Ce la insegnano gli asini l’inclusione: fai come me? Allora siamo uguali

Educazione, inclusione: ce le insegnano gli asini, dal vero, senza bisogno di tante complicazioni. Perché sono le cose più naturali del mondo

Agostino e Lisa, foto di Maria Cristina Magri
Bologna, 31 maggio 2024 – A casa abbiamo due asinelli Sardi, Agostino e Lucrezio.

Così bravi ad adeguarsi alla vita di scuderia, in compagnia di due cavalle che in 10 anni mi sono impigrita e non ho curato granchè la loro educazione formale, tanto l’inclusione è cosa fatta.

Se li chiami arrivano e si fanno coccolare, se scappano e li sgridi rientrano nel recinto da soli: sono così intelligenti e attenti che ci hanno viziati, e fino ad ora sono sempre stati la nostra dose di selvaggia libertà allo stato naturale, se non esattamente brado.

Poi arriva il momento che almeno un minimo di civilizzazione devono sopportarla anche loro: tipo farsi mettere la capezza con tranquillità, per dirne una, o farsi sollevare i piedini per pulirli*.

Dopo qualche misero tentativo da autodidatta, ho deciso di avvalermi delle competenze di una professionista: Lisa Mabilia, de L’Asino Felice.

Perché gli asini sono troppo intelligenti e hanno troppa memoria, meglio non permettersi di sbagliare troppo e consolidare reazioni negative.

Lisa, dolcissima, arriva con le sue capezze in corda, un po’ di lunghine, tantissima calma e una meticolosa attenzione a tutto quello che gli asini dicono, seguite da altrettanta precisione nelle risposte che dà loro.

“Il mio scopo è prima di tutto farmi considerare una del loro branco, un’asinella come loro. Poi spiegargli che io sono l’asinella che comanda, e se loro fanno come dico io stanno sempre bene” mi spiega Lisa.

Ma come fai a farti considerare un’asina?

“Semplice: mi comporto come loro, e gli ‘parlo’ come fanno loro con i propri simili”.

Così Lisa, sottile giovane donna dagli occhioni sgranati e i meravigliosi capelli ricci, in neanche mezz’oretta è stata riconosciuta senza alcun tipo di contestazione da parte di Agostino e Lucrezio come una di loro.

Cammina solo su due gambe invece di quattro, ma non è importante.

Non ha delle belle orecchie lunghe ed eloquenti, ma non è importante.

Non  ha quel bel mantello grigio con la riga mulina e la croce sulle spalle, e nemmeno gli zoccoletti neri e lucidi, poverina: ma non è importante.

Parla come noi, ci capisce, si fa capire da noi: quindi è una di noi, e ci piace che stia nel nostro branco.

Tutto il resto? Non è importante.

Questo è stato il verdetto di Agostino e Lucrezio, asinelli Sardi: e a me è venuto di pensare che hanno proprio ragione, quello che conta è come ci comportiamo e non come siamo fatti di fuori o che colore abbiamo o che lingua ragliamo.

Questa sì, che è la vera inclusione: perché l’inclusione è naturale, e tutto il resto sono chiacchiere.

*Precisazione: gli asini sono stati castrati da puledri, consumano l’unghia in modo ottimale perché hanno tre ettari e mezzo di pascolo a fondo misto  in cui scorazzare liberamente per almeno 12 ore al giorno al seguito delle loro amatissime compagne di vita con le orecchie corte.