Se ne è andato Giorgio Valsecchi, quello delle carrozze: è morto accanto ai suoi cavalli

Anche parecchie polemiche quando andava in scena, tra carrozze e tenori: ma i suoi cavalli non hanno mai steccato una volta

Giorgio Valsecchi con una delle sue carrozze e la sua cavalla Haflinger, foto dal sito del Teatro alla Scala
Como, 31 dicembre 2020 – Giorgio Valsecchi era alto, grosso, con un lampo ilare negli occhi.

Per quattro decenni le sue carrozze – l’odore che amava di più: cuoio, pelle e legno vecchio – sono comparse in tutte le rappresentazioni della Bohéme, dell’Aida e della Manon Lescaut alla Scala e all’Arena di Verona.

E anche in tante produzioni Rai, come i ‘Promessi Sposi’, in film di successo come ‘Il Gladiatore’ e nel ‘Portobello’ di Enzo Tortora che lo accoglieva così, a bordo del calesse trainato da due cavalli: ‘Adesso arriva il Giorgione’”.

Raccontava di avere fatto la quinta elementare e che i suoi libri erano stati “gli anziani che avevano lavorato coi cavalli, li ascoltavo muto per giorni”.

Le carrozze le custodiva, lucide e amate, nella sua fattoria al Pian del Tivano, a mille metri di altezza sopra Como, dove si arriva percorrendo una strada da mal di testa, tutte seni e golfi.

Come il vicino lago fino al rifugio che non ha mai voluto lasciare, nemmeno dopo la morte della moglie con la quale ha sempre condiviso cieli e solitari prati di montagna.

“Le ho prese conciate e ci ho messo l’amore e la passione per farle rinascere. Quando le porto a restaurare non le lascio mai sole. Vado tutti i giorni a controllare se rinascono come voglio”.

Per ciascuna, una storia.

Il carretto siciliano della ‘Cavalleria Rusticana’ quando arriva Alfio, la carrozza sulla quale la Manon di Massenet entra nella Parigi in festa.

La ‘brisca’ identica a quella della principessa Sissi.

E poi c’erano suoi ‘attori’: Zeus, il cavallo bianco del ‘Crepuscolo degli dei’ scaligero, l’asinello de ‘I pagliacci’, la mucca della pubblicità di un famoso cioccolato, bestie chiamate sui palchi di tutto il mondo per la bellezza che gli dava allevandole, diceva, “con umiltà”.

E’ morto a 82 anni, lo hanno trovato nella stalla, accanto ai suoi cavalli.

Ad ogni rappresentazione che prevedeva la partecipazione dei cavalli alla Scala c’è stata qualche protesta: il palcoscenico di un teatro è luogo pericoloso, dietro il sipario si aprono vuoti necessari ai complessi meccanismi delle scene e non sono previste barriere di sicurezza per attori, cori e comparse, a quattro o due gambe che siano.

Ma i cavalli e gli asini di Giorgione non hanno mai steccato, in tutti questi anni.

Da un comunicato Agi