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Home | People & Horses | Alice Ghizzardi: la mia storia con Fantasia, una cavalla cieca

Alice Ghizzardi: la mia storia con Fantasia, una cavalla cieca

Sensibilità, felicità e coraggio: il racconto di Alice Ghizzardi sulla sua esperienza con Fantasia

11 Giugno 2021
di Chiara Balzarini
Alice Ghizzardi: la mia storia con Fantasia,  una cavalla cieca

Alice e Fantasia

Milano, 11 giugno 2021 – Alice Ghizzardi, fisioterapista equina, appassionata, innamorata dei cavalli, volonterosa di fare qualcosa di buono per loro, soprattutto per quelli con storie difficili. Tanta passione, forza di volontà, impegno e sacrifici.

Questi e tanti altri gli ingredienti della sua vita con Fantasia, una cavalla di 20 anni, da un anno e quasi del tutto cieca.

Quando la patologia ai suoi occhi ha subito un tracollo, le loro vite sono state rivoluzionate.

Il rapporto di Alice e Fantasia è cambiato ma si è anche fortificato giorno dopo giorno, dai primi segni della malattia fino ad oggi.

Alice, ci racconti come è iniziata la sua storia con Fantasia.

“Nasco come agonista nel mondo del salto ostacoli, finché alcune brutte cadute mi hanno costretta a fermarmi. Tre anni e mezzo fa ho incontrato Fantasia, una cavalla molto nervosa, con tanti problemi comportamentali e un passato difficile alle spalle, ma che cercava solo qualcuno che la capisse fino in fondo. Mi sono innamorata subito di lei e del suo splendido manto sauro. Ho iniziato con lei, al Centro Ippico Cascina del Poggio a Lurago Marinone, un percorso di recupero fisioterapico, in quanto Fantasia aveva dei grossi problemi all’apparato muscolo-scheletrico. Ho lavorato molto anche sul rapporto con la cavalla da terra, perché era un’animale che non si fidava più dell’uomo e che mostrava spesso disagio e comportamenti di difesa. Non l’ho potuta montare da subito, ma ho dovuto guadagnarmi la sua fiducia, perché Fantasia era sempre a disagio, in perenne lotta con il mondo esterno. Dopo alcuni mesi, sono riuscita a renderla una cavalla più serena e tranquilla, a montarla e anche a fare dei piccoli salti, con mia immensa gioia.”

Cosa è accaduto quando è insorta la malattia agli occhi di Fantasia?

“Un giorno, a Novembre 2019 la cavalla ha iniziato a mostrare alcuni sintomi che facevano sospettare che non vedesse bene dall’occhio sinistro: iniziava a parare, e a spostarsi di lato quando camminava. Le è stata diagnosticata da subito un’uveite. Abbiamo individuato la terapia ma poco dopo, da quell’occhio, Fantasia ha perso la vista. Questo ha implicato un nuovo percorso di recupero relazionale con lei, in quanto non vedere da un occhio, le creava degli importanti stati d’ansia, comprensibilmente. Bisognava quindi fare attenzione a muoversi, a toccarla nel modo corretto per non spaventarla, soprattutto quando si passava nel punto in cui lei non vede.

Qualche mese dopo purtroppo, la situazione si è ripetuta anche sull’occhio destro. In due mesi la cavalla ha avuto un tracollo ed ha perso la vista da entrambi gli occhi. L’impatto emotivo è stato per me fortissimo. Il cavallo per me è stato sempre un sogno, fin da bambina. E con Fantasia mi ero messa in gioco. Ma anche con questo ostacolo ho deciso di continuare il nostro percorso e riconquistarmi la sua fiducia, ancora una volta.”

E da qual momento come ha gestito la cavalla?

“Diventata lei cieca, ho cominciato a sellarla ogni giorno e portarla in giro per il centro ippico a mano. Le facevo sentire la mia presenza, la toccavo, le parlavo. Le facevo sentire e conoscere di nuovo tutti i posti che lei già conosceva, ma adesso in un modo nuovo, senza l’uso della vista. Ormai eravamo a Maggio, ed un giorno ho provato a risalire in sella, dopo mesi. È stata un’emozione fortissima: io ero i suoi occhi e lei si fidava di me totalmente. Siamo state tanto al passo e poi abbiamo iniziato a trottare. All’inizio era incerta, traballava un po’sulle gambe. Ma dopotutto era una situazione, un rapporto tutto nuovo per entrambe.

Tempo dopo abbiamo provato anche lavorare alla corda. Fantasia ha imparato ad ascoltare moltissimo la mia voce, a rispondere alle andature che le chiedevo con un tono lento e cadenzato, e a comunicare con le orecchie più che con lo sguardo. Così come ha iniziato a capire dove mi trovo e come mi muovo nello spazio.

Qualche mese fa abbiamo anche provato a montare nel campo esterno: è stata una gioia incredibile. Abbiamo galoppato come non era mai accaduto. È stata una sensazione spettacolare perché alla fine sai che la cavalla è cieca, sei tu che la guidi completamente e lei… bè, lei si fida di te.”

La sua storia è ammirevole. Ma quale è stata la sua motivazione più grande?

“Ecco, ho voluto darle una seconda possibilità. Come con le persone portatrici di disabilità è giusto cercare di dare loro il meglio, curarle e far trascorrere loro la migliore vita possibile. E lo stesso vale per i cavalli. Per il mio vissuto, ho toccato con mano la realtà di persone aventi diversi tipi di disabilità ed ho cercato di trasportare la mia esperienza anche nel rapporto con Fantasia. Ora lei si fida totalmente di me, con un solo fischio lei mi si ferma accanto, così come se alla corda io dico “Galopp” lei capisce cosa le sto chiedendo. Ed altrettanto, se io mio agito lei assorbe le mie paure e sensazioni. C’ è quindi dietro anche un grande lavoro su me stessa, che è di vitale importanza per costruire un rapporto sano e sicuro con un animale che ha difficoltà a relazionarsi con il mondo esterno. Oggi Fantasia, quando io sono in sella, si comporta come un cavallo normale, vedente intendo dire, tanto che alcune persone che non conoscono la sua condizione si stupiscono quando io dico loro che lei è cieca. Mi guardano veramente stupite, ma anche perplesse… perché non capiscono quello che io provo per lei. I più pensano “Ma perché tieni con te un cavallo cieco? Mettilo al prato e basta”. Ma io credo in lei, che è tutta la mia vita, e credo in noi. E con tutte le mie migliori cure lei è felice.”

Come è cambiata la cavalla con la perdita della vista?

“Ogni giorno è una scoperta ed apprendo qualcosa di nuovo in lei. Fantasia diventa sempre più sensibile ai rumori e agli odori. A volte lei si tende improvvisamente, diventa visibilmente preoccupata ed io non capisco perché. Solo dopo noto una fonte di rumore che per me era assolutamente insignificante, ma lei l’aveva sentita, ancora di più di tutti gli altri cavalli, e questa l’aveva spaventata. Come una persona dall’altra parte della scuderia o una frusta che cade. La cecità ha potenziato enormemente tutti i suoi altri sensi. Non nego che sia molto difficile, sia emotivamente sia a livello pratico. All’inizio non sapevo cosa dovessi fare. Ma ho provato lo stesso. Per i cavalli più “complicati”, come lei era anche prima dell’uveite, ho sempre speso molto tempo ed energie. A partire dalla gestione, relazionandomi con loro, fino alle innumerevoli cure veterinarie. Ma sono cavalli che regalano tantissime emozioni. E per me questo è fondamentale.

Senza contare che da quando ha perso la vista, io sono diventata molto più protettiva nei confronti della cavalla, nella gestione quotidiana. Anche nei giorni in cui non posso andare da lei mi assicuro che tutto venga svolto nel migliore dei modi, soprattutto grazie alla collaborazione di Alessia, una ragazza che come me frequenta il Centro Ippico Cascina del Poggio, l’unica oltre a me e ai miei istruttori ad occuparsi di Fantasia.”

fantasiaMi racconti adesso com’è la gestione quotidiana di Fantasia. In che modo ogni giorno si occupa di lei?

“Ho cercato di instaurare una sorta di routine per Fantasia, in modo che lei sappia sempre cosa sta accadendo e cosa io sto per fare, per evitare di crearle certi stati d’ansia, che sono in parte dovuti dal fatto che non può vedere. Ogni mattina, è sempre lo stesso groom, Giovanni, che lei conosce da quando siamo al Centro Ippico Cascina del Poggio, a pulire il suo box. Il suo mangime è un comune fioccato, e il fieno è in ballette, perché contiene meno polveri che potrebbero irritare le alte vie respiratorie. Arrivo sempre verso le 11 del mattino, la cavalla mi sente parcheggiare l’auto, dirigermi verso il suo box e salutarla. Ha imparato recentemente a uscire dal box con calma, mentre fino a poco tempo fa rischiava di travolgere ogni cosa per la fretta e l’ansia che la caratterizzava. Le metto sempre una maschera che le ripara gli occhi dal sole. Poi la pulisco, le parlo. Le parlo moltissimo. È un modo per tranquillizzarla e metterla a suo agio. Poi Fantasia ha appreso a conoscere il rumore delle fibbie del sottopancia, dello strappo delle stinchiere, della scaletta che striscia sul selciato. Ormai lei sa come mi muovo attorno a lei. Poi monto in sella, sempre da un gradino che come fisioterapista reputo indispensabile, e andiamo in campo. La accompagno sempre con la voce, le parole e un tono molto lento e cadenzato per invitarla a muoversi con calma e senza fretta. Quando usciamo dal box o dal corridoio un “Piaaano” detto in maniera soave la rassicura. La nostra comunicazione ricorre molto al linguaggio, verbale e non verbale: la cavalla ha imparato a riconoscere la mia voce e a essere tranquillizzata dal mio tono e dai miei gesti, sia in sella che a piedi. In campo stiamo parecchio al passo, poi trottiamo e a volte è lei stessa che mi chiede di galoppare. E allora galoppiamo, ed è una magia ogni volta. Quando ancora Fantasia vedeva da un occhio, potevo metterla scossa nel maneggio coperto per permetterle di galoppare liberamente, mentre ora non è più possibile. Posso invece girarla alla corda perché lei ormai sa come muoversi nello spazio, anche grazie alla mia voce e agli spostamenti del mio corpo. Posso anche metterla nel paddock: i primi tempi stava ferma, poi ha iniziato a capire come muoversi ed è stata contenta. Ora può capitare che le abbiniamo un altro cavallo. Allora lei lo segue e lui diventa proprio la guida di Fantasia.

Poi, certamente è sempre importante pensare alla sicurezza mia e sua. Fantasia infatti, più di un cavallo vedente, è soggetta a scarti e fughe improvvise dovute a rumori impercettibili che lei, avendo un udito molto sensibile, è in grado di sentire. E in quei momenti è importante mantenere la calma per cercare di tranquillizzarla. Insomma, cerco di mettere in pratica tutte le mie conoscenze e tutti gli insegnamenti che ho ricevuto nel corso degli anni.”

Cosa le ha insegnato e le insegna Fantasia ogni giorno?

“Mi ha insegnato a restare calma e a perseverare anche nelle avversità. Mi ha insegnato che anche da qualcosa di negativo può nascere qualcosa di positivo. Credevo di doverla salutare quando per la prima volta mi è stato detto che non avrebbe più visto nulla, e invece eccoci qui. Questi animali hanno un’incredibile forza interiore che ci mostrano ed insegnano ogni giorno.

È stato un grande percorso, con i veterinari e i miei istruttori Cristina e Silvio, ma soprattutto un grande lavoro mio interiore, perché sapere di essere gli occhi del proprio cavallo è bellissimo ma è anche una grande responsabilità. Devo osservare tutto e trasmetterle quella sicurezza che le è stata sottratta insieme alla vista. Ho dovuto spesso cercare di mettermi nei suoi panni per comprendere ed entrare in empatia con le sue sensazioni.

Trovo infine che sia importante parlarne. Parlare di come sia possibile gestire un cavallo con dei problemi di salute, trattandolo al meglio. Bisogna avere il coraggio di mettersi in gioco e il desiderio di curarlo e di metterlo al primo posto.”

La storia di Alice Ghizzardi e Fantasia è quasi unica nel suo genere, ma è un esempio per tutti. Ogni volta che una difficoltà incombe, e il tunnel delle paure sembra infinito, si pensi al vero motivo per cui si percorre quella strada, per quanto impervia possa essere. E lì ci sarà la risposta a ogni dubbio.

Perché quindi, Alice sfida il mondo, al fianco di una non vedente Fantasia? È molto semplice… perché è innamorata di questa cavalla.

Qui un’altra storia su un cavallo cieco, Laghat e qui un consiglio di lettura sullo stesso tema

Tags: alice ghizzardi amore cavalla cieca fantasia passione storie belle
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