaka (un generale del clan Minamoto, di cui era concubina) la faceva scendere in battaglia come il primo dei suoi capitani. Una maniera puttosto dura per guadagnarsi la parità di diritti: eppure Tomoe è ancora bellissima nei delicati disegni che la raffigurano in sella mentre fa impennare il suo cavallo dopo aver decapitato un suo mortale nemico, Morishige.

 

24 aprile 2014

Tags: notizie
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