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Home | People & Horses | Antonio Alfonso, dove sei?

Antonio Alfonso, dove sei?

Il cavaliere romano – temporaneamente ‘appiedato’… – descrive il rapporto con la sua attività nel mondo della ricerca e commercializzazione di cavalli sportivi

27 Dicembre 2024
di Umberto Martuscelli
Antonio Alfonso, dove sei?

Antonio Alfonso (ph. UM)

Bologna, venerdì 27 dicembre 2024 – Ovviamente non è sparito, Antonio Alfonso: è sempre lì, in Olanda, dove si è trasferito ormai da una decina d’anni insieme a sua moglie Stephanie Marianeschi per gestire con lei gli affari dell’impresa di famiglia, la Stal Oxer («Stephanie importante? No: direi fondamentale! Lei si occupa di tutto: delle questioni amministrative, dell’organizzazione della scuderia, della nostra vita familiare… è lei il punto di riferimento, il fulcro di tutto»). Diciamo piuttosto che Antonio Alfonso è… sparito dai campi ostacoli, dalle arene di gara, dove fino a tutto il 2022 è stato brillante protagonista.

Quindi è un addio allo sport?

«No, assolutamente, lo sport mi manca, mi manca moltissimo… Non ho archiviato la prospettiva di ritornare in gara, però la vita di un’azienda presenta delle priorità: la mia è infatti una vera e propria azienda che coinvolge diverse persone e quindi dedicarmi allo sport in questo momento non è l’obiettivo principale. Ma il mio desiderio è quello di indossare nuovamente stivali e pantaloni bianchi quanto prima… ».

Non sarà stato facile staccare, rinunciare all’idea di entrare in campo ostacoli per fare la ricognizione del percorso da concorrente…

«In realtà è accaduto anche un po’ per forza a causa della concomitanza di due situazioni. La prima è stata la necessità di sottopormi a un intervento chirurgico: niente di troppo grave, ma comunque qualcosa che andava fatto e che mi ha impedito di montare per un certo periodo di tempo. La seconda situazione è stata determinata da un mio amico e collaboratore olandese, il quale ha avuto bisogno di fermarsi nell’attività che svolgeva insieme a me e per me: lui andava in giro a cercare e visionare cavalli per poi segnalarmeli e farmene diventare il venditore finale, lasciandomi così il tempo necessario per montare e andare in concorso. Per me un aiuto fondamentale. Ma sono stato io il primo a suggerirgli di fermarsi, di prendere un periodo di riposo, di godersi la vita e la sua famiglia… per poi riattivare la nostra collaborazione una volta pronto a rimettersi in pista».

Da qui dunque la sua decisione di abbandonare l’agonismo in prima persona?

«Sì, anche perché le richieste per i cavalli con i quali andavo in concorso aumentavano sempre più, così mi sono reso conto che quello era il momento giusto per venderli. In ogni caso senza l’aiuto del mio amico e collaboratore non avrei proprio potuto fare altro che dedicarmi al cento per cento alla mia attività commerciale. Per mia fortuna ho molte richieste… ».

È un’attività molto impegnativa?

«Enormemente impegnativa… ! È uno stress diverso da quello che si vive facendo lo sport, ma è pur sempre stress. Quando si va in concorso c’è l’ansia per la prestazione, per la gara, per l’organizzazione delle trasferte… Ma dedicarsi alla ricerca e poi alla vendita di cavalli per clienti, per amici, per sponsor genera una tensione forse perfino superiore. Anche perché il business negli ultimi anni è cambiato moltissimo».

Cioè? In che senso?

«Fino a qualche anno fa tu vedevi un cavallo, lo andavi a provare, poi aspettavi un attimo per avere un momento di riflessione, facevi una seconda prova, poi eventualmente addirittura una terza. Oggi va tutto talmente veloce e la richiesta è talmente pressante che non c’è più tempo per tutto questo: bisogna essere rapidi nel trovare un cavallo e spesso comperarlo addirittura senza nemmeno provarlo perché non c’è il tempo per farlo, perché ci potrebbe essere qualcuno più veloce di te… ».

Ma in questo modo non si corre il rischio di sbagliare?

«Certo, ed è proprio questo rischio che fa elevare il livello di stress e di tensione… Io ho molti clienti che si fidano ciecamente di me: questo da un lato è motivo di orgoglio e di vanto, ma dall’altro anche di enorme preoccupazione perché sulla base di tale fiducia sono consapevole di non potermi permettere il benché minimo margine di errore».

Quindi in sostanza il suo è un lavoro di commercializzazione di cavalli sportivi che sono sia di sua proprietà sia di proprietà altrui, giusto? Cioè oltre a vendere cavalli di Antonio Alfonso, lei mette anche in contatto il proprietario che vende con il cliente che acquista: giusto?

«Sì, esatto. Un’attività di vendita diretta e un’attività di mediazione. Il mio lavoro ormai è questo: cercare, guardare, ascoltare, vedere, verificare… sia fisicamente in prima persona andando in giro per il mondo sia davanti allo schermo del telefono o del computer… mi arrivano un’infinità di video da visionare e valutare… e poi rimanere aggiornato quotidianamente sui risultati sportivi… per infine proporre il miglior soggetto al miglior prezzo. Il che non è facile, anche perché oggi le cifre sono allucinanti: per un cavallo che fa un minimo di risultati partono milioni di euro come fossero bruscolini… Non solo: la richiesta di cavalli è altissima, è perfino difficile rendersi conto di quanto lo sia, ma in proporzione il numero di cavalli che corrispondono alle aspettative è sempre minore».

Tra l’altro non sempre il miglior cavaliere si combina bene con il miglior cavallo!

«È proprio questo il punto essenziale della questione, per quanto mi riguarda: dare il cavallo giusto al cavaliere giusto, il che non vuol dire necessariamente il cavallo migliore al cavaliere migliore. In questo caso il termine mediatore è tecnicamente esatto: colui il quale riesce a mettere insieme due soggetti che siano perfettamente compatibili, sopperendo alle eventuali lacune di quel cavallo con i pregi di quel cavaliere, e viceversa. Bisogna costruire il binomio, insomma. Per questo io sono sempre, costantemente alla ricerca di cavalli adatti per i miei clienti più affezionati».

I cavalli di sua proprietà destinati al commercio sono molti?

«Ho un parco cavalli abbastanza fornito, anche perché ormai da tempo ho avviato una proficua collaborazione con un allevamento francese di cui possiedo anche una quota e che produce circa trecentocinquanta cavalli all’anno. Su questi cavalli ho un diritto di prima scelta: quando si presenta qualche soggetto veramente interessante io sono il primo a valutarlo per una eventuale vendita futura oppure per affidarne la crescita sportiva a qualche cavaliere tra quelli che collaborano con me comunque in funzione della sua commercializzazione. Ma tutto questo è tanto facile da spiegare a parole quanto enormemente difficile da mettere in pratica!».

Qualche cavallo importante tra quelli che ha segnalato lei?

«Beh, direi Odense Odeveld attualmente sotto la sella di Emanuele Camilli, Hantano di Piergiorgio Bucci, Landon di Kent Farrington, Nykka van de Bisschop montata prima da Beth Underhill e poi da Erynn Ballard entrambe canadesi… Poi c’è anche un grande rimpianto… ».

Quale?

«Berlux Z, il cavallo montato dal cavaliere francese Simon Delestre alle Olimpiadi di Tokyo 2021. Ecco, questo è proprio l’esempio perfetto di quanto si diceva prima a proposito della velocità con cui vanno le cose… Avevo un’opzione di acquisto su Berlux a un prezzo molto interessante, ma Delestre mi aveva dato massimo dieci giorni di tempo per farla valere: io ho subito contattato il cavaliere che secondo me sarebbe stato perfetto e che sapevo essere alla ricerca di un cavallo importante… il quale però per un motivo o per l’altro non è stato così rapido da poter sfruttare l’opportunità. E non se n’è fatto niente… Un peccato enorme!».

Quindi lei adesso è impegnato perfino più di quanto lo sia stato al tempo in cui montava in concorso…

«Direi proprio di sì. Tra l’altro ho ricevuto alcune proposte per fare sia il commissario tecnico di una squadra nazionale sia il trainer di cavalieri privati. Proposte interessanti, stimolanti, indubbiamente: ma il mio lavoro mi assorbe al cento per cento, sia fisicamente sia in termini di concentrazione e dedizione… non ho tempo per fare altro».

Oltretutto aver a che fare commercialmente con i cavalli non è come trattare cose oppure oggetti… ci sono così tanti aspetti da tenere in conto anche sotto il profilo dell’emozione, del sentimento, del rapporto tra due esseri viventi…

«Proprio per questo motivo, oltre che per tutti quelli già elencati, bisogna impegnarsi al massimo per tutelare l’interesse di chi acquista. Ma chi acquista dovrebbe farsi sempre aiutare nella ricerca di un cavallo: non dico necessariamente da Antonio Alfonso… ma da chiunque abbia esperienza specifica nella materia. Al giorno d’oggi è impensabile partire per andare in Francia, Germania, Olanda o Belgio e credere di poter trovare il cavallo giusto al primo colpo… Di quel cavallo in realtà bisogna sapere tutto, conoscere tutto, analizzare tutto… e non è possibile vedendolo una o due volte. Per questo c’è bisogno di esperienza, informazione, conoscenza: è di fondamentale importanza. Perché non è detto che un buon cavaliere sia anche un buon scopritore di cavalli… ».

Tags: antonio alfonso people & horses
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