Fabio Schiavolin: il mio amato San Siro

Parla l’uomo che grazie a una serie di coinvolgenti iniziative ha ridato nuova vita agli ippodromi di Milano: e il prossimo luglio sui terreni di quello del trotto La Maura ci sarà il tanto atteso concorso ippico internazionale Milano San Siro Jumping Cup

Fabio Schiavolin (ph. Snaitech)

Bologna, martedì 14 gennaio 2020Fabio Schiavolin è l’uomo che nel ruolo di amministratore delegato di Snaitech ha ridato una nuova vita agli ippodromi Snai di San Siro: e sui terreni di quello del trotto La Maura il prossimo luglio da giovedì 2 a domenica 5 ci sarà un grande concorso ippico internazionale di salto ostacoli guidato da Sara Riffeser Monti in qualità di event director. Ecco di seguito l’intervista uscita sulle pagine dello scorso numero di dicembre di Cavallo Magazine.

Fabio Schiavolin è un uomo che fa le cose da uomo con la passione e l’entusiasmo (contagianti) di un ragazzo. Non solo fa le cose da uomo: le fa da uomo importante, visto che è l’amministratore delegato di Snaitech, il gruppo proprietario degli ippodromi Snai di San Siro e La Maura a Milano e Sesana a Montecatini. E fa anche cose difficili e di grande responsabilità, ma ne parla facendole sembrare facili e naturali…
Come spesso accade nella vita di chi a vario titolo si lega al mondo dei cavalli, la scintilla per Fabio Schiavolin si è accesa quando lui era un bambino, anche se poi… l’incendio è avvampato molto più tardi. Il luogo dell’innesco è l’ippodromo delle Padovanelle (che in realtà si chiama con il nome del suo fondatore, Vincenzo Breda), a Padova, città in cui Fabio Schiavolin è nato nel 1969. Una predestinazione? Forse: la padovanella è il primo antenato del sulky odierno, con il quale si sono effettuate in Italia le prime corse al trotto della storia, per l’appunto a Padova nel 1808, in Prato della Valle, la gigantesca piazza che si apre nel cuore della città a due passi dalla basilica di Sant’Antonio.

«Quando ero piccolo la mia zia preferita mi portava sempre alle Padovanelle a vedere le corse e i cavalli. Allora l’ippica in generale era un mondo molto diverso da quello che è oggi: era nel pieno del suo fulgore».

Quindi nasce tutto in quei giorni durante quei momenti…

«In un certo senso sì, se vogliamo vedere la cosa da un punto di vista più romantico. In realtà poi c’è stato un lungo black-out nel rapporto tra me e i cavalli, fino al 2015. Quell’anno c’è stata la confluenza di Cogetech in Snai con la conseguente nascita di Snaitech di cui io sono diventato amministratore delegato. Ho dovuto quindi cominciare per forza di cose a occuparmi di ippica avendo la nostra azienda tra i suoi asset tre ippodromi, i due di Milano e quello di Montecatini, che sono tre strutture molto importanti».

Cogetech non aveva nulla a che fare con i cavalli?

«Cogetech di cui ero amministratore delegato era un’azienda di giochi e scommesse ma non aveva assolutamente la tradizione ippica di Snai che invece nasce proprio come sindacato degli operatori ippici: e nasce dalla storia di Trenno che è una società fondata nel 1906, quindi con una storia centenaria in ambito ippico, soprattutto sulla piazza di Milano».

Dunque con Snaitech inizia una nuova storia.

«Sì, con l’obiettivo di rilanciare il prodotto ippico. Abbiamo cercato di trasformare luoghi fino a quel momento destinati all’utenza professionale e agli appassionati di ippica rendendoli più aperti al tessuto cittadino… Parlo soprattutto dell’esperienza vissuta a Milano in piena sinergia con l’amministrazione comunale. Abbiamo cercato di reinventare lo spazio chiaramente migliorando l’attrattività delle giornate ippiche ma aprendolo anche a iniziative molto più popolari legate alla musica e alla gastronomia, solo per fare due esempi, con eventi che hanno contribuito ad allargare la base di appassionati che già conoscevano la struttura e contemporaneamente ricevendo nuovi visitatori e nuovi spettatori. Abbiamo avviato un’iniziativa molto bella con le scuole, prima solo del quartiere e poi di tutta la città di Milano: un’esperienza talmente positiva che il comune ci ha dato il patrocinio, un’esperienza grazie alla quale i bambini fanno un vero e proprio tour immersivo che non è solo dedicato alla parte sportiva che ruota intorno al cavallo ma li porta alla scoperta di tanti altri ambiti della nostra struttura, come per esempio il parco botanico».

Il… parco botanico?

«Eh sì, questa è una vera e propria chicca storica. A San Siro abbiamo un parco botanico la cui nascita risale ai primi del Novecento: i fantini che arrivavano da tutto il mondo per correre a Milano portavano come omaggio alla città le piante e le sementi autoctone dei loro Paesi di provenienza… Oggi è un vero e proprio parco botanico che andremo a valorizzare sempre di più nei prossimi anni».

E i numeri conseguenti a questa nuova politica di gestione dell’ippodromo vi stanno dando ragione?

«Beh, siamo arrivati in un luogo che faceva poche migliaia di spettatori all’anno: nell’ultimo biennio ne abbiamo raccolti invece più di 500 mila… C’è un altro dato piuttosto eloquente. L’ippodromo di San Siro è monumento nazionale, l’unica struttura sportiva in Italia ad avere questa certificazione da parte del ministero dei beni culturali, un valore che tra l’altro si è ulteriormente arricchito con il dono che ci è stato fatto del cavallo di Leonardo. Ebbene, grazie al lavoro che abbiamo sviluppato attorno alla parte monumentale, l’ippodromo è entrato nel circuito del Fai, il Fondo Ambientale Italiano: l’anno scorso abbiamo registrato un numero di accessi che ci ha portato a essere uno dei tre siti più visitati durante i weekend Fai di primavera… ».

Ma il mondo degli ippici più tradizionalisti e conservatori come vi ha considerato in tutto questo?

«All’inizio siamo stati visti come delle specie di marziani, credo… Ma la realtà è che uno dei problemi dell’ippica italiana, uno dei tanti problemi dell’ippica italiana, è che l’utenza di massa ha un po’ abbandonato gli ippodromi che negli anni sono stati percepiti e considerati nell’immaginario collettivo come dei luoghi… non completamente positivi, diciamo. Secondo noi il modo migliore per far tornare le persone e le famiglie è far conoscere l’ippodromo anche in veste diversa, allargando il più possibile la base della potenziale utenza. Il nostro obiettivo è quello di rendere l’ippodromo di San Siro uno dei cuori pulsanti dell’intrattenimento milanese».

E il concorso ippico internazionale di salto ostacoli del prossimo luglio si cala perfettamente all’interno di questo progetto…

«Esatto. Appena sono arrivato in Snai io mi sono subito chiesto due cose. La prima: perché non si riesca a collegare il mondo del trotto con quello del galoppo, perché i due settori non si parlino… probabilmente sulla scorta di storiche rivalità e per visioni contrapposte del mondo sportivo legato al cavallo. La seconda cosa: perché gli spazi dell’ippica non siano mai stati aperti all’altro emisfero della vita del cavallo atleta, che è ovviamente lo sport equestre, uno sport che mi ha sempre affascinato profondamente».

Quindi è da un po’ di tempo che lei ha in mente questa idea del concorso ippico a San Siro…

«Dal momento in cui c’è stata la fusione tra Cogetech e Snai, cioè dal 2015. Chiaramente in quell’esatto istante c’erano urgenze più impellenti perché unire le due aziende è stato complesso e laborioso… ma non appena le cose si sono assestate e abbiamo avuto la possibilità di concentrarci di più sul sito di Milano io mi sono dedicato a questo progetto. E quindi ho chiesto ad amici comuni di presentarmi Sara Riffeser Monti, della quale da tempo conoscevo l’impegno e il successo nel mondo dello sport equestre. Ho quindi conosciuto Sara a Roma, durante il concorso di Piazza di Siena, dove tra l’altro noi avevamo portato tre copie del cavallo di Leonardo che facevano parte del gruppo di tredici del Leonardo Horse Project, un’iniziativa tesa a valorizzare quella meravigliosa opera: abbiamo creato una mostra per cui tredici artisti internazionali hanno decorato altrettante copie del cavallo di Leonardo secondo la loro cifra stilistica, poi questi cavalli li abbiamo portati in giro per Milano e per altre città italiane tra le quali appunto Roma durante Piazza di Siena».

E con Sara Riffeser Monti avete trovato subito l’intesa?

«Istantaneamente. Lei è poi venuta all’ippodromo, io sono stato invitato al concorso di casa loro a Bagnaia… insomma, nel giro di pochissimo il progetto è partito».

Un progetto che sarà a lungo termine?

«Certo. Quello del prossimo luglio è solo il primo passo con uno Csi a tre e a una stella: non vogliamo esagerare all’inizio, ma il nostro obiettivo è di arrivare a organizzare un evento del massimo livello possibile, dunque un cinque stelle, che è quello che una città come Milano deve avere. Del resto credo che a Milano non ci sia per lo sport equestre un luogo, un teatro, una struttura migliore della nostra: un parco in centro città di un milione e mezzo di metri quadrati… e nell’area specifica in cui allestiremo il concorso abbiamo 400 box permanenti. Io credo che il mondo dell’equitazione abbia bisogno di cose nuove: i concorsi in Italia sono tanti ma di cinque stelle ce ne sono solo tre, quindi sognare di averne uno nuovo a Milano non mi sembra affatto un’idea peregrina».

E questa idea come è stata accolta dal pubblico e dagli interlocutori ai quali l’avete presentata?

«La presentazione dell’evento in Fieracavalli a Verona è andata molto bene: dalla Fise e da tutti gli addetti ai lavori abbiamo ricevuto un calorosissimo benvenuto. Abbiamo l’appoggio totale dell’amministrazione comunale, che è importantissimo per far riaprire i cuori dei milanesi nei confronti di un luogo meraviglioso come l’ippodromo di San Siro. E a proposito di questo tengo a dire fin da ora che l’ingresso al concorso sarà libero e gratuito. Certo: sono ben consapevole di tutte le difficoltà che incontreremo e di tutti i problemi che comporterà l’organizzazione di un evento del genere, ma se il buongiorno si vede dal mattino… beh, devo dire che il primo passo è stato un vero successo!».