Korey e Louise: specializzati in cavalli ciechi

Dal Montana, la storia della charity dove si sono specializzati per accogliere i cavalli ciechi. Un esempio di integrazione prezioso per tutti

Bologna, 20 gennaio 2024 – Sempre più spesso si tende ad affidarsi a esperti specializzati in qualsiasi cosa. Il super esperto delle serrature e quello delle chiavi. Quello del piede e quello dell’orecchio… Si chiama verticalizzazione degli argomenti e l’idea sarebbe che queste iperspecializzazioni concorrano, in un contesto più largo, a fornire risposte sempre più efficaci e mirate per ogni problematica. Ciò vale per noi e naturalmente per i nostri animali.

Sicuramente al LES Haven Ranch questo concetto l’hanno sposato sul serio e hanno scelto la propria specializzazione: dare un rifugio ai cavalli ciechi.

Sì, un rescue interamente dedicato a cavalli che hanno perso la vista e che stanno per perderla.

La cornice di questa particolarissima realtà è St. Ignatius, nella Mission Valley. Custodito al centro degli States, sotto al confine con il Canada, il Montana è uno degli stati più vicini al cuore di chi ama i cavalli e i grandi spazi. Louise Schmidt è un fiero prodotto di questi paraggi che esprimono una cultura ben radicata.

Era al liceo quando qualcuno le regala un cavallo cieco. In una zona di ranch e mandriani, in molti le consigliano di far addormentare l’animale. Ma Louise decide diversamente e Lea – questo il nome della cavalla – rimane con lei.

È sdoma, cieca, probabilmente impaurita e senza riferimenti e Louise non ha alcuna esperienza. Quindi si lascia guidare dall’istinto. E in poco tempo tra lei e la cavalla si crea un legame molto stretto.

Dapprima da terra e poi, dopo tre lunghi anni fatti di ripetizioni quotidiane, di pazienza e di fiducia, si passa alla sella. E con grande successo visto che oggi Lea e Louise se ne vanno tranquillamente in giro per mezzo Montana senza alcuna difficoltà.

Il che potrebbe già costituire un ‘happy ending’ all’americana, ma la storia è appena iniziata…

 

Uno, due, tre…

Louise cresce e, giovane donna, incontra Korey,  quello che al tempo era il suo fidanzato. Ovviamente serve un cavallo anche per lui e all’inizio la coppia orienta le proprie ricerche verso un cavallo vedente, che semmai affianchi Lea.

Scartabellando tra i vari annunci, salta fuori il nome di Sadie. Ma durante la visita, salta fuori un problema: stava diventando cieca.

Korey e Louise si guardano in faccia e la decisione è presa anche senza parlare: Sadie rimane con loro.

È a questo punto che ai due viene l’idea: perché non aprire un centro ‘rescue & sanctuary’ per cavalli non vedenti? Detto fatto. Nasce LES Haven Ranch. Che oggi ospita dieci cavalli ciechi e un cavallino miniature sordo.  Oltre a quelli ospitati nel ranch di St. Ignatius, Korey e Louise hanno altri cavalli in Texas, con una persona che si occupa di loro. Molti dei cavalli di LES Haven sono stati salvati dai recinti della morte e devono la loro cecità proprio ai traumi della cattura.

Un riscatto che parla all’anima

Secondo la coppia, soprattutto i soggetti salvati dai recinti della morte portano insieme all’impedimento visivo una grandissima carica empatica. Vanno riabituati all’uomo, bisogna riguadagnare la loro fiducia in una condizione per loro innaturale. In pratica, si deve ripartire da meno zero. Abituarli a ricominciare a interagire con i propri simili.

Secondo Louise, i cavalli ciechi possono davvero fare cose straordinarie. Come per esempio insegnare, a chi ci vede ma spesso non guarda, come l’accettazione e l’integrazione nel gruppo aiutano a superare qualsiasi impedimento. Del resto tutti meritano una vita migliore. Cavalli e uomini, no?