La rinascita di Piazza di Siena

Lo Csio di Roma vive una lunga interruzione tra il 1940 e il 1947 a causa della seconda guerra mondiale: la sua vita riprende grazie a Ranieri di Campello, allora presidente della Fise

Siamo nel 1948: come si vede, la gente ha una grande voglia di esserci, a Piazza di Siena...

Bologna, giovedì 16 maggio 2024 – Manca ormai pochissimo al giorno d’inizio dell’edizione 2024 dello Csio di Roma in Piazza di Siena: mercoledì 22 maggio (la prossima settimana dunque… ) si entrerà definitivamente nell’atmosfera del concorso ippico internazionale più bello del mondo.

Lo Csio di Roma ha alle spalle una vita lunga e meravigliosa, fatta di situazioni esaltanti e altre talvolta tristi e perfino tragiche, ma tutte ugualmente importanti per comporre una delle storie più affascinanti tra quelle che caratterizzano lo sport equestre d’Italia.

Tra i tanti momenti che potremmo definire fondamentali per questa storia c’è quello vissuto tra il 22 e il 27 ottobre del 1946… ma non a Roma, bensì a Parigi. Esatto: quelli sono i giorni durante i quali nella capitale francese si tiene il congresso della Fei. Una riunione a suo modo storica: la prima dopo la fine della seconda guerra mondiale. Una riunione vitale a Parigi per le sorti di Roma (dello Csio di Roma… ).

Ranieri di Campello è il presidente della Fise. L’uomo sulle spalle del quale grava con il peso di un macigno la responsabilità di ricostruire l’equitazione sportiva italiana dopo i disastri del conflitto mondiale. Un compito di difficoltà enorme: basti semplicemente pensare al fatto che fino a poco prima della fine della guerra l’intera organizzazione dello sport dalla base al vertice era in capo alla struttura militare. Campello invece deve impostare il tutto su di una realtà civile: che va però costruita…

Bisogna quindi pensare alla base, alle scuole di equitazione, alla creazione di risorse utili per far ripartire lo sport… Il presidente della Fise sa bene tutto questo, ovviamente. Ma sa altrettanto bene che i grandi eventi sportivi sono fondamentali per infondere slancio, per riaccendere la passione, per creare traguardi, per rimettere in moto i meccanismi agonistici. Quindi è indispensabile riportare in vita lo Csio di Roma…

Sì, riportare in vita è esatto: il concorso ippico internazionale ufficiale in Piazza di Siena aveva vissuto infatti la sua ultima edizione nel 1940. Poi basta. Bisognava farlo rinascere. Campello quindi va al congresso della Fei a Parigi con il proposito di chiedere al consesso internazionale l’autorizzazione a organizzare nel 1947 lo Csio di Roma così come il completo di Torino.

La difficoltà del compito di Ranieri di Campello è ben descritta dalle parole dello stesso presidente della Fise sulle pagine del Cavallo Italiano (la rivista della federazione) di agosto 1947 in un articolo pubblicato dopo la fine del concorso della ‘rinascita’: «Alla fine dello scorso anno, quando si pensò di concretare l’organizzazione del XVI concorso ippico internazionale di Roma, non poche apparvero le difficoltà che si sarebbero presentate per questa ripresa dell’attività. Era un’affermazione il carattere della quale esulava dal ristretto campo sportivo col quale ufficialmente si presentava e che richiedeva anche delicati interventi d’ordine politico e militare. Bisognava infatti tener conto che eravamo ancora all’indomani di una guerra combattuta duramente e di una pace ancora in discussione. Le difficoltà organizzative avevano dunque un carattere precipuamente politico da superare – quelle che potevano essere superate – con estremo tatto, con trattative non soltanto tecniche ma anche diplomatiche».

«Confesso che la particolare situazione del momento e i noti precedenti di alcuni congressi di altri sport mi avevano fatto arrivare a Parigi apparentemente risoluto ma intimamente perplesso su quelle che sarebbero state le sorti del nostro Paese in seno al Congresso», scrive ancora lo stesso Campello. «Dopo i primi approcci però, e dopo le prime sedute nelle quali non mancai, come prima cosa, di far conoscere al Congresso, al quale erano rappresentate ben 18 nazioni, la vera situazione del nostro Paese e i sentimenti che animano i cavalieri italiani, sentimenti che si sintetizzano negli ideali che portarono all’olocausto gli indimenticabili Presidenti che mi precedettero, generali Dodi e Cigala Fulgosi, trovai subito nei rappresentanti degli altri Paesi la massima comprensione e la massima cordialità».

E’ dunque grazie all’abilità diplomatica e al carisma di Ranieri di Campello che il cuore dello Csio di Roma riprendere a battere appunto nel 1947 per poi non fermarsi più… Oggi dobbiamo esserne tutti consapevoli.