Dopo aver ripercorso la nascita e la struttura del programma del parareining, Alessandro Pavoni ci spiega quali sono stati gli sviluppi successivi, segnati da cambiamenti internazionali e nuovi traguardi.
“Il sogno di introdurre ufficialmente il parareining all’interno della FEI come terza disciplina para dopo paradressage e paradriving, si interruppe bruscamente nel 2021, quando la National Reining Horse Association (NRHA) statunitense decise di uscire dalla FEI, portando con sé l’intera disciplina del reining.
Fu una perdita significativa: non tanto per il fatto che l’Italia avrebbe potuto essere pioniera, ma perché la presenza nella FEI avrebbe offerto un’enorme possibilità di diffusione internazionale.
Nonostante questo passo indietro, non ci scoraggiammo, decidemmo di proseguire creando un programma altamente inclusivo, completamente integrato nel sistema agonistico nazionale, tanto da richiedere agli atleti para di qualificarsi esattamente come gli altri, partecipando ad almeno due delle tappe regionali della propria regione sportiva. Lo svolgimento delle finali del Campionato Italiano è previsto nello stesso contesto del reining normodotato, durante il prestigioso Futurity di Cremona, la competizione più importante della disciplina.
L’IRHA (Italian Reining Horse Association) ha sempre dato ai paratleti il “tempo migliore”, consentendo loro di gareggiare nelle stesse arene dei professionisti e dei migliori binomi d’Italia.
Anche dopo l’uscita dalla FEI, le associazioni europee di reining hanno organizzato i Campionati del Mondo, ospitati nel 2023 e nel 2025 a Ginevra, nella struttura della famiglia Schumacher. L’Italia è stata l’unica nazione a dover effettuare selezioni, poiché aveva più di quattro atleti idonei e le regole internazionali prevedono un massimo di quattro binomi per squadra. In entrambe le edizioni, l’Italia ha conquistato risultati eccellenti: argento a squadre e oro individuale nel 2023, poi oro a squadre e oro individuale nel 2025.
Un aspetto che mi sta molto a cuore riguarda la presenza, in entrambe le partecipazioni mondiali, di un’atleta con disabilità cognitiva: Sara Borgonovo. L’Italia è stata l’unica nazione a schierare un atleta cognitivo, scelta resa possibile grazie al sistema nazionale di classificazione e alla dichiarazione federale che definisce per ogni atleta le andature con cui compete.
Il rapporto con gli allevatori è un altro elemento chiave del successo del parareining italiano. Nel 2023 tutti gli atleti portarono in gara i propri cavalli; nel 2025, invece, tre dei quattro cavalli furono messi a disposizione da importanti allevatori, riconoscendo il valore tecnico degli atleti e dell’intero movimento. Questo segnale indica una crescente sensibilità del mondo del reining verso la disciplina para.
Fondamentale, per la sostenibilità del progetto, è stato il supporto economico degli sponsor, in particolare Elementa, nella persona di Maria Cecilia Fiorucci, come principale finanziatore.
Elementa, insieme a vari sponsor minori entrati negli ultimi anni, ha permesso alla FISE di garantire a tutti i paratleti un gettone di presenza, uno strumento che assicura partecipazione ampia e non limita la presenza in gara ai soli binomi più competitivi.
La verità è che l’agonismo, di per sé, non è mai veramente inclusivo perché crea selezione; proprio per questo la possibilità di sostenere economicamente ogni atleta rappresenta un elemento di equità e accesso.
Il parareining italiano, ad oggi, è l’unico al mondo ad avere un programma così strutturato, regolamentato dal punto di vista medico e tecnico, e sostenuto da una federazione nazionale. Questo lo distingue nettamente dagli altri Paesi, dove è spesso affidato a iniziative isolate e non integrate nelle federazioni equestri.
Accanto al progetto agonistico, da circa due anni la FISE, nella figura di Andrea White in rappresentanza del dipartimento reining, ha avviato anche un programma ludico-promozionale per diffondere il parareining nei centri che lavorano con gli interventi assistiti con gli animali. L’obiettivo è far conoscere questa disciplina a persone che vivono già percorsi legati al cavallo, ma che potrebbero non sapere dell’esistenza del parareining come sport. Per questo vengono organizzati workshop dimostrativi, dove i para atleti (fisici e cognitivi) fanno da ambasciatori della disciplina. Ad oggi in Italia sono attivi circa sessanta tecnici abilitati, pronti ad accogliere nuovi praticanti.
Questo approccio ‘dal basso’ sta iniziando a dare i suoi frutti: all’inizio gli atleti erano quasi esclusivamente reiners e che, a seguito di incidenti o eventi sfortunati della vita, sono entrati nel mondo della disabilità, oggi cominciano a emergere cavalieri che provengono direttamente da percorsi riabilitativi o assistiti e che stanno scoprendo il parareining come opportunità agonistica e personale”.
























