Di Paola: l’impatto degli sport equestri, un valore a nove zeri

L’intervista esclusiva al presidente della Fise alla vigilia della conferenza sull’Impatto degli sport equestri nel sistema economico. Nuovo valore all’indotto e alle unità lavorative per aumentare la consapevolezza del nostro potere economico. Strutture sempre più professionali per gestire le nuove esigenze

Marco Di Paola, presidente uscente e nuovamente candidato (ph. Marta Fusetti)

Bologna, 29 novembre 2021 – Gli sport equestri possono essere una opportunità per il futuro? A questa domanda darà una risposta mercoledì 1 dicembre la conferenza su «L’impatto degli sport equestri nel sistema economico italiano» che si terrà all’Università Luiss e che sarà trasmessa tra l’altro in diretta streaming dalle 10 sul nostro sito www.cavallomagazine.it.

La conferenza prende le mosse da uno studio realizzato dalla Fise in collaborazione con la stessa Università Luiss che quantifica in termini di indotto e unità occupazionali l’impatto economico degli sport equestri in Italia.

Presidente Marco Di Paola, si dice sempre che lo sport fa economia: ma poi non si riesce mai a quantificare… voi perchè lo avete fatto?
«Perchè le federazioni hanno sicuramente la missione di vincere medaglie, ma bisogna essere consapevoli che ci sono anche altri obiettivi, tra questi la promozione di una filiera di valori all’interno della nostra società. Noi siamo ormai consapevoli che lo sport è un bene sociale, riconosciuto dalla società civile, per le famiglie che lo vivono come momento formativo e per la comunità che ne ricava arricchimento del tessuto sociale, prevenzione e unità lavorative. Ma bisogna cambiare sotto l’aspetto organizzativo: capire che dietro le federazioni c’è una realtà economica importante alla quale far fronte con figure professionali sempre più specializzate».

Siete la prima delle 45 federazioni del Coni a studiare scientificamente questo aspetto: siete un po’ un’avanguardia o lo volete usare un domani presso governo e istituzioni?
«Siamo i primi ma il tema ormai è sempre più evidente per tutti. Lo sport è la sesta industria nazionale in Italia, dietro gli aspetti valoriali e sportivi, c’è una realtà economica fortissima. Senza anticipare i risultati della ricerca, l’incidenza della filiale degli sport equestri sul Pil è un numero a 9 zeri e quello che è incredibile è che la ricerca è del 2019 su dati del 2018, ma da allora la nostra federazione è quasi raddoppiata».

Secondo lei, sinceramente, il governo non ha ancora capito quanto lo sport oggi sia un pezzo importante di economia del paese?
«No, ritengo che il governo sia consapevole del valore produttivo dello sport e le ultime riforme sono state fatte nell’ottica di valorizzare sempre di più la componente di servizio delle federazioni, consolidando il doppio aspetto agonistico e di servizio delle nostre strutture».

E allora come userete questi dati cui avete dedicato comunque molto tempo, risorse e una collaborazione importante con la Luiss?
«Questo studio serve per far emergere chiaramente la situazione e rafforzare la consapevolezza dell’importanza di questo movimento da un punto di vista economico, visto che fino ad oggi è sempre stato relegato nell’alveo del volontariato».

Cosa farà mercoledì pomeriggio con i dati in mano?
«Avremo in mano la direzione nella quale ci stiamo muovendo per il futuro: stiamo cambiando missione, i nostri modelli organizzativi devono adeguarsi ad una realtà molto più strategica, dinamica e professionale. Lo studio renderà ancora più consapevole la società civile del ruolo dello sport: capiremo che per i giovani c’è un futuro professionale nello sport mentre come federazioni dovremo capire che, mentre fino ad ora i dirigenti sono sempre stati selezionati tra coloro che avevano tempo, ovvero nel volontariato o nel dopolavoro, in futuro servirà sempre di più una conoscenza manageriale da parte dei dirigenti per crescere ancora e creare occasioni di lavoro e una filiera valoriale».

Gli sport equestri tra l’altro hanno sull’economia un moltiplicatore naturale: si gareggia in due… quindi l’indotto è già doppio…
«Sì, il nostro è uno sport più complesso, ma quello che è importante sapere, non solo per gli sport equestri ma per tutti, è che l’Italia ha una materia prima formidabile che sono i beni culturali, monumentali, artistici e paesaggistici. Lo sport è un’occasione per valorizzarli e le federazioni sono un volano per dare valore all’industria turistica».

In questo non vi sono mancate idee per creare flussi di turisti…
«Siamo finalmente riusciti a riportare nel nostro paese, da sempre promotore dello sviluppo degli sport equestri, eventi internazionali di primissimo piano come campionati mondiali ed europei che si aggiungono a Piazza di Siena, alla Coppa del Mondo a Fieracavalli ed al Global Champions Tour. L’abbraccio tra sport e turismo genera in Italia un nuovo incredibile motore economico nazionale».

Lei nella sua introduzione ha citato un antropologo…
«Marcel Mauss, per il quale lo sport oggi è un fatto sociale totale, cioè è un complesso di attività che implicano il coinvolgimento degli aspetti culturali, educativi, politici ed economici del nostro vivere sociale. Ecco, questa è la visione alla quale oggi tutti quanti possiamo rifarci».